“L’elogio della notte” firmato YO LA TENGO

yo la tengo

Inghiottiti dal crepuscolo di Hoboken

Uno scorcio notturno di un sobborgo americano. Qualche villetta a schiera di periferia, le luci accese e il bosco alle spalle con i pini alti che sovrastano i tetti delle case. Un uomo è in piedi sul viale, lo vediamo solo     perché il fascio di luce del lampione lo attraversa. Tutto nella copertina di “And Then Nothing Turned Itself        Inside-Out” degli Yo La Tengo sembra suggerire la poetica e i suoni che si ritrovano nel disco.

 

La quiete, il.     buio, il sonno, quell’esatto istante in cui i nostri occhi si chiudono e noi veniamo cullati dall’altra parte, dove.   non ci sono più limiti.  Nono album del gruppo statunitense di Hoboken composto da Ira Kaplan, Georgia.     Hubley e James McNew, viene pubblicato nel 2000, tre anni dopo “I Can Hear the Heart Beating as One”.

 

Dal recupero del classico alla ricerca del suono contemporaneo 

Gli Yo La Tengo nascono nel 1984 dalla coppia formata da Ira Kaplan e Georgia Hubley. I due si conoscono.   alla fine degli anni 70, quando accomunati da una grande passione per la musica, masticano entrambi rock.  tra concerti, zine e negozi di dischi. È proprio questo interesse comune a portare i due a creare a metà degli anni ‘80 il loro progetto musicale: Ira alla chitarra, Georgia alla batteria e la coppia si alterna sulla voce.

 

Il  bassista James McNew si aggiunge solo all’inizio degli anni ’90, preceduto da Dave Rick, Mike Lewis e           Stephan Wichnewski. Critico musicale e appassionato di baseball, Ira decide di utilizzare come nome del.    gruppo “Yo la Tengo”, una frase che un giocatore del New Tork Mets urlò durante una partita allo shortstop venezuelano Elio Chacon al posto di “I’ve got it” per fargli capire di aver preso la palla.

 

Dopo un primo esordio con la pubblicazione di “Ride The Tiger” nel 1986, il gruppo si avvia alla ricerca di.     uno stile e di un linguaggio personale, senza escludere influenze e riferimenti espliciti, dai Velvet  Underground ai Television, anche grazie alle numerose cover che vengono via via composte. Tutto questo            confluisce in “I Can Hear The Heart Beating As One”, l’album che gli Yo La Tengo pubblicano nel 1997, un caleidoscopio di generi diversi, dal rock chitarristico al jazz, qui c’è tutto quello che Ira e Georgia hanno suonato, ascoltato e studiato per anni. 

 

Un disco per quando scende la notte

Dopo “I Can Hear The Heart Beating As One” nel 2000 gli Yo La Tengo pubblicano “And Then Nothing Turned Itself Inside-Out”, 13 tracce che si snodano tra voci quasi sussurrate e un’atmosfera che sembra ovattata. Il titolo del disco è un chiaro omaggio ad una citazione del jazzista, compositore e filosofo Sun Ra: “At first there was nothing…then nothing turned itself inside-out and became something”.

 

 

L’album si apre con “Everyday” e il ritmo quasi ossessivo di percussioni che si mischiano alla voce monotono che fa da sfondo alle tenebre, schiarite solo a tratti da leggeri tocchi di chitarra. I ricordi del passato prendono di nuovo forma in “Our Way to Fall”, un canto nostalgico dove si riaccende la fiamma che si alimenta ogni giorno e non importa quanto possa durare: I remember song you sang, I remember the way you looked tonight, And I remember the way it made me feel, And we try and try, Even if it lasts an hour”.

 

 

Dai sussurri tenui e quasi parlati di Ira nella dolce “The crying of lot G” alla calda voce di Georgia  nella ballata per anime perse “Tears Are in Your Eyes”, l’atmosfera si fa distorta e si tinge di feedback grazie alle chitarre di “Cherry Chapstick”, un inno solitario al sapore di Velvet Underground e Sonic Youth. A traghettarci nel buio come ultimo tassello finale del viaggio ecco poi i 17 minuti di “Night Falls on Hoboken”, dove a chitarra, basso e batteria si aggiungono anche l’organo e il vibrafono per una preghiera che ci esorta a chiudere gli occhi e lasciarci andare, perché solo nei sogni possiamo essere e avere tutto ciò che nella realtà è troppo distante da noi.

 

Conclusioni

Un compendio di suoni e melodie che vengono ricreate pescando dalle grandi pietre miliari del passato ma sempre con un occhio di riguardo alla contemporaneità e alla capacità creativa che li contraddistingue. Nella lunga carriera degli Yo La Tengo fin dagli esordi, ma ancora di più all’apice della maturità con I Can Hear the Heart Beating as One”, il gruppo ci ha abituato a soluzioni e composizioni dalle tinte variegate, che traggono la propria forza da generi diversi: dal sound più chitarristico e psichedelico al folk, dalle vibrazioni jazzate a melodie post rock, dall’elettronica al pop acustico passando dalle dissonanze shoegaze.

 

 

 

La sensazione è che la pausa di tre anni che precede la pubblicazione di “And Then Nothing Turned Itsel Inside-Out” sia stata fondamentale per la costruzione di un disco che racchiude un indie-rock più evocativo, un’evoluzione nella direzione di un suono più rilassato e onirico, dove tutto è “misurato” e ai fuzz del passato si preferisce costruire atmosfere di quiete quasi irreale. Gli arrangiamenti sono ridotti all’osso e c’è una particolare attenzione ad una ricerca sonora capace di abbracciare l’ascoltatore e accompagnarlo in quei pensieri che precedono il sonno in attesa che arrivi l’alba.

 

Anche negli album successivi, da Fade (2013) al più recente This Stupid World (2023), il gruppo statunitense.  riesce, tra lavori più o meno centrati, a ritagliarsi un posto di primo piano nel panorama indie-rock americano.  Lontano dall’hype e dalle mode del momento, la band si destreggia tra comfort zone e sperimentazione, una combinazione perfetta per chi cerca un porto sicuro o per chi vuole lasciarsi sorprendere da uno         spettro sonoro che muta, ma senza perdere mai personalità. Un viaggio in una discografia estremamente prolifica e a tratti difficile da metabolizzare, ma che vale la pena intraprendere per scoprire un mondo emotivo e stilistico in continuo divenire. 

(Greta Esposito)


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