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Le migliori uscite discografiche della settimana | 30 ottobre

In questa settimana di uscite discografiche vi suggeriamo l’ascolto degli  Eels, del ritorno di Elvis Costello e del nuovo disco del talentuoso Daniel Lopatin qui con il moniker Oneohtrix Point Never. A seguire prestate attenzione allo shoegaze targato Nothing, alla creatura di Maynard James Keenan Puscifer, al noise dei Mourn, e a due dischi elettronici targati Nonlocal Forecast e Drew MCDowall. Per gli amanti dell’hip-hop  c’è il ritorno di un’icona: Busta Rhymes.

a cura di Giovanni Aragona, Patrizia Cantelmo, Paolo Latini e Chiara Luzi

14:03:49  – 30/10/2020



EELS – EARTH TO DORA
(alt-folk, indie-rock)

Cosa ci piace di questo tredicesimo disco degli Eels? Che sia un disco degli Eels. Cosa non ci piace? Esattamente la stessa cosa. Mr E e soci non si scostano di un millimetro dal loro marchio di fabbrica, recuperando la propensione al pop e alle ninna-nanne rassicuranti dei primi lavori e mettendo da parte la tendenza al blues più acido dell’ultimo decennio, senza scossoni e sorprese a sollevarci da un certo senso di noia.

Eppure non è possibile non farsi risucchiare dalla dolcezza pur telefonata di queste melodie, soprattutto quando come in un carillion incantato Mr E si chiede “Are you who you say you are?Someone I’ll know for long or someone who doesn’t deserve a song?”. Le canzoni alla lunga scontano davvero una certa monotonia, ma la bellezza, a volte, può anche essere un affare semplice.
(P.C)


PUSCIFER – EXISTENSIAL RECKONING 
(alt-rock, electro-pop)

Qualsiasi progetto partorito dalla mente di Maynard James Keenan risulta interessante e così, anche la creatura Puscifer è stata rianimata dopo ben cinque anni dall’ultimo lavoro.

Un disco pieno di spunti e per lunghi tratti “politico”, piace da subito per la varietà dei suoni tra abbondanti sintetizzatori che “pulsano” perle electro pop che non ti aspetti. Se pensate ai Tool cambiate disco ma se avete intenzione di lasciarvi trascinare da un interessante puzzle sonoro, è il disco che fa per voi. I Puscifer rimangono uno dei super progetti più interessanti di questi anni e tra groove languidi e roboticità, promuoviamo a pieno questo lavoro.
(G.A)


ELVIS COSTELLO – HEY CLOCKFACE
(pop/songwriter)

Dopo l’ottimo “Look Now” di due anni fa, Elvis Costello torna con uno dei lavori più bizzarri e originali della sua produzione, caratterizzato da una forte dicotomia fra pezzi più classici e sonorità meno convenzionali.

Viene messo subito in chiaro dall’apertura arabeggiante e ipnotica dello spokenword “Revolution #49” a cui fa seguito una altrettanto potente “No Flag”. Un suono profondo e senza tempo, che scandisce in maniera solenne questo viaggio alla ricerca incessante del futuro. La sfida al quadrante dell’orologio è lanciata, e noi la seguiamo con piacere.
(P.C)


NOTHING – THE GREAT DISMAL
(Shoegaze / Post punk)

Quando ci si trova impantanati in una palude melmosa, oscura, in cui l’atmosfera è soffocante, si possono fare due cose: lasciarsi inghiottire o adattarsi e sopravvivere. I Nothing hanno trovato il modo di sopravvivere in questo ambiente ostile e The Great Dismal ne è il racconto. Il loro quarto album in studio è una cupa colonna sonora della contemporaneità, permeata di angoscia, ansia e misantropia.

I Nothing sguazzano in questa palude sorretti dal suono etereo di chitarre shoegaze, bellissime e potenti in Bernie Sanders, e da una batteria densa e vigorosa. Il sound è corposo ma mai troppo pesante, è in grado di descrivere questa decadenza rimanendo sempre in sospensione. Disco affascinante, perfetto per questi tempi così incerti.
(C.L)


BUSTA RHYMES – EXTINCTION LEVEL EVENT 2: THE WRATH OF GOD
(HIP HOP)

A distanza di sei anni dal suo ultimo disco, dopo moltissimi annunci e tanta pazienza da parte dei fans,  oggi Busta Rhymes ci consegna il tanto atteso seguito del primo E.L.E., uscito nel lontano 1998. Extinction Level Event 2 è un ritorno col botto, e Busta Rhymes si prende tutto lo spazio di cui ha bisogno – 22 brani – per sviluppare questo grandioso lavoro. Questo secondo, attualissimo, capitolo dell’estinzione è incentrato nel descrivere l’apocalisse, le ribellioni, le catastrofi, Dio, la ricerca della libertà. C’è molto di cui parlare, ma il tempo di cucire rime fluidissime e di gran classe Busta ce l’ha.

