In Interviste

“Il nostro sound è fondamentalmente scuro. Puntiamo a giocare sulla sottile soglia che esiste tra ombre e luci”. A tu per tu con Cecilia Miradoli dei Pindhar

 

A distanza di diversi anni dal progetto Nomoredolls, Cecilia Miradoli e Max Tarenzi hanno dato vita ai Pinhdar, duo musicale sospeso tra synth rock, new wave, trip hop e sfumature dream pop. Il nuovo disco è stato anticipato dal singolo Toy. In attesa del live che vedrà impegnata la band questa sera al Circolo Ohibò di Milano, abbiamo chiacchierato con Cecilia di suoni, musica italiana, lingua inglese, Portishead e progetti futuri.

 

Chi sono i Pindhar?

Cecilia e Max. In passato siamo stati etichettati come “indie” ed eravamo i primi a suonare all’estero. Avevamo anche intelaiato un festival, A Night Like This Festival, in Piemonte che ha fatto la storia. Quest’anno ci ritroviamo in una venue più intima a contatto con la natura! Saremo ai piedi del lago Sirio rigorosamente in acustico, dal tramonto all’alba. Ma nel 2020 il festival ritornerà in tutto il suo splendore! Il nostro è un duo: synth rock, new wave e trip hop, qualcosa di ibrido.

Facciamo un breve tuffo nel passato. La vostra prima band si affacciava sulle scene proprio mentre l’indie rock muoveva i primi passi. 

Faccio fatica a distinguere e capire bene le definizioni. L’indie si è distaccato dal rock ’70. Oggi c’è una sorta di trasmigrazione verso territori elettronici.

Abbiamo ascoltato il vostro esordio e abbiamo percepito una piacevole “oscurità”. Molto dark e molto trip hop. Un trip hop contemporaneo sospeso tra il cupo dei Portishead e la linearità sonora dei Morcheeba. 

Wow, una definizione interessante! Mi piace molto. Noi siamo fondamentalmente “scuri” e “cupi”. Puntiamo a giocare su ombre e luci: spesso costruiamo dei suoni “sereni”, ma se scavi nei testi ti renderai conto che le nostre parole sono scurissime. 

I Pinhdar hanno voltato pagina rispetto ai progetti passati e si avverte una piacevole evoluzione nel sound. Colpisce questa tesssitura sonora. Perché avete scelto di sposare la lingua inglese?

Noi nasciamo con la lingua inglese. Per scrivere nella tua lingua devi essere un songwriter eccellente. Per me viene prima il sound e poi il testo, e in inglese mi viene molto più facile. Poi, onestamente, il nostro genere è più funzionale cantando in inglese.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana di oggi? Tutti i prodotti musicali sono spendibili all’estero?

Esistono barriere culturali e linguistiche. Ci sono cose molto interessanti nel rap in Italia. Ma ti dico la verità, non sono così entusiasta della scena musicale odierna attuale. Se ti riferisci all’It Pop e alla trap, alzo le mani: non è roba per me [ride]. Il nostro disco sta rispondendo bene in Inghilterra. Lì devi suonare bene, esiste una soglia di sbarramento molto alta e per noi è un piacere e un onore aver sfondato quelle barriere. Abbiamo un progetto con un duo anni ’90 che ha fatto la storia: sono inglesi e, per scaramanzia, non diciamo ancora nulla. Ti faccio un mezzo spoiler: sono nel giro della Dandelion Radio! Non facciamo nomi ma promettiamo che voi di Infinite Jest sarete i primi a saperlo!

Ci piace molto quando le band mescolano la musica con altre forme di arte. Installare dei visual all’interno dei vostri live è una scelta non solo funzionale, ma anche accattivante. 

Il video di Toy – che ha una storia molto forte – è stato realizzato da Samuele Romano e Alessando Nassiri. Gli stessi, sono poi stati supportati dagli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia per i nostri live. La novità è che i nostri concerti verranno integrati dai visual di questi ragazzi e posso assicurarti che il risultato è ottimo. Si passa dall’artwork, allo stopmotion, all’Hd anni ’70. Ogni canzone verrà associata a un visual molto particolare.

Progetti futuri? Cosa bolle in pentola?

Ci piacerebbe suonare in qualche festival, sarebbe un passo importante.

Con chi vorreste suonare? Fateci un nome, un sogno nel cassetto.

Te ne faccio due! Potessi suonare con qualcuno ti direi i Portishead e Anna Calvi. Lucidamente e piantando i piedi in terra, ti dico che ci piacerebbe suonare con chiunque abbia affinità con il nostro sound.

 

G.A

 

Nessun Commento

Lascia un Commento