Le migliori uscite discografiche della settimana| 6 ottobre 2023

Sufjan Stevens, Timber Timbre, Vanishing Twin, Mutual Benefit, A.Savage, Truth Club, Glasser e Drake. Sono queste le uscite discografiche di questa ricca settimana. 

a cura di Giovanni Aragona, Fabio Campetti e Chiara Luzi 


uscite discografiche luglio - www.infinite-jest.it


VANISHING TWIN -AFTERNOON X
(Art pop, Psichedelic, experimental pop)

Tornano i geniali Vanishing Twin, capitanati da Cathy Lucas, già braccio destro di Simon Balthazar nei Fanfarlo. Alfieri di un eccellente revival psichedelico, per un viaggio tutto loro, tra l’altro passarono anche dall’Italia nel 2022, tra le altre date, su Milano, ospiti del Miami, per una delle poche divagazioni internazionali del nostrano festival in quel del Magnolia. In line up come già appunto anche negli stessi Fanfarlo, Valentina Meleghetti, che trasferitasi da Bari in quel di Londra sta facendo un percorso underground di tutto rispetto.

Tornando al collettivo inglese, nulla da dire, se non bravissimi sempre e comunque e anche questo nuovo disco che continua un mosaico importante, certifica ancora una volta la caratura di questo ensemble, sanno il fatto loro eccome, elaborando la scuola seventies in maniera originale e sperimentale, il tutto con grande credibilità. 

Incidono per Fire records, il nuovo lavoro in studio “Afternoon X”, anticipato dai singoli,  “Marbles”, “Lazy Garden” o la stessa title track, per non citare la conclusiva e rarefatta “Subito”,  brani che riportano la fantasia al servizio degli stessi, quindi canzoni piene zeppe di arrangiamenti quasi barocchiani, un susseguirsi di suoni che entrano ed escono, a volte sotto traccia, accompagnando la voce di Cathy Lucas, le idee sono al centro dell’attenzione e la noia è lontanissima. Una musica libera per eccellenza, che arriva nella sua totale bellezza. Sicuramente, spesso e volentieri, non un ascolto facile, proprio per scelte lontane da dogmi preconfezionati, però talento e bravura sono di casa. Produce Marta Salogni, ormai punto di riferimento e sinonimo di garanzia. 

(Fabio Campetti)


SUFJAN STEVENS – JAVELIN 
(Singer-Songwriter, Indie Folk)

Suona come un brutto presagio, o quantomeno come un roboante campanello d’allarme, “Goodbye Evergreen” una delle canzoni più intense pubblicate da Sufjan Stevens nel suo nuovo Javelin. L’artista, a cui è stata diagnosticata la sindrome  di Guillain-Barré lo scorso mese, si mette a nudo in questo lavoro. In tutto Javelin, e mai come in questo lavoro, si percepisce per la prima volta, un tangibile segnale di “tempo che scorre”. Questo è naturale e al contempo inevitabile se pensiamo a quasi 25 anni di grandissima carriera. Eppure, mentre la sua maturità si manifesta nella malinconia, – e con essa un’aria di rimpianto – un luccichio del disincantato ragazzo di un tempo, cattura ancora la nostra attenzione. 

Dal punto di vista sonoro, Javelin fonde le trame meravigliosamente fragili di Carrie & Lowell con la proponente e ambiziosa produzioneelettronica di The Ascension. Scritto e registrato nel suo studio di casa, la portata di questo lavoro è immensamente impressionante ma non senza i suoi momenti di indulgenza. Un lavoro a tratti struggente che spezzerà i cuori in questo week di ottobre. Buona guarigione Sufjan. 

(Giovanni Aragona)


DRAKE – FOR ALL THE DOGS
(hip hop)

Dopo aver pubblicato un libro di poesie a giugno, Titles Ruin Everything, Drake rilascia oggi For All The Dogs. Terzo album in studio uscito negli ultimi due anni, preceduto da Her Loss e Honestly, Nevermind, già al primo ascolto For All The Dogs non convince totalmente. L’estrema lunghezza, 23 brani per un totale di un’ora e mezza di durata, contribuisce a rendere il lavoro di non semplice ascolto.

I pezzi non sono ostici, ma quasi la metà del disco, nello specifico la parte centrale, è poco scorrevole e dimenticabile. D’altro canto ci sono vere e proprie perle luminose come Gently in cui brilla il feat. di Bad Bunny, ma su tutte svetta 8 am in Charlotte, disegnata da un elegante piano jazz, campionamenti raffinati e con il featuring di Adonis Graham, figlio di Drake nonché autore della copertina. J. Cole in splendida forma illumina First Person Shooter,  SZA purtroppo si trova a dover tentare di rianimare due brani non troppo riusciti. Se For All The Dogs fosse stato più breve, tagliando i brani che non convincono, sarebbe stato un gran album, purtroppo la scelta di rilasciare un lavoro così lungo ne ha minato la qualità; possiamo dire che è  un mancato bel disco.

