24/06/2024
Ultimo numero di uscite discografiche di settembre con gli album di Pixies e Bjork, il ritorno degli Yeah Yeah Yeahs, Titus Andronicus e gli Snuts. Per gli italiani: abbiamo ripreso l'ottimo album di Edda, il ritorno di Manuel Agnelli e infine Her Skin. 

Ultimo numero di uscite discografiche di settembre con gli album di Pixies e Bjork, il ritorno degli Yeah Yeah Yeahs, Titus Andronicus e gli Snuts. Per gli italiani: abbiamo ripreso l’ottimo album di Edda, il ritorno di Manuel Agnelli e infine Her Skin

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Chiara Luzi e Flaminia Zacchilli

14:52:10  – 30/09/2022



PIXIES – DOGGEREL 
(alternative rock)

Nonostante gli anni passino inesorabilmente e la formazione della band sia cambiata nel corso degli anni, questo nuovo disco dei Pixies è un’altra eccellente pubblicazione nella discografia della band. A tratti riascoltiamo i Pixies storici e a tratti sembra di ascoltare una nuova versione dei Weezer. Proprio nel 2019, la band ha trascorso molto tempo in viaggio con la band guidata da Rivers Cuomo, e in svariate tracce l’influenza è percepibile così sono contestualmente molto presenti suoni alla Flaming Lips.

Doggerel è molto diverso rispetto a tutto ciò abbiamo ascoltato in passato e tuttavia è probabilmente giunta l’ora di far evolvere la band in questa nuova fase creativa. La nuova strada sembra stabilita: vira verso lidi più convenzionali, sofisticati e orchestrati. Attenzione però, l’identità della band è sempre ben marcata e i fan di vecchia data possono dormire – almeno per adesso – sonni sereni.
(G.A)


BJORK – FOSSORA
(experimental-pop)

Björk è tornata a casa: mai negli ultimi anni l’abbiamo vista così a contatto con le proprie radici e la propria cultura. Si è visto nella sua comparsa in The Northman di Robert Eggers, in cui interpreta una veggente norrena, e si vede nel suo ultimo album Fossora.

Abbandonate le affettazioni pop, Björk dà alla luce un ritratto di dolore primordiale tutto ambientato nel grande Nord, ove flauti, violìni e percussioni marcate la fanno da padrone e i BPM (nonché i decibel, mai come prima) non salgono mai oltre il consentito. Fossora è più intimista e meno duro – dunque, purtroppo, meno coinvolgente – di Utopia e Vulnicura. Non si può negare però che Björk sia pienamente a suo agio.
(F.Z)


MANUEL AGNELLI – AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO 
(alt-rock)

Ci si poteva aspettare di tutto dal debutto in veste solista di un artista passato da uomo guida di tutta la musica alternativa italiana, sia come contenuti che come filosofia, a giudice di lungo corso a X Factor. Per fortuna, quando fa musica, Agnelli mette sempre in mostra la parte migliore di sé, e la qualità di queste 10 canzoni è semplicemente inattaccabile. Il disco, infatti, contiene tutte le caratteristiche che hanno portato gli Afterhours a ottenere un’indiscussa leadership nazionale, con la tipica spontaneità di quando un artista solo si occupa di tutto e mette insieme ttuti gli elementi con estrema naturalezza.

La varietà è ampia, ma si colpisce sempre nel segno, dalla prima all’ultima traccia, in un viaggio che ribadisce, per l’ennesima volta, che, dal punto di vista strettamente musicale, Agnelli è ancora oggi quello che guida il corteo, e tutti gli altri non possono che camminare dietro di lui e sulle sue impronte.
(S.B)


EDDA – ILLUSION
(songwriting)

Prima o poi, tutti gli eccentrici smettono di volerlo essere per forza e propongono contenuti più lineari, più aderenti a una forma maggiormente lineare e coesa. Così ha fatto Edda nel suo sesto disco solista, e per la prima volta si è confrontato con la nobile arte dello scrivere canzoni senza forzarne eccessivamente la natura. Il risultato è magnifico e Rampoldi mostra una sensibilità rara, sia come autore che come interprete, con una profondità espressiva davvero notevole.

