14/06/2024
uscite discografiche - www.infinite-jest.it
Uscite discografiche con The Smile, Future Islands, Ty Segall, Torres, Gruff Rhys, The Umbrellas, Any Other e Torres.

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THE SMILE – WALL OF EYES
(art rock)

Accantonati forse definitivamente (?) i Radiohead, il duo Yorke / Greenwood con Nigel Godrich in cabina di regia e e dietro le pelli Tom Skinner (ex Sons Of Kemet) continuano imperterriti per la loro strada e dopo uno splendido esordio “A Light For Attrachting Attention” (Tra i migliori del 2022) ispirato a livello di quelli della casa madre, arrivano al sophomore, anticipato dal singolo “Bending Hectic” uscito, sempre via XL Recordings, ad inizio dell’estate scorsa e dalla title track licenziata un paio di mesi fa, accompagnata, a sua volta, da un video in bianco e nero dal sodale Paul Thomas Anderson, che ci mette fantasia e il suo immenso talento per dirigere Yorke in un clip surreale, o la stessa “Friend of a friend”, ballad claustrofobica, sperimentale e libera, echi e rimandi al capolavoro “Amnesiac” mischiato alla psichedelia seventies o la bellissima “Teharmonic”, che come tutto il disco, ha un incedere acustico, mischiato, come al solito, a mille dettagli sonori, o le divagazioni chitarristiche di “Under Our Pillows” dilatate, quasi ambient.

 

Gli ingredienti non mancano e i fuoriclasse rimangono tali anche con il passare delle stagioni, sebbene non sia affatto scontato. A tutti gli effetti una nuova fase di uno dei gruppi di lavoro più importanti di sempre, perché il collettivo di Oxford, senza nulla togliere al resto della comitiva, fa e faceva leva proprio sui succitati tre titolari e l’onnipresenza di Nigel Godrich (Uno dei migliori produttori in assoluto) nei lavori di Yorke, ne certifica ancora di più il ragionamento.

 

Tornando al disco, trattasi di materia più sperimentale della precedente, che, a mio parere, trovai piuttosto vicino ai dischi dei Radiohead, diversa ma con un minimo comune denominatore, qui, forse, siamo più nei territori melodici del percorso solista di Thom, ma è difficile fare paragoni, ogni capitolo, è un nuovo viaggio. Rimane, comunque, il medesimo pensiero, che questi abbiano nelle loro corde, a prescindere da tutto, l’impresa di non deludere mai e, dopo decenni di carriera, a mio avviso, non è affatto scontato.  “Wall Of Eyes” è un altro eccellente tassello di un mosaico irripetibile.  Sicuramente, già a gennaio, tra i migliori dischi dell’anno. 

(Fabio Campetti)

 


FUTURE ISLANDS – PEOPLE WHO AREN’T THERE ANYMORE 
(synth pop)

Tornano a farsi sentire anche i Future Islands a quasi quattro anni dal fortunato “As Long As You Are”, che sebbene fosse uscito nell’infausto 2020, fu in grado di lasciare il segno. Un ensemble, quello della Carolina, in giro già da diversi anni, arrivando con “People Who Aren’t There Anymore” al settimo capitolo della saga, il quarto per la regina delle label 4AD, che licenziò nel 2014 il loro, finora, album più significativo, “Singles”.

 

Il tono vocale, unico di per sé, e la consueta verve di Samuel T. Herring fanno del collettivo americano una delle proposte più interessanti, in grado di replicare al meglio, le premesse su disco, anche nella dimensione live. Il disco nuovo aggiunge la solita qualità ad una musica di un ensemble, che, praticamente, non sbaglia mai, continua imperterrito su una lunga retta via, di fatto, inattaccabile.

 

All’interno della tracklist spiccano i singoli “The Fight”, ballata sintetica sempre ai loro livelli di scrittura, così come “Say Goodbye”, un mid tempo che sa di classico e originale al tempo stesso. Mentre il primissimo episodio, “The Tower”, ci riporta i Future Islands in un clima danzereccio, brano che, in concerto, darà il suo meglio. Per non citare, poi, la bellissima “The Thief”, ipnotica e diretta. Un disco che conferma le attese, come al solito. 

(Fabio Campetti)

 


GREEN DAY – SAVIORS
(pop punk)

Il primo ascolto di questo nuovo disco dei Green Day lascia sensazioni contrastanti. Da un lato, infatti, tutte le canzoni risultano godibili e senza sbavature, scorrono via bene e, a livello puramente formale, è difficile trovar loro difetti evidenti. Dall’altro lato, però, non si capisce cosa possa dare a una appassionato di musica una raccolta di canzoni che non solo non contiene elementi né di novità e nemmeno di contemporaneità, ma che, per la maggior parte del tempo, ricordano qualche altra canzone o band, dagli stessi Green Day che nel brano iniziale rifanno una sorta di nuova versione di “Minority”, agli Weezer in più di un’occasione, agli American Hi-Fi, ai Pixies, addirittura c’è una canzone che inizia come “So What” di Pink e poi va a sfociare negli Offspring.

