25/06/2024
'Warehouse: Songs and Stories' è l'ultimo album degli Hüsker Dü. ---

“Revolution starts at home, preferably in the bathroom mirror”. Chi ama gli Hüsker Dü queste parole ce le ha ben scolpite in mente. Stanno nelle note di copertina di Warehouse: Songs and Stories, fondamentale disco doppio che la band di Minneapolis pubblicava il 19 gennaio 1987. Il doppio album, normalmente, rappresenta l’apice di una carriera, un’esplosione di creatività che un disco singolo non riesce a contenere. Gli Husker Du, che normali non sono mai stati, un disco doppio l’avevano fatto già, Zen Arcade, che è lo zenith della loro fase post-hardcore, un meraviglioso insieme di ferocia espressiva e canzoni memorabili. Dopo un disco così o si continuava in quella direzione, fino all’autoparodia, o si cambiava. Loro hanno scelto la seconda via.

Cambiare, per la premiata ditta Mould & Hart (col fido ‘baffo’ Norton al basso) significava smussare gli angoli, essere meno brutali senza perdere grinta ed immediatezza, lasciare che la loro sapienza melodica di stampo classico (qualcuno ha detto Beatles? Sì, io) e la qualità del loro songwriting si prendessero in pieno le luci dei riflettori. Ci vogliono 3 dischi di transizione, tutti di ottima fattura, per arrivare al botto finale. Il magazzino delle canzoni e delle storie è un luogo magico, dove è bello perdersi. Ci si immedesima (These Important Years), si canta a squarciagola (Could You Be The One?), ci si incazza (Standing In The Rain) e ci si commuove (Ice Cold Ice). Bob come al solito fa la parte del leone, ma anche Grant piazza le sue zampate, She Floated Away e Back From Somewhere su tutte.
Uno sforzo creativo così intenso non poteva non lasciare strascichi. Le tensioni sempre latenti tra i due leaders raggiungono il culmine e portano alla fine della band. Le flebili speranze di una reunion cessano con la morte di Grant, nel 2017, per le conseguenze di una vita segnata dalla dipendenza dall’eroina. Ma dischi come questo restano, trascendono il tempo che li ha prodotti per assurgere allo status di classico imperituro, a perenne disposizione di chiunque nella musica cerchi emozione, verità, devozione.
Gabriele Marramà

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