E poi, stiamo sempre parlando di Edda, quindi non è il caso di aspettarsi nulla di eccessivamente convenzionale: la personalità di Rampoldi non viene certo nascosta da questa, per lui, nuova prospettiva artistica, ma emerge prepotente come al solito. Ne viene fuori, così, un disco che coinvolge, emoziona e commuove, un vero capolavoro.
(S.B)


HER SKIN – I STARTED A GARDEN 
(songwriting)

Raramente, oggigiorno, passano Quattro anni tra un disco di debutto e il suo successore. Ma Sara, in arte Her Skin, non è mai stata come gli altri, e a lei è sempre e unicamente interessato essere se stessa, in barba a ogni eventuale conseguenza. Così, anche in questo secondo album, troviamo una musicista, ma soprattutto una persona, che si mette a nudo con delicatezza, ma anche con una risolutezza che magari non emerge immediatamente, ma che si coglie molto bene a un ascolto attento.

Si percepisce una grande cura nella realizzazione di queste nove canzoni, sia nella scrittura che nell’interpretazione, ma c’è anche la voglia di non appiattirsi e mettere in mostra una personalità che esce dalle righe quel tanto che basta per distinguersi dalle convenzioni. Her Skin ricambia tutti coloro che vogliono ascoltarla con un abbraccio sincero e molto sentito, e con questo autunno piombato su di noi all’improvviso, le sue canzoni sono quello che ci vuole per accettare di buon grado questo repentino cambio di stagione.
(S.B)


YEAH YEAH YEAHS – COOL IT DOWN
(indie rock, elettro pop)

Finalmente la lunga pausa degli Yeah Yeah Yeahs giunge oggi al termine e, dopo un primo ascolto, possiamo affermare che è valsa la pena attendere pazientemente quasi dieci anni. In realtà il silenzio era stato rotto lo scorso giugno con l’uscita della potentissima Spitting Off the Edge of the World, brano che apre un disco brillante e straripante di energia. Cool It Down, quinto album in studio degli YYY, è effettivamente il grandioso ritorno in scena di una band che mantiene intatto tutto il suo fascino ammaliatore.

L’infaticabile Karen O, con la sua voce graffiante, tiene insieme l’architettura costruita da synth ricchissimi e morbidi. Gli otto brani sono un tripudio sonoro, posso esplodere in qualsiasi momento, Burning, e l’ascoltatore non può sottrarsi dal muovere ogni fibra del suo corpo. Cool It Down è il lavoro di una band matura ma assolutamente creativa e libera. Bentornati.
(C.L)


THE SNUTS – BURN THE EMPIRE
(indie rock, alternative)

“an educated, healthy and confident nation is harder to govern” con queste parole del Laburista Tony Benn si apre Burn The Empire, secondo lavoro in studio di The Snuts. Con questa intro è già chiaro che questo disco si pone su un altro livello concettuale rispetto a W.L., l’ottimo esordio uscito solo lo scorso anno. In Burn The Empire la band fa un salto in alto decidendo di trattare tematiche sociali che, secondo la loro opinione, meritano di essere affrontate.

Anche a livello sonoro c’è una evoluzione in avanti, la sperimentazione di generi è ben congeniata, ogni brano pesca da influenze diverse ma conservando la furia come fattore di unione. The Snuts si prendono la libertà di sperimentare nuove idee costruendo paesaggi sonori molto interessanti. Possiamo concludere affermando che con questo lavoro la band riesce a confermare, se non superare, la qualità dell’esordio mostrando al contempo una maturità concettuale.
(C.L)


TITUS ANDRONICUS – THE WILL TO LIVE 
(punk-rock)

Musicalmente, The Will To Live cattura i Titus Andronicus nella loro completezza: dal grande e accattivante rock ‘(I’m) Screwed’, ‘Give Me Grief’ e ‘All Through The Night’, al rocker psycho ‘Bridge And Tunnel’, al punk frenetico ad altissimo volume di altre scorribande. Un lungo viaggio all’interno della complessa psicologia del frontman del gruppo autore di tutte le canzoni. Un buon disco per i fan della band, nulla di nuovo per i neofiti del genere.
(G.A)


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