25/06/2024
I SabaSaba sono un duo di Torino con all’attivo tre album. L’ultimo lavoro, “Unknown City” è uscito il 9 febbraio 2024 per la Maple Death.

 

 

Una realtà spettrale dove luoghi senza più identità vengono attraversati da uomini che sembrano non avere più nulla di umano. Come foglie secche calpestate da passanti distratti, questi fantasmi si trascinano in una landa desolata senza poter comunicare. L’unico spazio che condividono è un interstizio tra due città, un limbo che sembra l’ingresso all’inferno dantesco. Sono queste le immagini che emergono ascoltando “Unknown City”, l’ultimo disco dei SabaSaba che traccia paesaggi sonori stratificati e una texture difficile da etichettare, ma dal forte potere evocativo e cinematografico.

 

Il gruppo torinese, composto da Andrea Marini (synth, chitarra, elettronica, nastri) e Gabriele Maggiorotto (batteria, percussioni, effetti, programmazione), dopo aver esordito nel 2018 con “SabaSaba”, pubblica “Metabasi” nel 2020 e “Unknown City” a febbraio 2024.

 

 

La trama sonora del duo è un paesaggio senza colore, un racconto dell’animo noir che si alimenta di contaminazioni diverse, dal post-industrial alla darkwave, passando per drone, techno e dub. Il disco trae la propria ispirazione dal romanzo dello scrittore britannico China Miéville “La città e la città”. Una storia distopica su due città sovrapposte, unite e separate al tempo stesso.

 

Condividono lo spazio, ma non possono comunicare: ognuna ha le proprie strade e la propria identità. Qui gli abitanti delle due città, Ul Qoma e Besźel, non possono vedersi o avere contatti, così fin da piccoli vengono abituati a isolarsi, fuggendo dall’altro. Solitudine, alienazione, paranoia e senso di smarrimento: il viaggio claustrofobico dei SabaSaba si avvale di un vortice di strumenti analogici e digitali.

 

Dai synth nebulosi ai campioni testurizzati, nei brani del disco non mancano batterie sincopate che si uniscono a riverberi infiniti ed echi minacciosi come in “Beszel”. Diverse sono le collaborazioni presenti, dal suono della viola di Ambra Chiara Michelangeli, alle voci di Jonathan Clancy, Emily Leon e Francesca Marongiu oltre alle Jerome in “Wrists Free”.

 

 

Quello espresso dal duo torinese è un mondo distopico contro cui si prova a reagire, per non restare aggrappati ad una realtà fatta di fango e lacrime. Un viaggio che è una marcia nei meandri più reconditi della psiche umana, qualcosa di inaccessibile ma da cui non mancano schiarite, ossigeno che sembra dare una tregua seppur minima alla tensione che permea l’intero disco, come l’ipnotica dub di “False Speech” e la traccia di chiusura “Catatonia”. La ricerca sonora dei SabaSaba è così potente che vieni inghiottito e rimani senza respiro: è come essere trascinato in un submondo dove l’orizzonte diventa sempre più indefinito e i colori sbiadiscono. 

(Greta Esposito)

 

città: Torino
genere: Experimental – Dub- industrial – dark ambient)
componenti: Andrea Marini, Gabriele Maggiarotto
scopri di più sulla band qui


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