27/05/2024
Electro-Shock Blues è il secondo album degli Eels, uscito il 21 settembre del 1998 per l'etichetta DreamWorks. Al momento della registrazione dell'album, gli unici membri ufficiali degli Eels erano lo stesso Mark Oliver Everett, ed il batterista Butch Norton, mentre Tommy Walter aveva lasciato la band.

Electro-Shock Blues è il secondo album degli Eels, uscito il 21 settembre del 1998 per l’etichetta DreamWorks. Al momento della registrazione dell’album, gli unici membri ufficiali degli Eels erano lo stesso Mark Oliver Everett, ed il batterista Butch Norton, mentre Tommy Walter aveva lasciato la band.

17:11:19  – 21/09/2020


Imitation of life

L’arte non è la vita. Non spesso, almeno, se non sei Daniel Johnston. L’autobiografismo non è necessariamente sinonimo di qualità e parecchi artisti hanno costruito le loro carriere indossando maschere. Altrimenti si potrebbe pensare che Ozzy Osbourne faccia quotidianamente colazione coi pipistrelli e dubitare che Michael Gira si faccia le matte risate guardando le comiche di Stanlio e Ollio (non so se lo faccia, ma potrebbe).

Però ci sono momenti e situazioni in cui il fardello della vita reale è tale da tracimare ovunque, anche nelle canzoni. Quando accade (penso a Vic Chesnutt, penso a Phil Elvrum) si crea una magia tale da trasformare una questione privata in un sentimento universale. E’ quello che succede con Electro-Shock Blues, secondo disco degli Eels, uscito il 21 agosto del 1998.

Mark Oliver Everett e la salvezza nella creatura Eels 

Se la sfiga fosse uno sport, a metà anni 90 Mark Oliver ‘E’ Everett sarebbe stato campione olimpico. Era già un cantautore in rampa di lancio, con un paio di dischi da solista e l’esordio degli Eeels, Beautiful Freak, acclamato dalla critica e dal discreto successo di pubblico.

Dopo aver perso il padre, il noto fisico Hugh Everett, tra i fondatori della teoria quantistica, per infarto negli anni 80, si trovò ad affrontare il suicidio della sorella, che soffriva di disturbi psichiatrici, e il cancro della madre (morta appena dopo la pubblicazione del disco). Poi, conseguenza quasi inevitabile, ci fu il ricovero in ospedale psichiatrico. Come si esce da un tale vortice di disgrazie? Non sempre se ne esce, c’è chi si attacca alla fede in un dio o in Belzebù, chi ad un amore o a una passione. Se sei un musicista ci fai un disco, e questo è il caso.

Arrampicandosi sulla luna

Musicalmente Electro-Shock non differisce molto dal classico suono Eels: un luna-park pop tra Beck e Sparklehorse, ritmiche hip-hop che giocano col country, col blues, con le tastiere waitsiane. Accanto al fido Butch alla batteria c’è gente come Grant Lee Phillips, T-Bone Burnett e Lisa Germano a dare una mano.

Ma i toni sono per forza di cose più scuri e intensi. Si parte subito con una bella botta, Elizabeth on the Bathroom Floor, che descrive con pochi tratteggi di chitarra gli ultimi momenti di vita della sorella dal suo punto di vista: “waking up is harder when you wanna die”. A lei sono dedicati anche Going to Your Funeral, My Descent Into Madness, 3 Speed e Last Stop: This Town, in cui immagina loro 2 che volano via insieme, come nel dipinto naif in copertina.

C’è spazio anche per il cancro della madre (Cancer for The Cure, Dead of Winter), c’è l’omaggio al padre di Baby Genius. Ci si commuove spesso, ma il momento più intenso e ricco di pathos arriva con la ballad strappalacrime Climbing Up to the Moon. Il disco però non è un’istigazione al suicidio o un crogiolarsi nelle proprie disgrazie, è anzi il tentativo riuscito di esorcizzare i propri fantasmi, condividerli e lasciarli andare.

Quello dice l’ultima meraviglia del disco, coi suoi archi luminosi, P.S. You Rock My World: “maybe it’s time to live”. E così ci si carica il fardello dei propri drammi sulle spalle e si procede il cammino, con la consapevolezza che sarà sempre meno pesante da portare man mano che si procede.

Così è andata, di dischi Mr. E ne ha fatti altri 11, magari non con la stessa intensità, ma tutti di buon livello.

Gabriele Marramà 

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