27/05/2024
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In questo numero di uscite discografiche della settimana abbiamo ascoltato gli album dei Disclosure, Palehound, Slow Magic e i Firestations. 

In questo numero di uscite discografiche della settimana abbiamo ascoltato gli album dei Disclosure, Palehound, Slow Magic e i Firestations

a cura di Giovanni Aragona e Stefano Bartolotta

14:52:54  – 14/07/2023



DISCLOSURE – ALCHEMY 
(House, Deep House, Electronic)

Dopo aver pubblicato EP e tracce strumentali sparse qua e là, i Disclosure pubblicano a sorpresa un disco,  il primo lavoro completo in cui operano davvero da soli. È una scelta audace per il duo e un passo verso una nuova direzione. Alchemy è una storia divisa in due parti, ognuna delle quali mostra i due lati del progetto: da una parte incredibili produttori e artigiani di suoni, dall’altre DJ eccezionali con una massiccia carriera alle spalle. Con questo album portano quei due lati in una direzione, e anche se non è il loro capolavoro, è comunque un discreto disco.
(GA)


FIRESTATIONS – THICK TERRAIN
(alt-rock) 

Se questo mondo fosse giusto, qualunque appassionato di musica avrebbe familiarità con i Firestations, e io così potrei fare una spiegazione più basata sul confronto con il passato, che tutti, appunto, dovrebbero conoscere già. Ma le cose, purtroppo, non stanno così, e quindi sono costretto a partire dall’inizio. I Firestations sono un quintetto del distretto londinese di Walthamstow e sono attivi da oltre un decennio. Hanno, però, pubblicato solo tre album, con questo, perchè, evidentemente, preferiscono fare le cose bene, e quando si fa musica per passione, questo approccio fa sì che i tempi tra un disco e l’altro si dilatino.
Stilisticamente, i cinque si muovono su tonalità abbastanza cupe, ma non dark nel senso musicale del termine, associandole a melodie, invece, abbastanza limpide, e questa sorta di abbinamento per contrasto si riflette anche dal punto di vista vocale, grazie alla particolare gioco di armonie tra le voci di Mike Cranney e Laura Copsey. Gli arrangiamenti sono anch’essi basati su una sorta di dicotomia comunicante tra chitarre e tastiere, e, in definitiva, la loro impronta è piuttosto riconoscibile e le ambientazioni che creano sono pressoché uniche.
Col tempo, la band ha sempre più ampliato i propri confini, allargando il raggio rispetto alle iniziali atmosfere di calma apparente. La tensione emotiva è sempre più emersa e la varietà espressiva è sempre più aumentata.
Questo nuovo lavoro, in particolare, dà la sensazione di un’esplorazione estremamente dettagliata dei confini musicali del quintetto, perché, sempre rimanendo all’interno di essi, c’è letteralmente di tutto: chitarre secche e suoni complessi; canzoni dirette come colpi di fucile e altre, invece, molto articolate; delicatezza e dissonanze; melodie immediatissime accanto ad altre decisamente sfuggenti. 
Un lavoro, in definitiva, che si concede un ampio respiro, senza paura e con risultati davvero ottimi, sia nelle singole canzoni, che anche nel modo in cui esse stanno insieme. Personalità, impatto emotivo, qualità artistica, equilibrio tra coerenza e varietà: questi pregi sono tutti presenti in un lavoro di alto spessore, e sarebbe finalmente ora che qualcuno in più rispetto alla solita nicchia se ne accorgesse.
(S.B)

PALEHOUND – EYE ON THE BAT
(Indie Rock, Singer-Songwriter, Indie Pop)

I Palehound con il loro terzo album in carriera hanno messo sul piatto un disco che mira a esplorare i periodi del prima e del dopo quando si tratta di sperimentare. Il progetto ha sempre mirato ad essere qualcosa di crudo e vulnerabile con quella velata voglia (anche zavorra) di non voler mai crescere, sembra ormai giunto al punto chiave della maturità.  

L’eccezionale capacità di El Kempner di raccontare storie e di far condividere all’ascoltatore i sentimenti e le emozioni che ha attraversato, attraverso la rabbia e la frustrazione, sono il vero punto di forza dell’opera.  Eye On The Bat sembra un disco che dovrebbe essere prescritto a chiunque stia attraversando momenti di vita difficile, un palliativo da ascoltare come una garanzia che tende a suggerire che non si è mai soli e alla fine tutto potrà risolversi.
(GA)


SLOW MAGIC – FORGOTTEN FEELS 
(Chillwave, elettronica)

Dopo aver entusiasmato i fan di tutto il mondo per anni con la sua maschera iconica e la sua interpretazione unica della musica elettronica, Slow Magic è diventato un brillante esempio di originalità artistica, dimostrando che la musica non riguarda il seguire le tendenze. Coprendo più generi e comprendendo le molte influenze elettroniche da cui Slow Magic attinge per ispirare la sua produzione creativa, Forgotten Feels abbraccia gli ascoltatori in una calda onda di rintocchi scintillanti e melodie vorticose.
(GA)


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