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La complessa ed eccitante quadrilogia di ‘Pornography’ dei Cure

Pubblicato il 4 maggio 1982 dalla Fiction Records, Pornography è il quarto album in studio dei Cure e il primo registrato con Phil Thornalley.

00:24:57  . 04/05/2021


La primavera

E’ il 4 maggio del 1982, è il giorno della pubblicazione di PornographyRobert Smith ha 22 anni e cammina in equilibrio sul bordo della distruzione, dilaniato dalla depressione e dagli abusi, è vicino ad un trapasso precoce. La sua band, per gli stessi motivi, non sta meglio, e lo studio di registrazione non è più una zona di comfort. Dopo l’esordio post punk di Three Imaginary Boys nel 1979, la band ha abbracciato gli anni ’80 inaugurando la sua stagione più cupa e tragica. L’introspezione ticchettante del secondo album Seventeen Seconds (1980) è scivolata in una sorta di cerimonia della disperazione nel successore Faith (1981).

Pornography, in quel maggio del 1982, finisce all’ottavo posto in classifica inglese, dove ci rimane per settimane, riscuotendo un notevole successo da parte del pubblico, ma è accolto da un tripudio di fischi da parte della stampa specializzata del tempo, che accusa Robert e soci di non riuscire a liberarsi dalla spirale dark, di una sorta di nichilismo autodistruttivo ed adolescenziale, dentro la quale la band si crogiola, come fosse l’unica cifra stilistica della band, suggerendo alla band di intraprendere vie  più ariose e meno cupe, più pop, che la penna di Smith ha più volte dimostrato di possedere, lamentando una certa inaccessibilità del disco.

Molti inoltre rinfacciano alla band  di aver escluso dal disco Charlotte Sometimes, che la band decide di lanciare come singolo verso la fine del 1981. Le suddette critiche troveranno risposta quasi 40 anni dopo  inserendo la canzone nella versione deluxe di Faith, relegando il singolo alle fascinazioni del 1981 e non al concept legato a Pornography.

Pornography dei Cure è opera analitica

La verità è che i Cure adottano ancora una volta come priorità una serie di stilemi, e soprattutto di testi, lontanissimi dal concetto di base del rock ‘n’ roll. Tutto ciò viene percepito come un vizio di forma dalla maggior parte della critica (in molti suggeriscono nelle recensioni ed in radio a Robert e soci di divertirsi di più), perplessa dal fatto che dei musicisti ventenni di discreto successo e di brillante avvenire si occupino di temi quali la vacuità della vita, la cruda paura del nulla, la possibilità di una fine precoce che non solo non li preoccupa, ma che sembrano abbracciare come liberatoria.

In realtà l’opera di Smith e soci è tutt’altro che autodistruttiva, ma fortemente analitica. Per ogni lirica scritta, c’è un Robert Smith che resiste al suo mal di vivere,  che riconosce la sua malattia e immagina Pornography come un meccanismo di cognizione del dolore per affrontare  i suoi stati critici, incanalando il suo istinto al suicidio e le sue tendenze depressive nel disco, avvicinandosi allo sforzo tra psichedelica e feroce solennità.

L’inverno (il prequel)

Sotto il brivido emotivo e innevato del dicembre 1981, Robert Smith raggiunge i Rhino Studio nel Surrey, nel sud-est dell’Inghilterra, armato di una dozzina di schizzi acustici, dove lo raggiungono il batterista Lol Tolhurst e il bassista Simon Gallup per realizzare molto velocemente diverse demo stellari in soli sei giorni.

All’epoca, a molti sfugge, i Cure sono un super trio, ma forse meglio definirli tre mine vaganti. Pornography  si cristallizza così,  in una foschia allucinatoria, con Robert che gira per Londra in compagnia di alcol e narcotici come migliori amici, attento a reclutare le persone adeguate alla sua idea di suono per il concept: arriva così come produttore Phil Thornalley, che Smith sceglie  incantato dall’ingegneria di “Talk Talk Talk“ dei The Psychedelic Furs (1981),  allontanandosi consapevolmente da Mike Hedges, che aveva supervisionato tecnicamente i tre album precedenti della band, una scelta non legata tanto a questioni personali, ma più alla necessità artistica di affidare il disco a qualcuno che potesse co-produrre al meglio il suo sfogo psicologico. 

