‘In Rainbows’: il suono della leggerezza secondo i Radiohead

Il 10 ottobre 2007 i Radiohead pubblicano, solo online tramite il sistema ‘pay what you want’, In Rainbows un album che, oltre a rappresentare uno dei momenti più alti della loro carriera, delineò la nuova fase sonora di una band in continua evoluzione. 

10:34:43  – 10/10/2023


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L’isolamento dei Radiohead

La lavorazione del disco fu travagliata, piena di blocchi e ripensamenti. Dopo il tour di Hail to the Thief la band si prese una pausa: Yorke pubblicò il suo primo lavoro solista, The Eraser (2006), mentre Jonny Greenwood si dedicò alla realizzazione della colonna sonora de Il Petroliere di Paul Thomas Anderson (2007). Nel 2006 i Radiohead iniziarono a lavorare, senza Nigel Godrich, al nuovo disco; la maggior parte dei brani esisteva da tempo, erano stati eseguiti più volte nei live ma, nonostante ciò, il gruppo non riusciva a trovare la giusta quadratura per andare avanti.

A fine anno venne convocato Godrich, ormai libero da altri impegni di produzione, che mandò il gruppo in isolamento in una vecchia casa di campagna. Questo metodo di lavoro aveva già funzionato con Ok Computer e Kid A, e risultò essere la soluzione migliore anche in questo caso. I Radiohead ebbero modo di focalizzarsi sulla strada da percorrere al fine di creare un’opera stratificata ma che suonasse in maniera sciolta, immediata, e che, soprattutto, riflettesse l’identità più profonda della band in quel preciso momento storico.

Come Magma 

In Rainbows è un lavoro intimista, che descrive la complessità e la fragilità della natura umana; se fino a quel momento i Radiohead si erano concentrati sull’essere umano come parte di una società sempre più asettica, cinica e decadente, con questo disco si focalizzano sui rapporti interpersonali. C’è una perpetua inquietudine di fondo che, come magma incandescente, percorre tutto l’album assumendo forme differenti. Prima esplode fragorosa, liberando lava e lapilli, 15 Step e Bodysnatchers, poi scorre fluida e distruttiva, Jigsaw Falling Into Place, Weird Fishes/Arpeggi, infine si placa, rilasciando fumo e ceneri sottilissime che fluttuano leggere nell’aria, Nude, Faust Arp.

Spazi Rarefatti

A livello sonoro il lavoro rappresenta una crasi tra le atmosfere rarefatte e sospese dei due Lp più sperimentali, Kid A e Amnesiac, e i suoni modellati da chitarre canoniche, già reintrodotte prepotentemente in Hail to the Thief. In questo caso però c’è una leggerezza mai percepita prima; la claustrofobia e il senso di soffocamento che avevano pervaso i lavori passati, vengono sostituiti da suoni che affacciano su spazi infiniti e melodie, a volte, quasi solari, 15 Step.

A svolgere questo lavoro atmosferico sono principalmente i synth e le chitarre che Greenwood modella a piacimento: usa riverberi dilatati all’infinito per tradurre in suono un malinconico senso di disfacimento perpetuo, House Of Cards, ricama arpeggi cristallini che inondano a cascata la martellante batteria di Selway, Weird Fishes/Arpeggi. 

Essenziale e sofisticato

La natura umana è una struttura complessa, delineata da tensioni opposte che dovrebbero raggiungere un equilibrio, quasi sempre precario; in In Rainbows c’è un senso di equilibrata stratificazione, ottenuto grazie anche ad un perfetto bilanciamento nella scaletta. Se 15 Step apre le danze con ritmi quasi gioiosi, rarità per la band, gran parte del disco riprende la sospensione spazio/temporale, già delineata in passato brani come Pyramid Song, finalmente libera da quell’aura cupa che ritorna solamente alla fine, Videotape.

Così synth, orchestra e chitarre costruiscono solide architetture impalpabili a cui è affidato il compito di sorreggere il pathos di Yorke, Nude e All I Need. È in Reckoner che questo pathos trova forse il punto di maggior espressione, grazie a uno dei migliori falsetto di sempre di Yorke; è un brano dritto, liscio ma che forse, assieme a Faust Arp, più degli altri racchiude la natura di questo disco, essenziale ma estremamente sofisticato.

Ogni volta che si ha a che fare con un disco dei Radiohead si resta sorpresi del fatto che questa band abbia saputo cambiare, intercettando l’umore della contemporaneità, senza subirla ma modellandola con estrema intelligenza. Con In Rainbows riuscirono nuovamente a cambiare pelle rimanendo profondamente fedeli a loro stessi, forse come non lo erano mai stati prima.

(Chiara Luzi)


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