I beat sono solidi, potenti, trasudano stile da ogni poro. Sono impreziositi da campionamenti d’eccellenza come i Jackson Five in Look Over Your Shoulder, brano in cui troviamo un superlativo Kendrick Lamar. L’elenco dei featuring è pazzesco e lunghissimo: Anderson Paak, Q-Tip, Ol’ Dirty Bastard, Chris Rock, Mary J. Blidge e una Mariah Carey che non ti aspetti. L’ira di Dio sarà anche terribile ma ha sicuramente un flow incredibile  e un messaggero, Busta, in gran forma.
(C.L)


ONEOHTRIX POINT NEVER – MAGIC ONEOHTRIX POINT NEVER
(elettronica)

Con una discografia che si rivela quasi impossibile da fissare a un genere specifico, non si può davvero immaginare dove il progetto solista sperimentale del produttore Daniel Lopatin Oneohtrix Point Never potrebbe essere collocato.Dall’EDM alla new age, dal pop da camera alle colonne sonore di film da brivido, la produzione di Lopatin negli ultimi dieci anni è stata costantemente sorprendente.

Dimostrazione è questo ottimo disco che ha tanto il sapore di un lungo mixtape con brani intrecciati dall’inizio alla fine. Una tela costruita per deformare suoni tra ritmi glitch e percussioni. Questo è, sicuramente, il disco più fantasioso di questa stagione.
(G.A)


MOURN – SELF WORK 
(noise-rock)

Potere alle chitarre e alle grandi armonie. Per i pochi che ancora non conoscono questa band vi consigliamo di prendere nota. I Mourn tornano in pista due anni dopo l’ultimo lavoro e confezionano un disco senza sbavature. Testi molto impegnati, tanta rabbia, macinata in tanti giri di chitarra, aspri e taglienti come affilate lame. Volumi sparati, catarsi ma senza eccessi. Una grandissima prova per il quartetto catalano “rooster” di casa Captured Tracks.
(G.A)


NONLOCAL FORECAST – HOLOGRAPHIC UNIVERSE(S?)!
(elettronica)

Angel Marcloid è a tutti gli effetti la musicista elettronica più geniale e quindi interessante degli ultimi anni, e lo è in tutte le sue incarnazioni, da Fire-Toolz a MindSpring Memories e ancora Toad Computers, e Angelwings Marmalade. Nonlocal Forecast è forse il suo progetto più accessibile e lei stessa lo ha definito “un dito di una delle strane mani di Fire-Toolz.”

La ricetta è sempre la stessa: elettronica che trasfigura jazz, fusion, progressive, glitch, pop e forse qualche altro genere che non ha ancora un nome preciso. Uscito pochi mesi dopo il pur notevole Rainbow Bridge realizzato come Fire-Toolz, Holographic Universe(s?)! è un altro viaggio in un universo tanto bizzarro quanto fantasioso e incontrollato che da uno si moltiplica in una moltitudine. Mancano le voci metalliche, le urla filtrate e effettate e le altre intemperanze di Fire-Toolz, sebbene Fire-Toolz faccia capolino, quasi un ricongiungimento schizofrenico, nella conclusiva “My Incomplete T.E.O.” Splendida la copertina disegnata da Max Allison di Hausu Mountain e che ricorda la schermata di un videogioco di inizio anni ’90.
(P.L)


DREW McDOWALL – AGALMA
(elettronica)

Dopo essere stato membro attivo dei Coil, Drew McDowall è diventato un nomade della scena elettronica indipendente, collaborando in diversi modi con nomi come  Psychic Tv, NIN, Rabit e Uniform. Ora esce per Dais il suo primo lavoro “solista”: Drew McDowall ha passato quasi tutta la sua vita in mezzo a collaborazioni e quindi non stupisce che anche il suo primo album sia in verità una raccolta di collaborazioni:  Robert Aiki Aubrey Love, Kali Malone, la nostra Caterina Barbieri, MSYLAM.

Il disco  racconta dichiaratamente un cerimoniale, un rituale, o almeno è così da press release, ma  appare chiara anche la sua natura distruttiva: gli strumenti acustici che affollano le prime tracce vengono progressivamente coperti e scacciati da droni, glitch, interventi elettronici. Splendido il momento mediorientale di Agalma VII che vede la partecipazione della vocalist araba MSYLMA insieme al producer egiziano Bashar Suleiman e Elvin Brandhi (cioè Freya Edmondes), ideale preludio per il dittico finale: la ripresa dell’opening-track completamente trasformata con l’aiuto della voce di Marie Armostrong-Rial e il maelstrom di rumori della splendida closing-track “Abandoned Object.”Copertina a opera dell’artista Caroline Schub.
(P.L)


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