E’ il gennaio del 1982 quando iniziano le registrazioni al RAK Studio One di Londra. Così vicini, così lontani dalla primavera, Pornography diventa la meravigliosa ossessione di Robert per mesi, la sua visione maniacale, il suo gioco macabro con la sorte, e lo studio diventa il chiostro da rockstar della band, dove bevande e droghe sono l’arredamento quotidiano. Le notti in studio diventano l’alba, alcuni giorni i tre Cure rimangono barricati dentro gli uffici dell’etichetta, la Fiction Records, in uno stato confuso e ipnagogico, impedendo l’ingresso agli uffici a tutti, personale incluso.

Robert Smith racconta di quell’inverno:

Ho dormito sul pavimento dietro il divano con una coperta attaccata al muro, per crearmi  una specie di tenda. Avevo tutti questi pezzettini con me, come un puzzle di vita da ricostruire, cose che avevo trovato per strada e portato nel mio nido. Mi era tutto sfuggito completamente di mano

Pornography è il figlio di questo cocktail torbido  di alcol, allucinogeni, stimolanti, isolamento, litigi e depressione, una autoanalisi spietata di Smith che decide che uomo essere, accettando la convivenza con i suoi demoni, trasformandoli nei migliori amici.

L’estate (il sequel)

E’ giugno ed il disco è fuori da un mese. Qualsiasi controversia sul titolo o polemica sul concetto che “il sesso vende” viene rapidamente sedata da una semplice occhiata alla copertina, caratterizzata da  un rosso minimalista e dai tre volti del gruppo, indistinti in mezzo ad un bagliore ancestrale. Una grafica accattivante e persino provocatoria, ma difficilmente rimandante a qualsiasi suggestione erotica. 

Smith e Gallup in una intervista chiosano velocemente:

Per alcune persone un obeso nudo su un giornale è pornografico ma, per noi, è  solo una foto su un giornale. Alcuni guardandolo rideranno, alcuni non ci faranno caso, alcuni si scandalizzeranno.

Non è il soggetto ad essere pornografico, ma l’interpretazione del soggetto stesso, non esiste una visione comune di pornografia. E’ il punto di vista di alcuni di noi a rendere il soggetto pornografico”.

Aggiunge Smith:

Simon voleva chiamarlo SEX! ma alla fine ha prevalso PORNOGRAPHY perché l’idea del titolo nasce proprio da una chiacchierata interna al gruppo su cosa sia la PORNOGRAFIA

“It doesn’t matter if we all die”  non è proprio la maniera consueta per iniziare un discorso sulla pornografia, eppure il disco parte proprio così, con One Hundred years a ricordarci che i processi ambivalenti valgono più di ogni altra chiacchiera malspesa,  e che l’ammissione delle proprie sensazioni non equivale a soccombere. 

Giriamo inutilmente, pedine in un ciclo insensato,”più e più volte / Moriamo uno dopo l’altro / uno dopo l’altro” forse è la canzone che più mi ha impressionato ed emozionato durante questo tristissimo periodo in Covid, di cui questo disco è stato indiscusso protagonista sul piatto. Dove la via è più oscura, le linee vocali e il ritmo sono colme di agitazione e urgenza, corrono veloci, spingendoci oltre la terra desolata della malattia. A capofitto, ci precipitiamo verso qualcosa, anche se non possiamo supporre la destinazione.

Il viaggiatore non deve aver paura dei buchi neri se vuole orientarsi tra la nebbia: in “A Short Term Effect” Robert si perde nel multiverso della camera, tra echi gorgheggiati e incantesimi indotti dalla droga. Smith studia le malattie mentali e il trattamento spesso crudele dei pazienti nei mesi precedenti a Pornography, e si sente tutto.

Qui, in questo spazio limitato e trascurato, in questa “atmosfera che marcisce con il tempo”, c’è una personale condanna alla natura umana, mentre l’io si trasforma in estraneo, e vaga  ed ispeziona le cose con rigido cinismo. L’incubo da veglia indotta continua nell’unico singolo dell’album, “The Hanging Garden”, un vero inno alla libertà illusoria. Fuggire all’aria aperta come una rottura, consapevoli che la purezza si può trasformare rapidamente in perversione. Gridi striduli e  lamenti, non esistono vie di fuga, il giardino è probabilmente un cappio al collo.

L’indagato e indagante Robert Smith

I due Smith, l’indagante e l’indagato, si ritrovano finalmente di fronte in “Siamese Twins” (“Ho scelto un’eternità di questo / Come angeli che cadono / Il mondo è scomparso / Ridere nel fuoco / È sempre così?”) ed  il vuoto esistenziale di “One “Hundred Years” trova la sua soluzione. I gemelli siamesi si separano, raccontando due storie parallele e diverse, scuotendo l’equilibrio alienante di cui vive l’album, ed anche se in definitiva si tratta di un cambiamento in positivo, volto verso l’amore, la sospensione costringe Robert a vacui crateri di dubbio, ancora una volta legati soprattutto al suo stato alterato. 

