USCITE DISCOGRAFICHE DELLA SETTIMANA| 24 novembre

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CAR COLORS – OLD DEATH
(singolo)

In questa rubrica ci occupiamo di album interi, ma facciamo volentieri un’eccezione per il ritorno di Charles Bissell, leader degli Wrens, a vent’anni di distanza dal “The Meadowlands”, capolavoro e ultimo atto della band newyorkese. La colpa di questa lunghissima assenza è del misto di perfezionismo e insicurezza che caratterizza la personalità di Bissell, tanto che l’altra forza creativa nel gruppo, Kevin Whelan, non ce l’ha più fatta ad aspettare e ha pubblicato le proprie canzoni come Aeon Station a fine 2021.

Ora anche Charles si è finalmente deciso e si ripresenta come Car Colors, inizialmente con un singolo, come si faceva una volta. I motivi che hanno reso gli Wrens così poco visibili al grande pubblico e allo stesso tempo così amati da chi si è imbattuto in loro sono ancora presenti in queste tre nuove canzoni: il lato A è una lunga cavalcata di oltre sette minuti capace di avvolgere l’ascoltatore e inebriarsi sfruttando le suggestioni delle dolci dissonanze, mentre i due lati B sono brani dalla struttura e dalla durata più canoniche che però colpiscono grazie alla qualità melodica e al modo in cui asprezza e intensità si danno forza a vicenda.
Un ritorno sicuramente azzeccato e che mette ancor più curiosità su come sarà il nuovo disco. Quello di cui possiamo essere certi è che Charles non ha perso nulla delle caratteristiche che lo avevano reso un eroe indie tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli Zero. 
(Stefano Bartolotta)

SPEARMINT – THIS CANDLE IS FOR YOU
(indie-pop)

25 anni e 12 dischi dopo che gli Spearmint hanno debuttato sulla lunga distanza, la band di Londra continua a rappresentare la quintessenza dell’indie-pop. Melodie pazzesche, atmosfere in cui spensieratezza e malinconia riescono a convivere naturalmente, una capacità fuori dal comune di stabilire un autentico canale comunicativo con l’ascoltatore che sa ascoltare la parte più indifesa del proprio cuore.
Non cambia niente in questo nuovo lavoro, e per fortuna ci sono ancora musicisti che si rendono conto che la necessità di evolversi non è un dogma, e che quando fai certa musica su standard così alti, è inutile cercare qualcosa di diverso. Così, ancora una volta, con queste nuove canzoni si balla e ci si commuove, si sorride e ci si lascia andare a grossi sospiri, ci si sente avvolti dal buonumore e, un attimo dopo, ci si immerge nei rimpianti.
Si ritrovano quella genuinità e quella semplicità che hanno reso la cifra stilistica degli Spearmint così riconoscibile nel corso del tempo, quando, uno a uno, gli altri gruppi di bedroom pop si sono eclissati, e loro invece sono ancora qui, a confezionare riuscitissimi atti d’amore verso la melodia e la purezza di cuore. Una band sempre più da amare e da proteggere. 
(Stefano Bartolotta)

MARTA TENAGLIA – AFTER VERECONDIA 
(nu-soul) 

In un panorama italiano nel quale chi fa musica da pochi anni fa sempre più fatica a stare al passo coi nomi di lungo corso, Marta Tenaglia riesce, già al secondo album, a proporre una cifra stilistica riconoscibile, perfettamente a fuoco e capace di avere un impatto forte su chi ascolta. Già nel debutto “Guarda Dove Vai” la musicista milanese metteva in mostra doti non comuni in termini di personalità e sfrontatezza, ma qui il passo in avanti è indiscutibile, tanto è vero che il titolo è dovuto al fatto che Marta ammette di essere stata affetta proprio dalla verecondia, ovvero “quella paura del biasimo che porta ad assumere un atteggiamento riservato, pudico e timoroso”.

 

Tutto sembrava tranne che pudico e timoroso, quel disco, ma effettivamente, ascoltando questo, ovvero quello fatto dopo averla superata, la verecondia, la differenza si sente. Vale ovviamente per i testi, nei quali si parla senza nessuna remora di quando cazzo può finire il patriarcato, di smetterla di farsi paranoie sui traumi degli altri, del fatto che se fingi di non vedere ciò che sta andando male stai morendo, di quanto sia bello il peccato, di quanto è importante far saltare in aria quel mucchio di silenzio che deriva dai tanto mitizzati insegnamenti delle nonne.

 

Anche dal punto di vista strettamente musicale c’è una bella evoluzione, con una maggior varietà nello stile melodico e nessuna paura nel proporre melodie estremamente orecchiabili se sono quello che serve per valorizzare la canzone, strutture compositive più ricercate senza perderci nulla in termini di facilità di ascolto, una migliorata capacità di abbinare “per contrasto” le suddette melodie con la parte ritmica, in apparenti scontri che in realtà danno una forte propulsione allo scheletro dei brani.

