24/06/2024
E’ l’abituale Circolo Magnolia ad ospitare la data milanese dei Preoccupations, in Italia per presentare “Arrangements”, l’ultima fatica uscita sul finire dello scorso anno.

E’ l’abituale Circolo Magnolia ad ospitare la data milanese dei Preoccupations, in Italia per presentare “Arrangements”, l’ultima fatica uscita sul finire dello scorso anno.

12:21:55  – 02/04/2023


E’ l’abituale Circolo Magnolia ad ospitare la data milanese dei Preoccupations, in Italia per presentare “Arrangements”, l’ultima fatica uscita sul finire dello scorso anno; stasera, trattasi della prima di un trittico di appuntamenti che include anche Bologna al Covo, quindi l’arci Tom in quel di Mantova, per chiudere il mini tour italiano.

Alfieri di un certo revival post punk, crudo e senza fronzoli, il quartetto canadese, ribattezzato appunto Preoccupations dopo la querelle sul nome d’esordio, quel controverso Viet Cong che li costrinse a scegliere un moniker alternativo per non incorrere in una sorta, quanto probabile censura, si presentano freschi, come detto sopra, di un nuovo lavoro in studio, il quarto, tenendo ragionevolmente anche in considerazione, appunto, l’omonimo esordio con il vecchio idioma, che li fece conoscere al pubblico più attento.

Un disco che non aggiunge molto in termini di sorpresa, ma che conferma, altresì, i Preoccupations ai piani alti del post punk, genere che, prepotentemente si sta ritagliando sempre di più il giusto quanto meritato spazio anche tra le nuove generazioni e l’acclamata ascesa di band come Fontaines DC, Viagra Boys, Murder Capital o degli stessi Idles non ne è altro che una conferma.

“Arrangements” ci riconsegna un collettivo, ai nastri di partenza, dopo, a mio parere, un disco meno ispirato come “New Materials”, orfani della Jagjaguar, storica label di Bloomington che pubblicò, il disco precedente, licenziano, praticamente, in autonomia, questo quarto capitolo della saga.

Sicuramente parliamo di un lavoro più ragionato e meno istintivo, tra virate shoegaze, psych rock e l’incedere della wave accompagnata da venature dark a fare da fondamenta, a voler esser sinceri, probabilmente i dettagli ci portano, forse, anche più distanti dai succitati colossi di questa nuova ondata di band, però, a grandi linee, la famiglia è quella e dal vivo, l’attitudine da riot giovanile degli esordi è sicuramente più marcata a fuoco, poi va detto che i Preoccupations abitano nella casella più di nicchia, forse meno carismatici o semplicemente meno interessati a diventare un fenomeno di massa. 

Ospiti graditi della serata, quanto incaricati di aprire le danze, sono i Ghost Woman, connazionali dei padroni di casa, che in realtà non sono altro che il moniker dietro il quale si cela Evan Uschenko, “Anne, If”, acclamato sophomore, uscito nel 2020, condivide un frullato di influenze, tra montagne russe sonore, rimandi di Dream Syndacate e l’attitudine di chi ne sa; attaccano per le 20,30, un set minimale di 40 minuti, chitarra e batteria, voce maschile e femminile, portano il già discreto pubblico in un girone infernale, tra musica ossessiva e blues claustrofobico, una gradita sorpresa.

Subito dopo Preoccupations on stage, si suona esattamente sul palco piccolo del circolo di Segrate, e, anche se parliamo di numeri ridotti, rispetto al più abituale tendone, il parterre è stipato, e nel suo essere così underground mantiene ancora di più lo spirito del post punk degli esordi, in quella Londra di fine anni settanta, regna la giusta atmosfera per questo ritorno a Milano della band di Calgary, assente dal 2017.

Non si risparmiano, dando tutto, fino all’ultima goccia di sudore,  in un’ora e un quarto di rasoiate, e, come piace a me, rigorosamente senza bis, dedicano la prima parte del set ai brani più intellettuali del disco nuovo, dall’ouverture di “Fix Bayonets”, passando per “Death of Melody” o “Ricochet”, quindi finite, per modo di dire, le strategie promozionali, legate ad “Arrangements”, riempiono la seconda metà del concerto dei loro personali evergreen di una discografia già sostanziosa, scelte che comunque saranno quasi tutte improntate su “Viet Cong”, disco che, nel suo vivere di passaparola, ha lasciato il segno, non a caso ai tempi se ne parlò molto, quindi le osannate “Bunker Buster”, “Silhouttes”, o la stessa “March Of Progress” in chiusura, sono ancora il climax di tutta la setlist. 

Un concerto che ci conferma i Preoccupations come una delle migliori live band in circolazione.

 

Fabio Campetti


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