Le migliori uscite discografiche della settimana| 29 settembre 2023

Settimana di uscite discografiche con gli attesi ritorni di Wilco, Blonde Redhead e Animal Collective. A seguire prestate attenzione a Steven Wilson, Oneohtrix Point Never, Modern Nature, Brenneke e Lowinsky/Helsinki.  

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Fabio Campetti e Chiara Luzi 

15:15:57  – 29/09/2023


uscite discografiche luglio - www.infinite-jest.it


WILCO – COUSIN
(alt-rock)

Dopo il lungo doppio album dell’anno scorso, nel quale i Wilco facevano emergere la propria anima più legata alla tradizione americana, arriva un disco molto più conciso nel quale è la componente più squisitamente alt-rock della loro cifra stilistica a farla da padrona. Dieci canzoni piene di distorsioni, riverberi, stratificazioni e ogni tipo di dinamica sonora che possa venire in mente, tutto alla maniera dei Wilco, sempre più tra le band più dotate sia di personalità che di ispirazione tra quelle ancora in circolazione.

Il lavoro di Cate Le Bon, qui in veste di produttrice, è particolarmente azzeccato perché la natura della band è assolutamente rispettata e, al contempo, c’è una piacevole e fresca vitalità. È stata davvero un’ottima idea coinvolgerla, ed era dal 2007 che il sestetto non si avvaleva di un produttore esterno. 

Lo stile melodico è sempre tra gli aspetti che rendono il repertorio dei Wilco tra i più riconoscibili, con quel modo di essere formalmente sfuggente ma nei fatti capace di coccolare l’ascoltatore; il timbro vocale di Jeff Tweedy va più del solito alla ricerca della varietà e risulta particolarmente in sintonia con la parte musicale descritta sopra, e i testi sono tra i più intensi mai scritti dal leader, che mette a nudo sia le proprie difficoltà personali, che le proprie idee in ambito sociale. L’anno scorso, “Cruel Country” è stata una presenza abbastanza costante nelle classifiche di fine anno. È facile immaginare che “Cousin” lo sarà ancora di più. Disco davvero magnifico. 

(Stefano Bartolotta)


BLONDE REDHEAD – SIT DOWN FOR DINNER
(Indie Rock, Dream Pop, Noise Rock, Art Rock)

Tornano in pista anche i Blonde Redhead, sicuramente tra i numeri uno di un certo indie pop a tratti dream, nel loro periodo 4AD nella decade 2000 (Vale lo stesso per almeno gli ultimi due lavori incisi per Touch and Go), album seminali e intramontabili, ancora oggi fonte di una ascolto prezioso, quanto eventuale punto di riferimento. Poi una bussola leggermente persa, soprattutto in tema di scrittura, più debole, quasi volutamente sperimentale. Ora dopo ben nove anni dall’ultimo lavoro in studio (il controverso “Barragan”) tornano con un disco nuovo ed è subito nostalgia dei tempi migliori.

Rimangono dalle parti del pop sofisticato ed elegante, forse non ci sarà quel songwriting miracolato di alcuni dischi, uno su tutto “Misery is a butterfly” del 2004, però la verve è la stessa di quegli anni. Le canzoni, a quanto pare, sembrano essere tornate al centro dell’attenzione del trio italo giapponese di stanza a New York. “Snowman” il primo singolo, vede anche le voci di Amedeo e Kazu all’unisono nel ritornello (Cosa rara dalle loro parti), per una pop song rarefatta da marchio di fabbrica, Anche “Before” sembra far parte di quelle sessions, più del periodo “23” con un ritornello da manuale.

La title track, di cui è uscito un piccolo racconto in formato clip con immagini sportive rubate alla storia, potrebbe risultare in linea con il recente passato, in realtà si posiziona a metà strada, grazie ad una produzione delicata e tutto arriva eccome. Sono contento, perché “Sit Down For Dinner” ci riporta i Blonde Redhead ai piani alti e ci regala grande musica.

(Fabio Campetti)


BRENNEKE – OGNI MAI PIÙ vol. 2
(alt-rock)

Il primo capitolo di questo album in tre parti, uscito lo scorso dicembre, vedeva uno stile compositivo che si allontanava dalla forma canzone tradizionale e una certa importanza delle tastiere. Qui, invece, si aderisce di più allo schema strofa-ritornello e le chitarre tornano a ruggire, o comunque si fanno sentire parecchio, e si fanno da parte solo nell’ultimo brano. L’aspetto in comune tra le due uscite, per fortuna, è quello qualitativo, perché anche qui le cinque canzoni sono ottime in tutto: le melodie sono irresistibili, il tiro è di quelli che conquista e i testi sono perfetti nella loro capacità di porre questioni importanti in diversi campi, da quello sociale, a quello relazionale, a quello strettamente musicale, senza seriosità e con grande efficacia.

Recentemente ho rivisto Brenneke dal vivo, e tra una canzone e l’altra, e anche nei giorni successivi sui social, Edoardo Frasso ci ha tenuto a comunicare che non ha alcun interesse a un qualsivoglia riconoscimento proveniente dall’ambiente indie, qualunque cosa questa espressione possa voler dire, ma che gli interessa solo fare la propria musica e farla bene. A queste parole, l’artista ha decisamente fatto seguire i fatti, con canzoni che, nel panorama odierno, sono difficilmente incasellabili, ma che sono fatte tremendamente bene. 

