Le migliori uscite discografiche della settimana| 17 febbraio 2023

Ricco numero di uscite discografiche della settimana con, in cima alle nostre preferenze, i lavori di Caroline Polachek, Anna B Savage, Inhaler, Orbital, dEUS, Avey Tare e i Pile.

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Chiara Luzi, Cristina Previte e Flaminia Zacchilli

11:23:29  – 17/02/2023



CAROLINE POLACHEK – DESIRE, I WANT TO TURN INTO YOU
(art-pop)

Quello dell’ex Chairlift è uno dei nomi più discussi del momento, e c’era, quindi, grande attesa per questo secondo disco a proprio nome. Attesa, lo diciamo subito, ben riposta, grazie a un’ottima capacità di unire in chiave contemporanea un cantato di stampo classico con sonorità e ritmi che rimandano agli anni Novanta.

L’alta qualità melodica, la profondità dell’interpretazione vocale, la varietà stilistica il dinamismo degli arrangiamenti conferiscono al lavoro un fascino indiscutibile, e risulta molto appagante sia ascoltare il disco con la volontà di svuotarsi la mente e abbandonarsi in quel morbido vortice, che utilizzare questa proposta musicale per alleggerire qualunque attività fisica o intellettiva. Oggigiorno, si sente dire sempre più spesso, e in diversi campi, che c’è voglia di unire tradizione e innovazione: ecco, almeno nel campo musicale, abbiamo trovato finalmente un esempio concreto di un’espressione ormai abusata e che, per questo, rischia di sembrare vuota.
(S.B)


dEUS – HOW TO REPLACE IT 
(indie-rock, alternative rock)

A quasi trent’anni dall’esordio, i dEUS sono ancora piuttosto vivi e significativi. Per la band belga, che giunge all’ottavo album in studio, si tratta del ritorno in scena a ben 11 anni di distanza dal precedente “Following Sea“.

How To Replace It dimostra di sapere riavviare il sistema come se davvero tutti questi anni fossero stati un abbaglio, ma al tempo stesso non finge che non abbiano lasciato il segno. È un disco insomma che si porta dentro il lavoro del tempo, un accumulo di storie.  La title-track, è un valzer di ampie coralità ma con toni seriosi e solenni. Segue il pezzo migliore del disco, il primo singolo Muse Have Been New: subito riff potente a sovrastare tutto, poi gospel a voci femminili e l’incalzante Barman in un crescendo vocale, 100% dEUS.  Sul finale c’è una nuova flessione: Cadillac rasenta l’irritante, mentre su Love Breaks Down i dEUS si cimentano su una inopportuna ballad, enormemente distante dai loro fasti a tema degli anni ’90.

Non è un disco facile e per capirlo e apprezzarlo necessita di parecchi ascolti per entrare sottopelle, come altri dischi dei dEUS.    Ma le buone notizie non finiscono qui: annunciate anche le date del tour europeo di presentazione del nuovo album, che vedrà i dEUS esibirsi, a quattro anni dall’ultimo live, anche in Italia: un solo appuntamento, fissato per il 29 marzo 2023 ai Magazzini Generali di Milano. 
(C.P)


INHALER – CUTS & BRUISES
(pop-rock)

L’opinione più diffusa sugli Inhaler è quella secondo cui avrebbero avuto una visibilità infinitamente minore se non ci fosse di mezzo quel rapporto di parentela di cui sappiamo tutti molto bene. Ecco, al primo disco ci può anche stare, ma col secondo era fondamentale che la band facesse vedere molto di più, proprio per giustificarla questa visibilità che continuano ad avere.

E invece niente, siamo sullo stesso livello qualitativo del debutto, ovvero niente di tremendo, ma tutto assolutamente ordinario e che non giustifica il parlare che si fa di loro, soprattutto perché il rampollo, invece di cercare una propria personalità, imita ancor più spudoratamente lo stile del blasonato padre. Che poi è un paradosso, perché io stesso sto parlando di loro e dico che non c’è motivo di parlare di loro, splendido. Purtroppo, essere figli di condiziona ancora le priorità degli appassionati nell’interessarsi di qualcuno, e questo, evidentemente, vale in ogni ambito artistico.

