Steve Manfroi (songwriter/psichedelia)

Arriva al traguardo del primo album il bresciano Stefano “Steve” Manfroi, con un disco prodotto da Giovanni Ferrario. 

12:09:01  – 28/06/2023


 

 

Arriva al traguardo del primo album Stefano “Steve” Manfroi, prodotto da Giovanni Ferrario (musicista, arrangiatore e produttore, che ha lavorato con: P.J. Harvey, John Parish, Rokia Traorè, Hugo Race, Annie Hall, Morgan, Scisma, Le Luci della Centrale Elettrica, Giulio Casale, Cesare Basile). Ma non tragga in inganno quel “primo album”: più correttamente “La tazza delle parole” è il suo primo lavoro solistico, perché Stefano è un artista a tutto tondo di lungo corso nonché lunghissima frequentazione con musica, parole e performance che, non ultime, abbracciano anche la recitazione e il teatro (nella lunga serie dei lavori musicali spiccano i tre dischi con gli i Pronunciato i tra il 1994 e il 2009).

 

 

Con il suo sguardo partecipe ma disincantato, Steve inserisce su un filo lungo 40 minuti – i tempi di un long playng dell’epoca d’oro del rock – una serie di nove perle che narrano la contemporaneità di un mondo che cambia ma è sempre uguale a sé stesso, complice una umanità coi suoi tic, i suoi scivoloni, le sue debolezze, senza dimenticare, con empatia e “Lo stupore” (del singolo che anticipa l’album), la forza di chi sente il bisogno di (r)esistere nonostante la corrente trascini in direzione opposta.

 

Steve tratteggia silhouette femminili con l’ironia e l’amore di un capostipite del genere come Ivan Graziani (“Layla” e “Cantaloupe”), nella piazza della distopica condizione del quotidiano si mette al centro per un selfie (“Lola”), canta di sogni mai sopiti e di ferite non del tutto  rimarginate relative a tempi nei quali “futuro” faceva rima non baciata con “migliore” (“Cadono le stelle”), culla nostalgie e scava tra i rimpianti per trovare “un antidoto per quel che dice la gente”.

 

 

La voce calda, capace di dribblare doppi sensi e citazioni con la padronanza del linguista dotto ma scanzonato, Steve genera un sorriso amaro (“Luci sotterranee #2”), innesca pensieri dietro ogni strofa, accende un dubbio al ritornello che resta in testa e macina riflessioni. Commuove, persino (“Poco meno di niente”). Il percorso sonoro, grazie alla direzione di Giovanni Ferrario, giunti al bivio Cantautorato/Psichedelia devia prevedibilmente per natura – piacevolmente – verso la seconda, dove lungo il viaggio Steve e Giovanni, un passo dopo l’altro, sollevano sbuffi di polvere dorata echeggiante riverberi, incastri, mattane di carattere beatlesiano (“Revolver”) e           floydiano (prima maniera).

 

Una scintilla per mettere in moto la testa le parole, una caleidoscopica macchina sonora quella che le consegna all’ascoltatore, “La tazza delle parole” si avvale dell’apporto di appassionati comprimari come Michela Manfroi già tastierista degli indimenticati Scisma, di Roberto e Maurizio Giannone alias Corimè (apprezzato nome del circuito folk-rock), di P. Luigi Taddeucci alla tromba e Stefano Zeni al violino.

 

Come a dimostrare quanto la consonanza sia importante in musica ma soprattutto umanamente: perché avere fiuto nel circondarsi delle persone giuste, sia anche solo per realizzare un disco, è una dote non comune.

(Andrea Soncini)

città: Brescia
genere: songwriter/psichedelia
componenti: Steve Manfroi, Giovanni Ferrario + guests musicians

https://soundcloud.com/steve-manfroi/sets/la-tazza-delle-parole/s-H2K3sUf9CBN%20


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