In Ricorrenze

Il debutto dei Nirvana è l’urlo di una generazione

 

Nel lontano 1989 tre ragazzini decidono di riscrivere le regole del rock a modo loro. Il primo disco dei Nirvana ha sulla musica l’effetto caustico della sostanza che omaggia il titolo del disco (ispirato da un cartellone per una campagna sull’Aids) sul colore dei tessuti: è corrosivo come la candeggina.

È un punk rock energico e nichilista, provocatore ma, al contrario del movimento degli anni ’70-’80, è anche rassegnato. Un disco essenziale nella musica quanto efficace nei testi, un album che darà vita a un movimento più che a un genere, destinato a entrare nella storia sfondando la porta senza nessuna delicatezza. Un genere che ha mille volti, mille sfumature nella musica, capace di provocare ed emozionare. Un genere che ci regalerà, negli anni seguenti, eroi sconfitti dalla droga, dalla depressione e, più in generale, dalla vita. Ma questa è un’altra storia.

Questo è il momento di celebrare Bleach, la vera bandiera del grunge, l’essenza stessa del nuovo capitolo del romanzo del rock scritto a Seattle. Se About A Girl sembra una tenera storia tra adolescenti che cela tra le parole del testo un fievole e celato ottimismo nel cambiamento di Kurt, Negative Creep descrive con poche strofe essenziali quello che Cobain sente di essere.

Love Buzz, invece, grazie al testo di Rob Van Leeuween, parla dell’ape regina che punge il suo cuore. Se in Blew esprime le sue sensazioni dopo un tradimento, in School descrive l’incubo di tornare alle scuole superiori. Pochi anni dopo, in Nevermind, la scrittura dei testi di Kurt diventerà meno primitiva e più complessa, la musica più melodica, i singoli più orecchiabili, ma senza discostarsi troppo da Bleach.

Bleach è l’emblema del grunge, il seme del fiore venefico che ha contagiato irrimediabilmente il sangue di un’intera generazione a metà degli anni novanta. È il tessuto dal quale saranno fabbricate migliaia di camicie di flanella, il megafono nel quale si inizierà a urlare il disagio di una gioventù che mal ripone fiducia nella società costruita dai propri padri, con la voce sgraziata e urlante di Kurt Cobain.

Vito Ricco

 


     Kurt Cobain – voce, chitarra 
Krist Novoselic – basso
Jason Everman – chitarra 
Chad Channing – batteria
Dale Crover – batteria (2,6,13)

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