27/05/2024
Settimana ricca di uscite discografiche questa di fine maggio con gli album di AJJ, Arlo Parks, Sparks, Clarks, The Orielles, Daniel Blumberg e Mija Folick. Tra gli italiani da segnalare il ritorno di Maria Antonietta.

Settimana ricca di uscite discografiche questa di fine maggio con gli album di AJJ, Arlo Parks, Sparks, Clark, The Orielles, Daniel Blumberg, Kevin Morby e MIYA FOLICK. Tra gli italiani da segnalare il ritorno di Maria Antonietta.

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Chiara Luzi, Cristina Previte e Flaminia Zacchilli

12:41:34  – 26/05/2023



MARIA ANTONIETTA – LA TIGRE ASSENZA
(pop, songwriting)

Riecco Letizia Cesarini e il suo progetto, molto cambiato nel corso del tempo, com’era normale che fosse, visto che, in generale, le persone stesse cambiano e le canzoni della pesarese hanno sempre rappresentato un modo di esporre il proprio modo di essere non solo a livello musicale. Queste nuove canzoni sono varie, molto curate dal punto di vista armonico, con melodie centrate, un timbro vocale composto ma non stereotipato e testi interessanti e onesti. Eppure, almeno al primo ascolto, la scintilla non scatta, e il disco scorre via suscitando sì apprezzamento, ma non riuscendo a scatenare sensazioni più profonde.
Certamente non è il caso di bocciare dopo un solo passaggio un lavoro che, come detto, ha dei pregi indubbi, ma il punto è che la Maria Antonietta degli esordi era certamente molto divisiva, ma, appunto, stimolava reazioni forti, in un senso o nell’altro, mentre adesso, ma anche con il disco precedente a dirla tutta, le si dice brava solo perché non si può fare a meno, obiettivamente, di dirlo, ma finisce lì. Ed è ovvio anche che non si può pretendere che la Cesarini rimanga artisticamente uguale a se stessa, per il motivo che ho specificato all’inizio, ma nemmeno si può far finta che ciò che fa ora abbia lo stesso impatto emotivo di ciò che faceva prima. Comunque, un maggior numero di ascolti saranno senza dubbio un’idea più chiara, questa rubrica raccoglie le prime impressioni, e in questo caso si rimane a metà del guado tra punti di forza e dubbi.   
(Stefano Bartolotta)

SPARKS – THE GIRL IS CRYING IN HER LATTE 
(Art Pop, Synthpop, Chamber Pop, Progressive Pop)

Nel corso di una carriera lunga oltre 50 anni, gli Sparks hanno avuto tutti gli approcci possibili e immaginabili alla musica: dall’iperbolico al più doloroso, al più mentale al più leggero. Come spesso accade con Ron e Russell Mael, la sovversione è la chiave della loro brillantezza.The Girl Is Crying In Her Latte è l’ennesimo viaggio divertente, triste, intelligente, stupido, artistico, capace di catapultare l’ascoltare nell’universo parallelo voluto e pensato dagli Sparks. Questo disco non solo resiste alle mode, ma lo fa proponendo quarantasette minuti seducenti e intriganti. Art Pop nel suo più ampio significato e significante: autentici maestri insomma. Gli Sparks non mostrano mai segni di rallentamento o di riposare sulla loro storia.

Russell e Ron Mael continuano a crescere e svilupparsi. Sono consapevoli degli stili attuali, ma alla fine creano i loro suoni distinti e meravigliosi. Il modo di suonare di Ron non è mai stato così perfetto e la voce di Russell ha raggiunto il suo punto massimo.
(Giovanni Aragona)


AJJ – DISPOSABLE EVERYTHING 
(Folk Punk, Indie Folk, Anti-Folk)

Gli AJJ (precedentemente Andrew Jackson Jihad) ritorna dopo tre anni dal loro ultimo album con questa nuova discreta opera. Un concentrato di folk punk, indie folk e anti folk, talvolta senza grandissimo senso e poco calibrato, che piacerà solo ai fan del genere.  Gli AJJ stanno ancora crescendo, ma ora sono molto più saggi di quanto non fossero 15 anni fa. Già un gran passo.
(Giovanni Aragona)


THE ORIELLES – THE GOYT METHOD – EP
(elettronica, sperimentale)

Goyt Mills è uno studio di registrazione situato nella Goyt Valley, luogo ameno non lontano da Manchester che si narra essere infestato dagli spiriti. É qui che The Orielles hanno registrato il loro Ep, The Goyt Method, che da questo luogo suggestivo riprende anche il nome. Figlio naturale di Tableau, quarto album in studio della band uscito a ottobre 2022, The Goyt Method è un lavoro evocativo, nato dall’interesse del gruppo nella fusione di cibernetica e musica sperimentale.

I brani sono dei derivati, remix o reinterpretazioni del disco madre: l’unica eccezione riguarda Improvisation 002 che, disegnato da un trascendentale violino elettrico, è il seguito naturale di Improvisation 001 contenuto in Tableau. The Orielles hanno saputo rimescolare magistralmente le carte che avevano in mano, si sono concessi totale libertà nel cercare nuove stimolanti chiavi di lettura.