(Stefano Bartolotta)


LOWINSKY/HELSINKI – LOWINSKY/HELSINKI
(alt-rock)

Carlo Pinchetti è sempre attivo su più fronti con il suo progetto Lowinsky, e talvolta anche a proprio nome, e in questo caso si è unito con l’amico di lunga data Drew McConnell per un split con una canzone a testa. McConnell è principalmente noto per essere il bassista dei Babyshambles, ma ha anche un proprio progetto solista chiamato Helsinki. La canzone dei Lowinsky prosegue sulle coordinate stilistiche già messe in campo dalla band, con un suono acustico ma per nulla delicato, anzi, piuttosto cupo e molto intenso, ma propone anche una bella novità con l’interazione vocale tra Carlo e la moglie Linda Gandolfi, che avevano già cantato insieme ma che qui cercano nuove interazioni, prendendosi alternativamente il proscenio e anche viaggiando insieme. Quella di Helsinki è decisamente più robusta, nel suono, nel ritmo e nel timbro vocale, e fa venire in mente il lato più energico dei Lemonheads.

Entrambi i brani sono molto ben riusciti, da un punto di vista tecnico perché non si accontentano di un andamento standard ma puntano a armonie e arrangiamenti con confini chiari ma mai statici all’interno di essi, e da un punto di vista emotivo, perché, senza bisogno di troppe spiegazioni, sono canzoni che arrivano e si fanno sentire, non solo nel senso di ascoltare, ma proprio come sensazioni. 

(Stefano Bartolotta)


MODERN NATURE – NO FIXED POINT IN SPACE
(indie Folk, Psychedelic Folk)

Parlando di No Fixed Point In Space, nuovo lavoro in studio di Modern Nature, Jack Cooper spiega di aver creato questo breve, ma intenso disco, usando un approccio libero nella composizione dei brani. La sua volontà è quella di realizzare musica capace di stabilire un ‘contatto con il tutto’ e per farlo ha deciso di affidarsi molto all’improvvisazione, lasciando fluire suoni e pause per dare vita ad un lavoro astratto e intenso.

Percussioni delicate e misurate, chitarre e fiati che si muovono lenti, Tonic, hanno il compito di scandire un movimento gentile, simile al respiro della natura. Quello che colpisce di No Fixed Point In Space è proprio la calma, gli strumenti e le voci non hanno fretta di arrivare alla fine, si prendono il tempo che serve loro per espandersi ed arrivare all’ascoltatore, Cascade. Senza dubbio Cooper è riuscito nell’intento di creare un disco spirituale, capace quantomeno di rilassare moltissimo chiunque lo ascolti.

(Chiara Luzi)


ONEOHTRIX POINT NEVER – AGAIN
(elettronica, sperimentale)

Ogni volta che si ha a che fare con Oneohtrix Point Never bisogna tenere a mente il detto ‘Niente è come appare’, perché sappiamo bene che ogni disco di Daniel Lopatin è un’incognita che conduce l’ascoltatore in direzioni impreviste. Non fa eccezione il decimo album in studio, Again; se l’apertura è affidata ad un maestoso e delicatissimo ensemble d’archi, Elseware, il brano seguente, l’omonima Again, apre la strada a distorsioni e glitch sonori che disegnano un paesaggio suggestivo per quanto complicato da descrivere. Questo lavoro scorre in maniera ipnotica, alternando loop, scomposizioni sonore e ricorrenti melodie di archi, usate per catturare sensazioni ed emozioni.

La bravura di Lopatin sta proprio nella capacità di tradurre stati d’animo in suoni, coniugando con maestria distorsioni in apparenza fastidiose e melodie dolcissime, Nightmare Saint. Anche questa volta il musicista americano riesce a creare una visione personalissima, forse di un futuro distopico o di un passato decadente, capace di sorprendere ancora una volta chi segue la sua carriera musicale sin dal principio.

(Chiara Luzi)


ANIMAL COLLECTIVE – ISN’T IT NOW 
(neo psych, psych pop)

Non un semplice album ma una piacevole odissea sonora lunga ben 64 minuti. Gli Animal Collective, esploratori sonori in continua evoluzione, sono tornati con il loro ultimo viaggio musicale, “Isn’t It Now?”. Dopo il loro album del 2022, Time Skiffs, il quartetto composto da Avey Tare, Panda Bear, Geologist e Deakin hanno realizzato un album che è sia una testimonianza della loro creatività duratura che un passo audace in un territorio inesplorato. Isn’t It Now è una testimonianza della capacità di Animal Collective di evolversi e innovare pur rimanendo fedeli alle loro radici sonore. È un album che invita gli ascoltatori a esplorare le profondità della propria coscienza mentre si immergono in un mondo di paesaggi sonori accattivanti. 

(Giovanni Aragona)


STEVEN WILSON – THE HARMONY CODEX 
(prog rock, art rock)

Steven Wilson è uno dei più fini sperimentatori di questa generazione. L’artista, storico frontman dei Porcupine Tree, nella sua carriera da solista ha fuso vari generi – metal, shoegaze, pop, dance, jazz – senza scrollarsi però mai di dosso l’etichetta prog. Genere che non ha abbandonato anche nel suo settimo album The Harmony Codex, una raccolta di canzoni guidate dalla programmazione e dal lavoro di chitarra che restringe la distanza tra l’artista solista e il leader della sua storica band. 

Harmony Codex prende ispirazione da un’agghiacciante storia inclusa nel autobiografico libro A Limited Edition of One, pubblicato due mesi dopo l’uscita di Closure/Continuation. Il disco è infarcito dalla presenza di Jack Dangers dei Meat Beat Manifesto e Sam Fogarino degli Interpol e il risultato finale è elegante, coeso e ben suonato. Una nitida e chiara biografia sonora di un talento, talvolta incompreso. 

(Giovanni Aragona)


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