Così, migliaia di persone perderanno altro tempo ad ascoltare queste canzoni normalissime, decine di penne in giuro per il mondo le recensiranno invece di star dietro a qualcosa di più meritevole, e centinaia di lettori ne leggeranno. Io e voi abbiamo appena fatto tutto ciò, ora però ripromettiamoci di smetterla. Qua la mano.
(S.B)


ORBITAL – OPTICAL DELUSION 
(Techno, Breakbeat, Ambient Techno)

La scena rave che ha dato vita al duo elettronico inglese Orbital è una reliquia del passato, ma oggi la band è ancora stabilmente sulla cresta dell’onda.

Il decimo album in studio, Optical Delusion, dimostra che il duo non è schiavo del passato e non ha minimamente voglia di appoggiarsi sugli allori. La prima musica degli Orbital era in gran parte strumentale, ma su Optical Delusion, la prima grande novità è che i fratelli Hartnoll hanno lavorato con una vasta gamma di collaboratori (tra cui gli Sleaford Mods). Optical Delusion, il primo album in studio del gruppo da Monsters Exist del 2018, è totalmente figlio di questi ultimi cinque anni di eventi, cambiamenti e stravolgimenti politici, sociologici e culturali. Optical Delusion descrive benissimo questa società e lo fa attraverso un disco che ha tanto il sapore di un copione sci-fi poco prima della fine del mondo.
(G.A)


ANNA B SAVAGE – in|FLUX
(Baroque Pop, Dream Pop, Indie Pop)

Il percorso di emancipazione di Anna B Savage, iniziato con A Common Turn, trova il suo necessario nadir con il suo secondo album in studio in|FLUX. Al centro del palco una donna che si scrolla di dosso il bagaglio appiccicoso di una relazione tossica e raccoglie i cocci della sua autostima, in un crescendo parallelo della musica e del proprio valore. “He showed me the words he’s living in/so I showed him the mountains I’m willing to”

Anna B Savage ha una voce roca e bassa, e l’immagine del silenzio compare più volte in in|FLUX – un raccapriccio al pari delle Selmasongs di Björk e Von Trier l’inizio di Say My Name – ma la storia che racconta è forte come se stesse urlando. Il dolore siede in prima fila, ma non è il solo protagonista. Ogni emozione colora un sound diverso, art pop secco e crudele nella caduta, luminoso e trionfante quasi-blues nell’ascesa – e persino elettronica, quando si rende conto di non voler essere sola, perché in una situazione come quella non c’è nulla di più liberatorio del poptimism. Non un ascolto facile, ma uno necessario.
(F.Z)


PILE – ALL FICTION 
(art-rock, indie-rock)

All Fiction è il segno di una nuova stagione per Pile. La band sterza verso territori maturi con suoni più ricchi e maturi rispetto al passato. Gli ultimi anni hanno visto la band rivedere e ricalibrare il loro catalogo, reinventando gran parte di quel materiale grezzo e “sporco” attraverso il nuovo avvento di puliti sintetizzatori e pianoforti.

All Fiction è il culmine di questo nuovo interesse per la morbidezza, una lenta ricalibrazione che esprime il lato più vulnerabile, delicato e maturo di questa band. Un nuovo passo verso una nuova direzione.
(G.A)


AVEY TARE- 7s
(neo psych)

Il sette è un numero mistico che simbolicamente è associato ad ogni forma di conoscenza. Non sappiamo se Avey Tare avesse in mente questa simbologia quando stava lavorando a 7s, fatto sta che questo album possiede una forte carica spirituale. Composto ovviamente da sette brani, 7s è il quarto lavoro di Tare al di fuori degli Animal Collective e Panda Bear. Pur conservando caratteristiche sonore che rimandano agli ultimi lavori degli Animal Collective, questo album è dotato di un’originale personalità.

Molto denso a livello sonoro, 7s si apre con un mix di synth, chitarre acustiche e voci angeliche che introducono l’ascoltatore in una dimensione onirica. Il disco risulta accattivante sin dal primo ascolto ma richiede attenzione per poter individuare le numerose sfumature che l’estro creativo di Tare è capace di generare. Brani come Hey Bog, forte anche dei suoi nove minuti e passa di lunghezza, contengono moltitudini sonore che solo dopo diversi ascolti si è in grado di apprezzare. L’atmosfera evocativa e nostalgica fluisce libera, segue la via, a volte imprevedibile, che Tare gli indica, il risultato è un disco affascinante e spiazzante ad ogni nuovo ascolto.
(C.L)


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