27/05/2024
In questa rovente settimana, ottime le uscite discografiche da noi proposte. Partiamo con il ritorno, atteso, dei Blur, a seguire ecco i Bloc Party, i Guided By Voices, Cut Worms, Lauren Auder e gli scozzesi Mull Historical Society. 

In questa rovente settimana, ottime le uscite discografiche da noi proposte. Partiamo con il ritorno, atteso, dei Blur, a seguire ecco i Bloc Party, i Guided By Voices, Cut Worms, Lauren Auder e gli scozzesi Mull Historical Society. 

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Chiara Luzi e Cristina Previte

13:40:13  – 21/07/2023



BLUR – THE BALLAD OF DARREN
(Art rock, brit-rock, Art pop)

La malinconia nostalgica riempie la nona uscita in studio dei Blur, un album coraggioso che mostra che la band ha qualcosa di pertinente da dire sull’invecchiamento. In altre parole, è un lavoro molto adulto e maturo, e non nel modo in cui queste parole possono talvolta essere usate come peggiorativo, per respingere la musica che non affronta le emozioni con la vividezza della prima esposizione giovanile.

Le canzoni optano per qualcosa di più realistico. I testi di Albarn sono pieni di rimpianti, riflessioni su amicizie finite, ricordi che inducono sussulti piuttosto che sorrisi affettuosi. Di tanto in tanto offrono saggezza conquistata a fatica.

Parte di ciò che ha da dire riguarda chiaramente la storia dei Blur. Ma il dolce ricordo occasionale – “Abbiamo viaggiato per il mondo insieme“, cantano Albarn e Coxon nell’apertura, “The Ballad” – è ampiamente superato da pensieri più oscuri. Il singolo, “The Narcissist“, è effettivamente una scusa di quattro minuti per la spavalda fiducia e l’ambizione volteggiante che hanno alimentato l’ascesa dei Blur nel Britpop. Il suono della chitarra di Coxon che intreccia fili filiformi attorno al sintetizzatore scoppiettante e alla voce con vocoder di “Goodbye Albert“, o luccicante sopra “Far Away Island” al tempo di valzer, è una delizia.

Intrisa di archi lamentosi, la traccia di chiusura, “The Heights“, suona inizialmente come se dovesse essere un gran finale, ma il climax atteso non arriva mai. Invece, la canzone viene inaspettatamente sopraffatta dal frastuono della chitarra di Coxon, finché non si ascolta solo un rumore bianco, che improvvisamente si interrompe. Sembra un finale strabiliante, che ti lascia con il dubbio di cosa potrebbe succedere dopo.

Pubblicare un album che dipinge la mezza età come un campo minato di rimorsi, relazioni interrotte e terrore esistenziale (“I have lost the feeling that I never thought I’d lose / Now where am I going?”) sembra una mossa incredibilmente coraggiosa e conflittuale per una band con una base di fan di mezza età. Inoltre, suggerisce che i Blur hanno ancora qualcosa di rilevante da dire, che non si accontentano di riposare sul loro catalogo arretrato, il che rende la questione del loro futuro più intrigante. 

“The Ballad of Darren” è un’opera che non si scusa per il proprio punto di vista di mezza età, ed è realizzata con la consapevolezza che affinché un artista invecchi con grazia, deve offrire agli ascoltatori una prospettiva che non sarebbe mai potuta venire da una band più giovane.
(Cristina Previte)


MULL HISTORICAL SOCIETY – IN MY MIND THERE’S A ROOM 
(alt-pop)