Una incertezza che colora il regno lirico di “The Figurehaed”, formidabile traccia che spinge convinta (“Non posso mai dire di no a nessuno tranne te”) verso il mantra:”Non sarò mai più pulito”, ad oggi senza dubbio una delle zone  più commoventi della storia della musica.

Tormenti estivi

In tutto il tormento e la turbolenza di Pornography, “A Strange Day” è l’approssimazione più vicina alla bellezza della vita: una spensierata fantasticheria melodica all’ombra dell’apocalisse (“E rido mentre vado alla deriva nel vento”). Succede spesso di pensare che si potrebbe vivere dentro questa canzone per sempre. E poi di colpo la vertigine dell’inverno che torna  inquietante in “Cold”: “Il tuo nome / Come il ghiaccio nel mio cuore”, e mi chiedo sempre se le ferite siano mai guarite davvero.

L’album si conclude nella title track “Pornography”. Arrangiamenti discordanti, campionamenti incomprensibili e voci vorticose: una canzone che ispira il terrore intorno al quale David Lynch ha costruito un intero mondo. Ma nonostante il caos fragoroso che genera, Smith sceglie di non cedere al vortice. In un finale annodato, perso in se stesso e nel tempo, irrompe la speranza di conforto personale, il senso probabilmente di tutto questa tortuosa e analitica opera:””I must fight this sickness / Find a cure…”. Robert non utilizzerà la parola CURE in nessuna altra canzone.

L’autunno (Trilogy)

L’autunno arriva importante e silenzioso come le note a margine e lascia i Cure sciolti.  La trilogia gotica più importante della storia è terminata, Gallup ha dato tutto, in termini di creazione, lavorando al disco sul quale i Cure hanno costruito la loro fan base più affezionata, alla trilogia gothic / wave per eccellenza, inscrivendo il suo basso di diritto nella storia della musica. Ma è finita anche la  pazienza, il tour promozionale del disco “14 Explicit Moments” è costellato da momenti di frizione, litigi e rotture, che convincono il bassista a lasciare la band. 

In un nightclub di Salisburgo Smith e Gallup finiscono in una rissa, che provoca la cancellazione provvisoria del tour. Gli screzi interni sembrano rientrati un mese dopo e la band arriva in fondo al  Pornography Tour. Nell’ultima tappa allAncienne Belgique di Bruxelles la band decide di suonare “Forever,” una canzone inedita, ma già suonata in diversi live. 

I tre decidono di  scherzare, essendo il bis  di fine  tour, e di scambiarsi gli strumenti: Simon Gallup va alla chitarra, Laurence Tolhurst al basso e Robert Smith alla batteria. Alla voce ci va Gary Biddles, amico di Gallup e membro della crew dei Cure. Poco prima della fine della canzone, Biddles inizia a cantare di botto: “Smith è uno scemo, Tolhurst è uno scemo, solo Simon vale qualcosa nella band! I Cure sono morti! (“The Cure is dead” è il titolo che i fans da quel momento in poi daranno alla “infamous Version”).  Il concerto si chiude con lo squilibrio della band e i litigi interni tra i componenti.

Gallup abbandona la creatura Cure, Smith “parte per una vacanza” e chiuderà per 18 lunghi mesi i rapporti con l’intera crew. Ultimata la “fuga” del frontman, i Cure sarebbero ritornati il transitorio The Top. Ancora una volta sarà Gallup, con il suo come back del 1985, a dare ai Cure, ormai non più trio, ma band di 5 elementi, un senso alla nuova svolta musicale con  “The Head on The Door”, ma questa è un’altra storia, un’altra band, seppur con alcuni degli stessi protagonisti. 

Di quell’autunno 1982 fatto di silenzi, rimane il suono di Pornography che invade le camerette di tantissimi ragazzi in giro per il mondo di matite e make up, di smalti, di sguardi timidi, di introspezioni feroci. E’ la risposta al rock plasticoso e superficiale che avrebbe preferito certa critica. I Cure hanno vinto alla loro maniera, perdendo, e perdendosi, alla maniera dei perdenti, in maniera romantica:” Echoes round the sweating bed / Sour yellow sounds inside my head / In books / And films / And in life / And in heaven”. Come sa di autunno questo 4 maggio 2021.

Fabio Nirta

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