 

Insomma, va bene che l’originalità a tutti i costi non è sempre necessaria, soprattutto nel pop-punk, però davvero l’unico modo per ascoltare questo disco è farlo in modo distratto e facendo altro, altrimenti non funziona.
(Stefano Bartolotta)

 


ANY OTHER – STILLNESS, STOP: YOU HAVE A NIGHT TO REMEMBER
(songwriting) 

Dopo il fantastico secondo disco uscito ormai nel 2017, Adele Altro è stata attiva quasi solo in altri progetti, come produttrice o musicista da studio o sul palco, e gli appassionati non avevano idea se sarebbe uscita una nuova raccolta di canzoni a firma Any Other. Finalmente, questo terzo album è arrivato, ed è valsa la pena aspettarlo, perché il livello si è ulteriormente alzato e ormai Any Other fa rima con eccellenza. Mi rendo conto che questa parola viene speso usata a sproposito, ma in questo caso non si può definire in altro modo un’opera perfetta sotto ogni punto di vista.

 

Lascio in sospeso ogni giudizio sui testi, visto che è sempre difficile assimilarli bene al primo ascolto, ma per il resto non ci vuole molto a capire che siamo di fronte a un capolavoro assoluto. Merito soprattutto di una scrittura in perfetto equilibrio tra eleganza e sentimento, veicolo ideale per mettere assieme con gusto e efficacia arrangiamenti dalla cura del dettaglio quasi classicista e un modo di cantare che ricorda l’irruenza tipica degli anni Novanta.

 

Non c’è un singolo momento in questi 30 minuti che non faccia battere il cuore, anche in virtù di un’ampia varietà di idee che permette di declinare in maniere sempre diverse i concetti base di cui sopra. Bentornata Adele, c’era proprio bisogno della tua arte.
(Stefano Bartolotta) 


CRANÌA – 584
(nu soul)

Cantautrice milanese al disco d’esordio, Cranìa si inserisce nel filone nu-soul con un lavoro interessante, che mostra discrete potenzialità. La voce rappresenta il punto di forza più importante: intensa e riconoscibile, è una di quelle che appena la senti non puoi evitare di drizzare le orecchie e metterti all’ascolto con attenzione.  L’altro aspetto ben sviluppato è quello della produzione artistica: grazie al lavoro dell’esperto Federico Carillo, il suono riesce a non oscurare la preponderante vocalità, che merita, giustamente, di stare al centro del progetto artistico, e allo stesso tempo non risulta come un mero accompagnamento, ma ha quello che serve per dare una spinta in più all’economia dei singoli brani.

 

Il songwriting è ancora da sgrezzare, dal punto di vista sia melodico che dei testi, ma l’idea di base sembra essere quella giusta, ovvero provare a mettere in campo, in entrambi gli ambiti, il giusto grado di sfuggevolezza, per lasciare all’ascoltatore lo spazio per crearsi una propria idea e sentirsi meglio in sintonia con la proposta. In definitiva, in un mondo musicale che ormai vuole tutto e subito, c’è ancora chi deve ancora sviluppare in pieno la propria cifra stilistica ma è già in grado di realizzare canzoni piacevoli e che solleticano la curiosità dell’appassionato.
(Stefano Bartolotta)  

 


TY SEGALL – THREE BELLS
(psych rock, garage rock)

Uno dei cantautori più prolifici e apparentemente instancabili di questa generazione, Ty Segall, non ha mai evitato di provare qualcosa di nuovo. Nel suo ultimo album Three Bells, il musicista di Laguna Beach, California, attinge ad alcune delle sue influenze preferite e durature – psych rock, folk, heavy metal – e le distorce per produrre uno dei suoi dischi più concettualmente e narrativamente chiariti. Con l’aiuto anche dei membri della Freedom Band di Segall, Three Bells è uno dei suoi album più espansivi e inebrianti fino ad oggi.
(Giovanni Aragona)  

 


GRUFF RHYS – SADNESS SETS ME FREE 
(indie pop, neo psych, alt rock)

Negli ultimi tre decenni, Gruff Rhys ha realizzato un meraviglioso percorso creando fette di psych-pop, ognuna con vari gradi di altri ingredienti gettati nel mix. Dall’indie-pop aggiunto dei suoi primi giorni di Super Furry Animals, fino al presente, si è spostato attraverso paesaggi sonori low-fi stratificati spingendo molto verso lidi psichedelici. Il 25° disco Gruff Rhys esplora “la tristezza e il terrore generale della solitudine cosmica”, che può sembrare sia sconcertante che confortante. Un gran bel disco. 

(Giovanni Aragona)

 


TORRES – WHAT AN ENORMOUS ROOM 
(indie-rock, alt rock)

A distanza di oltre dieci anni dal suo debutto, Torres continua a percorrere una strada sonora personale e sopratutto per niente banale. Con il suo sesto album in studio, What an Enormous Room, Mackanzie Scott si conferma come artista eclettica, capace di muoversi in maniera disinvolta fra ruvide sonorità rock, già presenti nel precedente lavoro Thirstier (2021), e angoscianti melodie, Collect, che ricordano in lontananza le atmosfere sia claustrofobiche che liberatorie di Goldfrapp. È proprio questa contraddizione concettuale e sonora che costituisce la struttura di questo lavoro di Torres; ci si può sentire soffocati in una stanza gigantesca, senza nessuno intorno, sopraffatti da un senso di perdita e smarrimento.

 

Questo perpetuo danzare fra luce, e ombra, Happy man’s shoes, conferisce a What an Enormous Room un dinamismo che dona intensità e forza ad un lavoro in realtà molto semplice da ascoltare. Alla fine le mura di questa stanza cadono, Scott torna a respirare e la voce, fino a quel momento ruvida, a volte arrabbiata, si muove eterea su un piano riverberato, Songbird Forever. What an Enormous Room rappresenta un nuovo passo di una carriera in crescita, vedremo in futuro quali nuovi scenari Scott ci riserverà.

(Chiara Luzi)

 


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