USCITE DISCOGRAFICHE DELLA SETTIMANA| 3 novembre 2023

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BAR ITALIA – THE TWITS 
(indie-rock)

Il secondo album del gruppo pubblicato nel 2023, “The Twits” ha un totale di 13 canzoni, che mostrano non solo il profondo pozzo della capacità creativa, ma la pura convinzione, e la giusta sfacciataggine, nella qualità della musica che pubblicano. L’artigianato della canzone del trio è strutturato con fantastici riff sovrapposti, e questo combinato con ciascuna delle loro voci che si alternano in tutte le tracce crea diverse melodie e cadenze che passano da suonare dissonanti, a quasi confortanti e melodiche. 

 

‘The Twits’ è un album dinamico, evocativo e nel complesso piuttosto cool. Con colpi di scena inaspettati, c’è una oscurità che fa sembrare che potrebbe essere la colonna sonora di un film di Orson Welles. Pochi fronzoli: i Bar Italia rappresentano una delle migliori rivelazioni di questo ultimo biennio.
(Giovanni Aragona)


LAURA VEIRS – PHONE ORPHANS 
(indie-folk, songwriter)

Non lasciamoci ingannare dallo scenario su cui basa le sue fondamenta questo nuovo album di Laura Veirs. Durante le 14 canzoni dell’album, la cantautrice è circondata da un’ ambientazione pittoresca e un’alone di disincantato romanticismo.

 

Ma spogliando i suoi testi in ritornelli chiari per tutto l’album, Laura Veirs evidenzia la semplice e inevitabile verità che la vita umana, non importa quanto apparentemente avanzata e complessa, è definita dalla mortalità. Un lavoro struggente, a tratti, ben suonato e come sempre, elegante.
(Giovanni Aragona)


DROP NINETEENS – HARD LIGHT
(shoegaze, indie-rock)

Ritorno assolutamente inaspettato quello dei Drop Nineteens, band di Boston formata nel lontanissimo 1990, di fatto collettivo rimasto insieme per un quinquennio, per dare una propria e personale rilettura allo shoegaze, risposta chitarrosa del Regno Unito al più mainstream grunge che spopolava oltre oceano, genere, per altro, molto rivalutato ed osannato a bocce ferme, che magari nel suo momento più importante. 

 

Dicevo, sciolti praticamente subito, dopo due album pubblicati “Delaware” e “National Coma”, per ritrovarsi, poi, quasi tre decadi più tardi, per fare nuovamente musica insieme, una storia incredibile di per sé e, per quanto ne sappia, unica. Quindi disco nuovo, dal titolo “Hard Light”, formazione praticamente originale, sempre capeggiata da Greg Ackell, con il supporto vocale di Paula Kelley, ricetta la loro che riprende tutto ciò, che era stato lasciato li, a metà anni novanta. L’indie-rock come incipit di partenza e le tanto agognate chitarre a fare da lancinante sfondo come da dogma.

 

Tornati per passione, più che mestiere, per dire ancora qualcosa, dopo ventisette anni di bizzarro silenzio non può che essere così. Anticipato da tre singoli, nell’ordine di apparizione, “Scapa Flow”,  “A Hitch” e “The Price Was Hgh”, che ne certificano la bontà e ne giustificano il ritorno, suonano freschi come a vent’anni e, tutto sommato, è bello così, pubblicare canzoni, quando si ha qualcosa da dire, a prescindere da qualsiasi dettaglio. Mai come questa volta: bentornati!
(Fabio Campetti)


COLAPESCE/DI MARTINO – LUX ETERNA BEACH 
(pop)

Non ero rimasto molto colpito dal primo disco del duo siciliano, perché mi sembrava privo di personalità e costruito volutamente con elementi votati alla ricerca del “like“ facile, con pochissima naturalezza nella scrittura dei brani. Le due canzoni di Sanremo, invece, mi erano piaciute, e, per fortuna, questa seconda prova conferma che ormai i due hanno trovato una cifra stilistica propria del loro progetto. Le canzoni, infatti, scorrono via benissimo e hanno una personalità riconoscibile e diversa da quelle che i due protagonisti mettevano in mostra nei propri progetti solisti.

 

I momenti più sbarazzini sfruttano un eccellente equilibrio tra eleganza e scorrevolezza, mentre quelli più riflessivi hanno come punto di forza la capacità di proporre un sound sempre dinamico e ricco di dettagli e sfumature senza che si vada mai sopra le righe. Anche i testi sono convincenti proprio perché l’alto profilo del linguaggio non è un fine, ma risulta il giusto mezzo per esprimere concetti sempre interessanti e capaci di far nascere spunti di riflessione.

 

Infine, riesce appieno anche l’utilizzo di voci ospiti, ovvero quella di Joan Thiele e quella di Ivan Graziani, la cui famiglia ha permesso l’utilizzo di strofe inedite del grande artista. In definitiva, ci si aspettava fin dall’inizio che Colapesce e Dimartino dessero nuovo smalto al lato più nobile del pop, e invece abbiamo dovuto attendere un po’, ma ora la missione è compiuta.
(Stefano Bartolotta)


ACTRESS – LXXXVIII
(elettronica, IDM)

Il nono album in carriera di Darren Cunningham è una summa creativa di una carriera. La sua musica parla contemporaneamente della capacità intrinseca della musica elettronica di riunire le persone e del suo ruolo di accessorio dello stile di vita come è diventato così comune nel 21° secolo. Se mai ce ne fosse bisogno, anche questo lavoro, per spessore e tracce, appartiene a leggende come Aphex Twin o Oneohtrix Point Never. In sintesi, questa opera sancisce Actress LXcome uno degli artisti concettualisti della musica elettronica, capace come pochi di ricreare mondi sonori inquietanti sia per il corpo che per la mente.
(Giovanni Aragona)


JOCKSTRAP & TAYLOR SKYE – I <3UQTINVU
(art pop)

A poco più di un anno dalla pubblicazione dell’ottimo esordio, I Love You Jennifer B, i Jockstrap, al secolo Taylor Skye e Georgia Ellery, tornano in scena con un nuovo lavoro. Il nuovo disco, I<3UQTINVU (I Love You Cutie, I Envy You), propone delle versioni alternative dei brani di ILYJB remixati da Taylor Skye. L’idea di questi remix ha radici profonde nel tempo, alcuni risalgono a tre anni fa, mentre altri sono più recenti e nascono dalla volontà di Taylor di esplorare e sperimentare nuovi paesaggi sonori. È il suono in quanto tale, ciò che è capace di suscitare a chi ascolta, che interessa a Skye che, nel realizzare queste nuove impalcature dei vecchi lavori, si affida all’altra metà del duo, Georgia Ellery, e ad una serie di collaboratori esterni come IAN STARR, Coby Say, ERSATZ, per citarne alcuni.

 

Già ad un primo ascolto possiamo dire che in I<3UQTINVU c’è molta sostanza; l’eclettismo e l’originalità del duo inglese restano intatti, i brani di apertura e chiusura, Sexy eSexy 2, sono il perfetto esempio della versatilità del duo: mentre l’opener, Sexy, è puro art pop arricchito da influenze dance, il brano di chiusura, Sexy 2, è a tutti gli effetti una morbidissima ballata indie-folk in cui aleggia lo spirito di Joni Mitchell. Il resto del disco è molto ruvido, attinge dalla club culture londinese, I Noticed You, fusa alla perfezione con manipolazioni sonore, I Touch. Questo secondo lavoro conferma i Jockstrap come uno dei progetti più interessanti in circolazione.
(Chiara Luzi)


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