23/05/2024
Uscite discografiche della settimana contraddistinte dagli album di Bar Italia, Califone, Jeremy Tuplin, Alex Lahey, Mega Bog, i Tinariwen, e Hannah Jadagu. Per gli italiani ecco gli Iside.

Uscite discografiche della settimana contraddistinte dagli album di Bar Italia, Califone, Jeremy Tuplin, Alex Lahey, Mega Bog, i Tinariwen, Hannah Jadagu. Per gli italiani ecco gli Iside.

a cura di Giovanni Aragona, Chiara Luzi e Cristina Previte

12:34:37  –   19/05/2023



BAR ITALIA – TRACEY DENIM 
(post-punk)

Che grandissima band i Bar Italia, lo diciamo senza indugi e con estrema sincerità. In epoca di massicce promozioni, strilli social, comunicati stampa ricevuti a pioggia, questa band ha deciso, fin dagli esordi, di non  (s) cadere in questa dinamiche commerciali preferendo la musica al contorno. 

La decisione di tenere la testa in giù in un’epoca di autopromozione incessante premia ancora una volta gli inglesi. Il terzo album in studio è più fiducioso e raffinato rispetto agli inizi e giunge per gentile concessione della leggendaria etichetta alt-rock Matador, una delle forze più importanti della musica alternativa. Tracey Denim è un’interpretazione aggiornata del suono croccante e pienamente underground che ha reso Matador così influente nel corso degli ultimi anni. Attraverso 15 tracce perfette che seguono in gran parte la fioritura e l’indomito delle relazioni umani, il gruppo traccia una visione di indie dove il 1996 si incontra con i Sebadoh che pulsano Suede. Disco della settimana.
(Giovanni Aragona)

 


CALIFONE – VILLAGERS
(lo-fi, art pop, Alt- folk)

Tim Rutili è il poliedrico artista capace di creare collage indie dal nulla. Nel 1998, ha pubblicato il suo EP di debutto omonimo come Califone, un gruppo a pieno regime prima che lo stesso iniziasse a tracciare la propria strada dopo All My Friends Are Funeral Singers del 2009 e trasferirsi a Los Angeles. Il suo ottavo album sotto questo moniker scava in molteplici territori sperimentali che spaziano dal folk psych che si arricchisce di elementi lo-fi e Art pop. L’album che avrebbe potuto scrivere tranquillamente Beck.
(Giovanni Aragona)


JEREMY TUPLIN – ORVILLE’S DISCOTHEQUE 
(synth rock, synth folk)

Un disco intelligente nato dalla mitologia greca ma che scava anche nel mondo dei club tra gli anni ’70 e gli ’80. Jeremy Tuplin è un brillante cantautore del Somerset, Inghilterra, capace di scrivere splendide ballate indie-rock influenzate da alternative, post punk e wave anni ’80. Orville’s Discotheque è il quarto album di Jeremy Tuplin, e il risultato è un disco a marce alterne che convince ma senza entusiasmi.
(Giovanni Aragona)


TINARIWEN – AMATSSOU
(World fusion music, Afrobeat)

Amatssou si presenta al pubblico ancora come il pacchetto sonoro più sonicamente vario di un’intera discografia. Su 12 tracce, i musicisti mescolano la loro ricca fusione di rock e blues con la rauca Americana. Dimostrando quanto siano diventati stagionati e maturi, il nono LP di Tinariwen combina perfettamente banjo, violino e la produzione lunatica di Lanois, il tutto suonando interamente con una disarmante tranquillitàAmatssou si aggiunge a una già ricca gamma di album e suoni. In particolar modo, m questo disco dimostra estrema flessibilità melodica il che rende il tutto ancor più fruibile e facilmente appetibile.
(Giovanni Aragona)


HANNAH JADAGU – APERTURE
(indie pop)

Le aperture a cui fa riferimento Hannah Jadagu nel suo disco d’esordio, Aperture, sono quelle fessure, mentali e fisiche, da cui entra la luce necessaria a mettere a fuoco nuovi punti di vista. Dopo l’uscita nel 2021 di un Ep, What Is Going On?, registrato completamente con l’iPhone, la giovane artista americana ci consegna oggi un delizioso album pop.

