SLOWDIVE – 31 gennaio 2024, Alcatraz Milano

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“Non si esce vivi dagli anni ’90”!  potrebbe essere il manifesto di questo racconto che inizia alle 20:30 di una fredda serata di fine gennaio in una Milano che fa i conti con i “giorni della merla” e un traffico degno di Città del Messico nelle ore di punta. Un pubblico enorme ha riempito in ogni ordine di posto l’Alcatraz di Milano, messo a lucido in occasione della prima delle due date degli Slowdive nel nostro paese.

 

Rachel Goswell e soci sono di casa da noi e per tanti presenti all’evento, non si tratta di una prima volta ma di una dimostrazione d’affetto e di un saluto al gruppo, fresco di pubblicazione del quinto disco in studio intitolato Everything Is Alive e reso disponibile a settembre del 2023 per l’etichetta Dead Oceans. Gli Slowdive sono anticipati dall’esibizione dei Pale Blue Eyes, terzetto inglese dream pop proveniente dal Devonshire, che ben anticipa il resto della serata.

 

Non erano solo gli ultra quarantenni, quelli che hanno seguito la produzione degli anni ’90 allo spettacolo del gruppo, la cornice era varia ed eterogenea: la pandemia ha messo in contatto molti ventenni con lo shoegaze grazie anche TikTok e le clip di Jim Carrey e Kate Winslet che si divertono a esibirsi in cover degli Slwodive e il gioco è fatto. La band parla al cuore e alle anime e la loro musica è una miscela semplice ma potente di tenerezza e caos che rispecchia l’esperienza della crescita. Per una generazione che è arrivata alla maggiore età sui social, il suono della band attinge perfettamente a una malinconia che praticamente incarna la loro stessa esistenza. 

 

Mentre il pubblico giovane era ricettivo al materiale più recente, sono state le canzoni degli anni ’90 ad avere le reazioni più vivaci; ci sono state urla legittime quando Neil Halstead ha strimpellato gli accordi di chitarra di apertura di “Souvlaki Space Station” e “Sugar for the Pill” il silenzio pin-drop per “Dagger” e forti applausi al memorabile “When the Sun Hits”.  Ma la band non mirava solo a un viaggio nostalgico, in particolare eseguendo vecchie tracce con una dimensione diversa. “Alison” è stata suonata a un ritmo più veloce, forse godendosi la canzone stessa come un ricordo caro piuttosto che riflettere sulla narrativa devastante nei testi.

 

Questo potrebbe essere il tema dell’attuale era degli Slowdive. I loro set dal vivo sono più contemplativi con i sentimenti in evoluzione dei membri della band nei confronti del loro lavoro che esce nelle loro esibizioni.  Quell’idea di ricordo, nostalgia e meditazione è ciò che i membri deglii Slowdive hanno proposto al pubblico e non è stato solo un viaggio personale di autovalutazione fatto di luci ipnotiche, graffianti feedback, ma è stato un tuffo inclusivo all’arte. Lunga vita agli Slowdive e a chi crede ancora che un concerto possa essere viva esperienza emotiva.  

 

La scaletta:

 


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