(Chiara Luzi)


MUTUAL BENEFIT – GROWING AT THE EDGES
(indie folk)

Sono i fiori che nascono nei pertugi dei muri ad essere i più belli perché con caparbietà e noncuranza riescono a spuntare lì dove, potenzialmente, non avrebbero le risorse per vivere. Ma i fiori non lo sanno, sono fiori appunto, e quindi abbattono le barriere del possibile e spuntano in luoghi dove mai si penserebbe di trovarli.Growing at the Edges, sesto album in studio di Mutual Benefit, celebra proprio la capacità di riuscire sfondare limiti e confini sociali, sempre con grazia ci mancherebbe altro, per poter tornare a ‘sognare ancora’ nonostante manchino ormai i presupposti per farlo.

Scritto nell’arco temporale di cinque anni, questo lavoro è uno dei più belli di Jordan Lee, fortemente ispirato, che porta il livello artistico del suo progetto ad un livello altissimo. Evocativo, romantico e poetico, il disco è influenzato da atmosfere jazz che, grazie al contributo del polistrumentista Gabriel Birnbaum e della violinista Concetta Abbate, arricchiscono le atmosfere indie folk tipiche di Mutual Benefit. Ogni brano ha una struttura ricca e aggraziata, Signal to Bloom, capace di disegnare un pattern sonoro morbido e rilassato, che si addice perfettamente ad un disco così introspettivo.

(Chiara Luzi)


TIMBER TIMBRE – LOVAGE 
(Chamber Pop, Folk, Singer-Songwriter)

Poco, pochissimo, da raccontare in questo nuovo lavoro di Timber Timbre, ormai moniker del solo Taylor Kirk. Il materiale non è sconosciuto e questa nuova prova (sei anni dopo) convince a metà. Il lavoro rappresenta una nuova evoluzione e al contempo rivoluzione che vira verso lidi molto oscuri e metafisici. Il disco è un’autoproduzione per Hot Dreams Records.

(Giovanni Aragona)


A.SAVAGE – SEVERAL SONGS ABOUT FIRE 
(indie-rock, art rock)

“Questo album è un edificio in fiamme”, diceva Andrew Savage del suo secondo album da solista, “e queste canzoni sono cose che mi lascerei alle spalle per salvarmi”. Several Songs About Fire, quindi, è un nome appropriato per le 10 canzoni che segnalano un addio (forse di salvataggio) per il cantautore. Savage, meglio conosciuto come membro del quartetto di Brooklyn, Parquet Courts, confeziona un gran del disco condensando 46 minuti di art rock variopinte di indie-rock. 

Ciò che traspare però, prima della musica, è la capacità di scrivere canzoni di questo straordinario e troppo sottovalutato compositore. Non azzardiamo se lo definiamo uno dei più talentuosi parolieri rock odierni? Non insultateci, ma il “Savage solista” ha tanto il sapore  di  Leonard Cohen, (con meno talento, sì) ma forse più incazzato. 

(Giovanni Aragona)


GLASSER – CRUX 
(synth pop, indietronica, elettronica)

Per chi scrive, Cameron Mesirow in arte Glasser, è una delle migliori interpreti della musica elettronica odierne. Dopo aver esordito nel lontano ormai 2010, e aver piazzato tre anni dopo un secondo ottimo disco, era ora di dare in pasto nuova musica. A dieci anni tondi di distanza, l’artista quasi 40 enne, torna in pista con Crux, ancora molto figlio di Bjork: il risultato è un nuovo tipo di movimento alle sue tracce: invece delle strutture circolari e spigolose del passato, ora le tracce scorrono traiettorie sperimentali ma decisamente più pop ed orecchiabili. 

(Giovanni Aragona)


TRUTH CLUB – RUNNING FROM THE CHASE 
(post-punk, indie-rock)

I Truth Club hanno goduto di una costante ascesa dall’uscita del loro LP di debutto del 2019 Not an Exit. Da allora, i tre membri originali della band – il cantante/chitarrista Travis Harrington, il batterista Elise Jaffe e il chitarrista/bassista Kameron Vann – hanno aggiunto il chitarrista/bassista e cantante Yvonne Chazal alla loro formazione, con l’obiettivo di “tenere spazio per critiche, critiche, input e ispirazione dal resto della band, in un periodo in cui ormai troppi si cimentano con il post-punk.

La band originaria Raleigh si distingue in questa scena più ampia, creando una sorta di rock claustrofobico che è più strettamente allineato con band come Ovlov, Grass is Green o Pile. Quest’ultima è particolarmente affine ai Truth Club, poiché la ricca voce del frontman Travis Harrington ricorda immediatamente l’ululato distintivo di Rick Macguire.

Running From the Chase, il loro secondo album e primo per l’etichetta Double Double Whammy, è uno dei dischi più seducenti e scomodi dell’anno. Ponendo maggiore enfasi sulla melodia e sull’arrangiamento dinamico, Harrington e i suoi compagni di band, Kameron Vann, Yvonne Chazal ed Elise Jaffe, hanno costruito un album di un spasmodica tensione. Harrington ha scritto queste canzoni durante una battaglia particolarmente aggressiva con il suo personale disturbo bipolare e ha cercato di catturare i suoi sentimenti al loro interno. Un disco che affonda nel buio con un suono grintoso e perfettamente unitario e coerente. Tra i migliori della settimana e non solo, perché? per un semplice motivo: queste dodici canzoni sono dei modelli di come fare musica usando le emozioni piu`brade e crude. 

(Giovanni Aragona)


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