Scritto in un arco di tempo che va dal diploma al primo anno di college, Jadagu affida a questo lavoro il compito di fissare un momento fondamentale della sua vita. Il cambiamento e le incertezze che esso comporta, i primi problemi sentimentali, sono il fulcro narrativo di un disco estremamente catartico con la prerogativa di raccontare trasformazioni a volte spaventose.

Jadagu si trova perfettamente a suo agio nel contesto pop, governa perfettamente questo genere a cui infonde spessore con chitarre acustiche ben calibrate e cori eterei, Warning Sign. La struttura dei brani rispetta perfettamente lo schema delle melodie pop, fatte di hook piacevoli che rimangono impressi nella testa dell’ascoltatore sin da subito. Sonorità lievi ed eleganti si aprono in passaggi sospesi, Letter to Myself, contaminati da R&B, pop rock e impreziositi da dettagli elettronici che rendono questo un lavoro estremamente contemporaneo. Il pop è vivo.
(Chiara Luzi)


MEGA BOG – END OF EVERYTHING 
(synth-pop, art-pop)

Erin Birgy fa un ritorno all’ art-pop cubista che ha definito gran parte della sua carriera, ma con un tocco di produzione ancora più drammatico in stile anni ’80, utilizzando dei riff di chitarra in piena epoca da giacca di jeans e paninari. End of Everything è un disco ad alto tasso di tensione che bene mescola i momenti pop più snelli al songwriting.

Birgy ha co-prodotto l’album con James Krivchenia di Big Thief, che ha anche mixato il disco e co-engineered con Phil Hartunian. Krivchenia suona anche la batteria nell’album, che presenta anche il bassista di Mega Bog Zach Burba, insieme a Will Segerstrom, Meg Duffy (Hand Habits), Jackson Macintosh (Drugdealer, TOPS) e Westerman.
(Giovanni Aragona)


ALEX LAHEY – THE ANSWER IS ALWAYS YES
(alt-rock)

L’australiano Alex Lahey giunge con il suo terzo album in studio, The Answer Is Always Yes, con la sfrontatezza che in tanti auspicavamo. Questo disco è  la sua migliore offerta fino ad oggi, ed è un solido corpus di lavoro che comprende quasi ogni emozione umana. Si va dalla felicità senza restrizioni del lockdown, ai rapporti umani, ai sentimenti e all’amore. Un alternative rock molto figlio degli anni ’90 robusto e per niente banale. Non vediamo l’ora di ascoltare questa opera dal vivo.
(Giovanni Aragona)


ISIDE – IN MEMORIA
(Pop) 

Ritornano a distanza di due anni dall’album d’esordio “Anatomia Cristallo” gli Iside con il loro nuovo album “In Memoria”, che colpisce già al primo ascolto. 

Un flusso di coscienza di chi rivela ogni sua paura verso l’insofferenza e l’indifferenza, un album confortevole e accogliente.“Ricordati il mio nome”, è il brano di apertura, una consapevolezza che ogni dettaglio della nostra vita verrà dimenticata e i tratti della nostra identità inesorabilmente spariti. “Lasciatemi piangere” è un’autoanalisi, la convinzione che le persone intorno a noi non possano aiutarci. “Incubi” parla dell’impossibilità di riconoscere cosa sia davvero reale in questo mondo.

Invece una delle canzoni più toccanti rimane “Mommy”, la dedica di Dario alla madre, con la sua voce delicata chiede scusa all’unica persona in grado di capirlo: “Vorrei solo dirti grazie, chiedo scusa per tutti i miei sbagli”.  L’album si chiude infine con “Addio” a tutte le sofferenze, la celebrazione di un’intera esistenza. Gli Iside rimangono una delle poche band che compongono brani dall’alto contenuto emotivo, sempre in evoluzione e con un gran gusto compositivo. Segnaliamo che, la band farà tappa al prossimo MiAmi.
(Cristina Previte)


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