In Ricorrenze

Compie ventisette anni “la tempesta desertica” dei Kyuss

 

Ventisette anni fa, a fine giugno 1992, usciva il secondo album dei Kyuss. Un’oscura foschia si è così frapposta tra il brullo terreno e il cocente sole della Coachella Valley: questa è la nube creata da Blues for the Red SunL’album è il manifesto indiscusso dello stoner: uno stile che, viaggiando sui binari dell’hard rock e del metal, carica con sé influenze psichedeliche, hard blues e della scena desert.

Nessuno dei membri dei Kyuss avrebbe potuto prevedere l’influenza che questo lavoro avrebbe avuto sulla proliferazione di nuovi generi alternativi dell’hard rock e sulla migrazione degli stessi componenti in altre band, con progetti musicali per nulla appendice, se pensiamo alla portata di nomi quali Queens of the Stone Age, Fu Manchu, Unida o Monster Magnet (solo per citarne alcuni).

Il disco è la colonna sonora di uno sceneggiato le cui riprese sembrano svolgersi in lande appena illuminate dalle luci del tramonto o dal chiarore dell’alba; e gli eventi si susseguono tra ventate di sabbia, luoghi nascosti dove si tengono concerti clandestini e traversate in macchina ad alta velocità, senza una meta precisa, lungo interstatali in mezzo al deserto.

Con Thumb e Green Machine si intuisce subito come la guida metal delle musiche ingrani accordi blues e chitarre hard rock, inserendo una marcia in più. Tracce acustiche come Apothecaries’ Weight, Caterpillar March e Mondo Generator (futuro nome della band del bassista Nick Oliveri) hanno come compagni di viaggio riff distorti, batterie chiassose e disturbanti echi.

Questo è lo stoner rock, capace di trasportare e coinvolgere. Questi sono i Kyuss, vagabondi ed energici, assuefatti da contaminazioni, spensierati, ma con un animo doom e acid. Questo è Blues for the Red Sun, il compendio di un intero genere e miglior “allucinatorio” da deserto.

Yuri Galbiati

 


John Garcia – voce
Josh Homme – chitarra
Nick Oliveri – basso
Brant Bjork – batteria

Nessun Commento

Lascia un Commento