16/06/2024
Il meglio delle uscite discografiche della settimana con TY Segall, Jack White, Beach Bunny, e lo stoner dei Nebula.

Il meglio delle uscite discografiche della settimana con TY Segall, Jack White, Beach Bunny, e lo stoner dei Nebula.

a cura di Giovanni Aragona e Chiara Luzi

16:41:58  – 22/07/2022



TY SEGALL – HELLO, HI
(songwriting, folk, psych rock)

Ty Segall è uno di quei musicisti dalle infinite risorse, in grado di tirare fuori dal cappello colpi di scena ad ogni occasione. Dotato di una carica senza pari e di infinita energia creativa, Segall ha la capacità innata di fluttuare tra i generi come se fosse la cosa più naturale del mondo. Dopo aver pubblicato un lavoro, Harmonizer, completamente governato dai synth il musicista californiano affida il suo ritorno ad una chitarra e poco più, regalandoci un disco incredibilmente intenso ma profondamente diverso dal suo predecessore. Hello, Hi abbraccia sonorità acustiche e delicate, Good Morning, che pescano a piene mani nelle influenze del songwriting più puro.

L’immaginario a cui rimandano queste sonorità è fatto di spazi desertici ruvidi, ma stiamo viaggiando con Segall e il detour è sempre dietro l’angolo. La desertica malinconia punteggiata da cori riverberati viene squarciata da chitarre più rock, ricche di distorsioni e sonorità ipnotiche, Distraction. Nelle ineccepibili Saturday pt.1 e pt.2 convivono tutte le anime di questo disco: passando da melodie dolcissime costruite su chitarre pizzicate si arriva a una perfetta fusione psych-folk che come una brezza accarezza l’ascoltatore. Ty Segall ci ha stupiti di nuovo, godiamo di questo lavoro in attesa del prossimo tour.
(C.L)


BEACH BUNNY – EMOTIONAL CREATURE
(indie rock, indie pop)

Dopo il debutto nel 2020, Honeymoon, i Beach Bunny tornano in scena con un lavoro luminoso ma non troppo emozionante. Emotional Creature è un album che contiene sonorità con cui avevamo già avuto a che fare agli inizi del duemila, la band infatti pesca nell’universo adolescenziale di quegli anni, ben descritto dalle rom com del periodo. Su un tappeto governato da chitarre aperte e solari, da una batteria pop punk, la cantante Lili Trifilio cerca di trovare un equilibrio fra ansia, amore e ricerca della maturità. Il lavoro si ascolta facilmente, la band svolge egregiamente il suo compito ma quello manca a Emotional Creature è probabilmente una maggiore ricerca sonora che, nonostante la produzione di Sean O’Keefe, manca alla base del disco.
(C.L)


JACK WHITE – ENTERING HEAVEN ALIVE 
(blues-rock, garage-rock)

Jack White è probabilmente l’eroe di una generazione rinnovata del rock. L’artista, dopo una carriera strepitosa con i suoi White Stripes,  si è lentamente dilettato in un tranquillo lavoro acustico: dal trad-folk della colonna sonora di Cold Mountain del 2003, alle ballate low-key di Get Behind Me Satan del 2005 alla compilation Acoustic Recordings del 2016. Per la prima volta, Entering Heaven Alive dà a White un intero album per concentrarsi su quel lato della sua opera, rendendo questo lo yin dello yang rumoroso Fear of the Dawn di questa primavera. Il disco affonda (bene) il colpo quando trasuda blues elettrificato così tagliente da ricordare gli esordi della carriera. Il nostro eroe sorprende ancora tanto quando torna agli arpeggi rustici come in All Along the Way (uno dei brani migliori di questi primi mesi di 2022).

Con due album che arrivano in successione così rapida, è quasi impossibile non confrontarli – e con questo così fresco di stampa, Fear of the Dawn è di gran lunga il lavoro più eccitante dei due. Jack White si esprime al meglio quando scatena il rumore della sua chitarra elettrica ma oggi la sua prospettiva è quella del maturo cantautore. Se in passato è stato (banalmente) accusato di essere esageratamente tradizionalista, questi ultimi due dischi raccontano un White non solo in piena forma ma piacevolmente  imprevedibile in ogni centimetro sonoro composto. Grandissimo disco, nulla da aggiungere.
(G.A)


NEBULA – TRANSMISSION FROM MOTHERSHIP EARTH 
(stoner-rock)

E chi ha detto che nel 2022 non possa esser sfornato un album di stoner rock figlio della vecchia scuola dei maestri Kyuss, Hermano, Fu Manchu e Monster Magnet? A questi nobili nomi va sicuramente aggiunto quello dei Nebula, band formata nel 1997 da Eddie Glass (chitarra) e Ruben Romano (batteria) dopo aver lasciato proprio i seminali Fu Manchu.

Dopo ottimi esordi per SubPop Records la band si presenta in splendida forma per questo settimo album in studio prodotto da Heavy Psych Sounds. In questo lavoro troverete i migliori ingredienti dello stoner: la base della ricetta è sempre la stessa con la massiccia dose di Black Sabbat condita da psych rock e space rock. Il disco è ben suonato. Per gli amanti dei riff del deserto, della psichedelia tintinnante e dei riff pesanti sorretti da cavernosi bassi, questo è l’album ideale. Nostalgico, ma per niente male.
(G.A)


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