 

Anche nell’aspetto vocale c’è più carne al fuoco, in perfetto accodo con il descritto ampliamento del ventaglio di idee, e, in definitiva, questo è un lavoro importante e destinato a lasciare il segno. Provate solo ad ascoltare la prima canzone, solo quella, e rendetevi conto di che effetto che fa visti i recenti fatti di cronaca. Ovviamente, la canzone è stata scritta prima, e questo testimonia inequivocabilmente il realismo e la totale mancanza di costrizioni mentali con cui è stato realizzato questo splendido album.
(Stefano Bartolotta)

 


NON VOGLIO CHE CLARA – MACKAYE
(pop rock)

Il ritorno in scena quasi dopo tre anni dal loro ultimo lavoro dei Non Voglio Che Clara è stato anticipato da Lucio, brano dalle sonorità leggere e quasi funk, palesemente ispirato a Battisti e incluso nella colonna sonora di Il compleanno di Enrico di Francesco Sossai, film presentato a Cannes 2023. Mackaye, questo il titolo del nuovo album, è un lavoro che fonde sonorità pop e rock per raccontare l’adolescenza, ormai lontano ricordo carico di tenerezza e malinconia, con uno sguardo nostalgico, Caffè & Ginnastica.

 

La band di Belluno non ha assolutamente fatto un disco hardcore, come invece racconta nelle interviste, ma al contrario ha saputo creare un paesaggio sonoro delicato, disegnato da chitarre ariose che al momento giusto sanno farsi ruvide e distorte. L’album è breve e diretto, è il riflesso di una band in forma capace di assorbire le influenze sonore contemporanee e rielaborarle alla propria maniera.

(Chiara Luzi)

 


SPECTOR – HERE COME THE EARLY NOGHTS
(indie-rock)

A distanza di una anno dal loro ultimo lavoro, Now or Whenever, tornano con il loro quarto album in studio gli Spector. Here Come the Early Nights è stato realizzato velocemente, inciso nell’arco di tredici giorni con il prezioso aiuto di Dimitri Tikovo. Il disco racconta del tempo che scorre inesorabile, del dover invecchiare senza poter rallentare in un’industria, quella musicale, sempre più veloce.

 

La band racconta della genitorialità e dei cambiamenti che questa dimensione porta con sè, come ad esempio l’andare a letto presto la sera. I brani sono pieni, intensi, sono sostenuti da un mix di chitarre distorte, tastiere e fiati che dipingono un paesaggio sonoro luminoso ma complesso, Never Have Before. Questo lavoro mostra una band matura e ben consapevole delle sue capacità, essere una rockstar di mezza età in un mondo veloce non è alla fine così male. 

(Chiara Luzi)

 


GUIDED BY VOICES – NOWHERE TO GOT BUT UP
(indie-rock) 

É un d’atto di fatto: mano che gli artisti invecchiano, iniziano ad affrontare la loro mortalità come qualcosa di concreto e sentito. L’ultimo lavoro dei Guided By Voices è un disco struggente e pieno di pathos che si discosta, e di tanto, dalle tematiche affrontate nel recente passato. È sempre una meraviglia ascoltare un nuovo disco della band e l’ultima prova, supportato da una magistrale  produzione (un po’ diverso dalla sua produzione lo-fi del passato) rende questo uno dei migliori lavori della band. Per una volta concentratevi ai testi più che alla musica, non ve ne pentirete. 

 


BACHI DA PIETRA – ACCETTA E CONTINUA 
(alt-rock)

Il progetto di Giovanni Succi e Bruno Dorella è ormai un’istituzione della musica indipendente italiana e, giunto all’ottavo album, non dovrebbe aver più bisogno di presentazioni. Questo nuovo lavoro conferma la nuova formazione in trio, nata con il precedente “Reset” del 2021 e con Marcello Batelli (già mente dei magnifici e purtroppo sconosciuti Planet Brain e componente di Teatro Degli Orrori e, attualmente, Non Voglio Che Clara) come terzo membro e responsabile di produzione, registrazione e mixaggio. Come sempre, i Bachi fanno musica che non guarda in faccia a nessuno nel suo essere diretta, dura e spigolosa, ma come due anni fa il sound è più elaborato e ricco di sfumature.

 

La capacità di coniugare al meglio queste due caratteristiche rappresenta la grande forza di questo lavoro, perché quando un’intransigenza così rigorosa non rifugge gli impulsi sonori che arrivano dall’epoca in cui essa si esprime, ma li fa propri con naturalezza e senza forzature, il risultato va assolutamente ascoltato, anche solo per mettere dei paletti su cosa significhi fare musica con un approccio totalmente autentico e allo stesso tempo senza anacronismi o idealismi di sorta.

 

Un’autentica lezione di come portare avanti l’indipendenza musicale nel modo corretto, questo è, in definitiva, “Accetta & Continua”, che, fin dal titolo, ci fa capire che, in ogni campo, non solo quello musicale, si può e si deve continuare a essere ciò che si è anche se le cose attorno a noi sono diverse da prima, e, anzi, queste differenze possono essere accettate e usate come un’opportunità, anziché essere viste come un limite.
(Stefano Bartolotta)

 

 


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