The Goyt Method è un lavoro notturno e suggestivo che sin dall’opener, Tableau 001, conduce in un mondo cupo in cui glitch, ritmi sincopati, interferenze e voci sussurrate, contribuiscono a creare un paesaggio sonoro affascinante infestato da  presenze ultraterrene. L’intenzione della band era quella di creare a briglia sciolta, senza paletti o particolari aspettative, lasciando agire il loro istinto: il risultato è una piccola gemma di oscura eleganza.
(Chiara Luzi)


ARLO PARKS – MY SOFT MACHINE 
(Bedroom Pop, Alt-Pop)

Superare un album acclamato come Collapsed In Sunbeams, soprattutto se così ben inserito in una corrente caratteristica del suo anno, è una sfida difficile. Tuttavia, con My Soft Machine, Arlo Parks schiva agilmente la minaccia del sophomore slump collocandosi nel genere indie con più diritto che mai. My Soft Machine colloca Arlo Parks sulla stessa casella di cantanti come Corinne Bailey Rae e la prima SZA, indie emotivo e intimo che rilassa senza essere stucchevole, fatto di immagini vive e sinestesia rilassante. Con un’azzeccata collaborazione con Phoebe Bridgers una serie di performance vocali sempre più nitide e sicure e un maggiore senso di concentrazione anche nella narrativa – il fulcro di ogni crescita, metaforica e reale – sarà difficile negare la necessità di tale prospettiva dopo questo secondo giro.
(Flaminia Zacchilli)


CLARK – SUS DOG 
(IDM, Electronic, Ambient)

Se c’è al mondo un produttore capace di incorporare la sua voce nella sua musica in modo innovativo, questo è Clark. Su Sus Dog, l’aggiunta della sua voce non sminuisce la complessità del suo lavoro, e addirittura riesce nell’impresa di esprimersi in un modo nuovo nel suo decimo album. Bravo a non modificare il suo approccio generale, superlativo nel saper infondere ancor più sentimento e pathos. Il disco. presenta anche momenti che potrebbero essere il culmine strumentale di una carriera intera come in “Bully”, un viaggio tortuoso dalla disperazione quotidiana alla speranza. Thom Yorke, che ha anche prodotto l’album, appare in “Medicine”, un pezzo simile a una suite che ha tanto il sapore dei Radiohead di Amnesiac.  Dopo diversi anni di lavoro oscuro, Clark decide di virare verso lidi eclettici e molto esplosativi e il risultato è ottimo.
(Giovanni Aragona)


MIYA FOLICK – ROACH
(Indie-rock, art pop)

Il secondo disco della talentuosa Miya Folick ha tanto il sapore della leggerezza e della spensieratezza. L’artista, abbandonata l’insicurezza legittima dell’esordio, spinge verso un suo art-pop tendente a un leggero e delicato indie rock, dove scarabocchia nel suo diario intimo, appunti di carattere e tracce ben elaborate. Reach è un lavoro che mette sul piatto un suono profondo e maturo che si concentra sulla sua natura intima più che mai.
(Giovanni Aragona)


KEVIN MORBY – MORE PPHOTOGRAPHS  (A Continuum) – EP
(Alternative rock, indie.rock

 

More Photographs (A Continuum) è composto da nove tracce, incluse diverse versioni rielaborate di canzoni di This Is A Photograph e anche alcune che potrebbero essere classificate come sequel. Il disco è fortemente incentrato sulla nostalgia, i ricordi e il passare del tempo.L’album si apre con “This Is A Photograph II“, in contrasto con “This Is A Photograph” del disco precedente con una versione più oscura del tema dei ricordi di famiglia. Un sottile punto culminante del disco è “Going to Prom“, che presenta una diffusione quasi sensuale di strumentazione portata da chitarre confuse.Morby dimostra le sue eccellenti capacità di narrazione in “Five Easy Pieces Revisited“, un bellissimo taglio cinematografico sostenuto da archi armoniosi.

Terminando con “Kingdom of Broken Hearts“, il pezzo infuso di blues completa piacevolmente l’album, utilizzando coristi pieni di sentimento per dare alla canzone un’atmosfera calda e ottimista. Con una produzione magnificamente completa e melodie complesse, la canzone è un potente promemoria del fatto che More Photographs (A Continuum) non è semplicemente una raccolta di ritagli o ripensamenti di This Is A Photograph : è una continuazione incredibilmente solida e coesa, matura con anima, emozione e strumentazione meravigliosamente blues. Morby si sta dimostrando con il suo talento, uno dei cantautori più talentuosi ma discreti della sua generazione.
(Cristina Previte)


DANIEL BLUMBERG – GUT 
(indie-rock, slowcore)

La genialità di GUT, il terzo album da solista di Blumberg, risiede nei suoi numerosi contrasti. Un’opera che rende giustizia alla parola, qualcosa che canalizza emozioni crude e dice qualcosa di profondo sulla condizione umana.

L’album è ispirato dalla malattia intestinale che ha afflitto Daniel Blumberg negli ultimi anni, è molto più di un semplice riflesso della salute fisica, i sei brani interconnessi sono un’esplorazione del rapporto tra il corpo e l’anima attraverso ballate premurose e strazianti che catturano l’essenza del dolore, della frustrazione e della fatica. Sono stati registrati in una ripresa continua, con minime sovraincisioni e manipolazioni, le composizioni più libere e la natura improvvisata delle canzoni agiscono per intensificare la voce ferita, quasi simile a un lamento, il risultano è un’esperienza che è straordinariamente sincera riguardo al tumulto che rappresenta. 

Questo è un album dove luce e ombra flirtano continuamente tra loro contemporaneamente. In “BODY”, come in tutte e sei le tracce di GUT, c’è bellezza e brutalità, poiché diametralmente opposte a quei suoni disumani c’è la splendida voce cantata di Blumberg. “Doing my best with body”, canta, con la voce di un angelo, sopra un clamore diabolico. 

Forse il più grande risultato di GUT, tuttavia, è che cattura un momento di vera umanità, mappando sia la bellezza che l’angoscia della vita, anche nei momenti più difficili. È un disco che ti invita a esplorare le profondità delle emozioni mentre ti poni la domanda se le cose che non ci uccidono ci rendono davvero più forti.
(Cristina Previte)


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