Lo scozzese Colin McIntyre, proveniente dall’isola di Mull, è musicalmente attivo da oltre 20 anni, principalmente col nome Mull Historical Society, ma anche con il proprio di battesimo. Lungo tutto questo tempo, Colin non è stato secondo a nessuno in quanto a qualità melodica, freschezza espressiva e continuità, ma il grande pubblico non se n’è mai accorto e il nostro si è dovuto accontentare di diventare un musicista di culto, con un seguito ristretto e appassionato. 
Per questo settimo album del proprio progetto principale, Colin ha contattato diversi scrittori che lui adora, tra cui due pesi massimi come Nick Hornby e Ian Rankin, chiedendo loro un testo in prosa su una stanza che per loro avesse particolare significato. Ricevuti i testi, ci ha scritto la musica sopra e il disco era pronto.
Questo processo collaborativo ha certamente giovato, dato che l’unico appunto che si può fare a McIntyre è quello di essersi un po’ avvitato su se stesso nel corso della propria carriera. Qui, invece, la provenienza esterna dei testi ha chiaramente spinto l’autore a esplorare nuove possibilità, soprattutto dal punto di vista degli arrangiamenti, con tanta varietà in più sia in termini di suoni che di robustezza.
Anche le melodie vedono alcune escursioni fuori dallo stile consueto, con utilizzo anche di spoken word. Infine, ci sono anche altre voci oltre a quella del leader, e, in definitiva, questo ascolto, seppur più lungo della media odierna (64 minuti) non smette di coinvolgere, grazie al tocco sempre geniale di un magnifico musicista e songwriter.
(Stefano Bartolotta)

BLOC PARTY- THE HIGH LIFE (EP)
(indie rock)

“Per me, è il suono di uscire dal deserto e riabbracciare la vita.” Con queste parole Kele Okereke descrive perfettamente l’anima di The High Life, nuovo Ep dei Bloc Party. Nato durante il recente tour dei Paramore, di cui la band inglese era il gruppo spalla, questo Ep è paragonabile a un taccuino in cui il gruppo appunta con urgenza le ispirazioni capaci di descrivere un lasso temporale preciso e irripetibile.

I quattro brani possiedono lo stile peculiare della band, e, in soli tredici minuti, attraversano le sfumature espressive che nel corso degli anni hanno definito la loro carriera musicale. Sfruttando un saliscendi emotivo, i Bloc Party passano con facilità dalla solarità dell’opener High Life, alla più intensa malinconia di Blue, senza mai tradire la loro storia. Questo ottovolante è la perfetta sintesi della carriera di una band ma anche nuovo punto di partenza verso un futuro ricolmo di fiducia.
(Chiara Luzi)


CUT WORMS – CUT WORMS 
(indie pop, folk rock)

L’ultimo album di Cut Worms sembra imbattersi accidentalmente in un vecchio amico mentre si va in spiaggia a consumare birre. Il terzo e omonimo disco del cantautore Max Clarke è uno sguardo immediatamente nostalgico e affettuoso sul passato e sul presente. Mentre l’album richiede di essere goduto come sfondo per una giornata estiva negligente, i temi racchiusi nei testi sono tutt’altro che spensierati, riflettenono, infatti, inesorabilmente sul desiderio e sulla voglia di amore. Delicato e struggente allo stesso tempo se pur inglobato in territori sereni.
(Giovanni Aragona)


GUIDED BY VOICES – WELSHPOOL FRILLIES 
(indie rock, low fi)

Otto album nel 2020, e tanta voglia di raccontarsi: non è un manifesto da guinness world record, ma la storia recente dei Guided By Voices. Nel 40° anno della band, le leggende indie di Dayton, Ohio, buttano fuori una collezione che sfida l’età della band e funge da punto culminante scintillante nel flusso costante e spesso delizioso di produzione targate GBV. La loro implacabile ricerca della melodia pop mescolata al rock ha raggiunto la perfezione e il loro senso di assurdità e fascino malvagio rendono quest’ultimo disco un altro viaggio intrigante.
(Giovanni Aragona)


LAUREN AUDER – THE INFINITE SPINE
(art pop)

Dopo tre EP ecco il debutto ufficiale di Lauren Auder. Un disco interessante, colmo di ballate piene di pathos al pianoforte capaci di condurre l’ascoltare in territori sensuali e intriganti. L’album disegna vertiginose parabile metafisiche che si basano sui suoi sentimenti di isolamento. Un disco da ascoltare con cura che spiazza per maturità ed equilibrio stilistico.
(Giovanni Aragona)


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