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Liam Gallagher – ‘Why Me? Why Not’

 

 

 

Genere: Brit Pop 
Etichetta: Warner Bros
Release: 20 settembre

Occhiali da sole e tamburello. Questa era l’immagine di Liam Gallagher che mandava in visibilio i fan degli Oasis negli anni ’90, poi le cose sono precipitate e i due fratelli hanno percorso strade diverse con più bassi che alti. 

Anche se per la scrittura di questo suo secondo disco solista Liam viene affiancato da diversi collaboratori (su tutti Greg Kurstin e Andrew Wyatt) Why me? Why not si può considerare a pieno titolo un disco personale, pieno di riferimenti a Noel e alla musica del passato, figlio del brit pop, con archi e tastiere dallo stile molto classic-rock che accompagnano sonorità familiari ai fan di vecchia data della band di Manchester. 

Il titolo del disco arriva da un disegno di John Lennon del 1969 intitolato “Why me?” acquistato da Liam, ma riporta alla mente anche il più recente Why Always Me?” apparso sulla maglia di Mario Balotelli durante una partita col Manchester City per lamentarsi del trattamento dei media che lo additarono come immaturo e ingestibile. Proprio come Liam, che spavaldo accetta l’accusa e rilancia: Now I’m back in the city, The lights are up on me”, tanto per mettere le cose in chiaro nell’energico brano d’apertura, Shockwave. 

L’elemento di interesse è il middle eight che smorza l’arroganza della strofa cambiando l’obiettivo del pezzo senza sgonfiarlo: non più il pubblico ma se stesso ripetendo nel finale “Maybe the shame will open your eyes”. Grandiosa è Once, in cui Liam diventa credibile come mai prima d’ora: onesto e fragile nel ripensare ancora agli Oasis e al fratello (It was easier to have fun back when we had nothin‘), amico/nemico di sempre in una ballata toccante (But oh, I remember how you used to shine back thensull’accettazione di come sono andate le cose. Dallo spazio arriva la malinconica voce di Meadow, che strizza l’occhio sia a Stand by me (che a sua volta riprendeva All the Young Dudes di Bowie) che al modo di suonare di Harrison. 

Sono cambiate tante cose ma non i riferimenti musicali dell’ ex “our kid”. Citazioni a stesso (d’you know what i mean) e ai concittadini Smiths nell’epica Gone, dove l’orchestra arricchisce un brano che potrebbe reggere il confronto con qualche classico minore dei fratelli Gallagher. Liam ha 47 anni. A quell’età è normale accettare il passato e dimenticare la rabbia che può portare il rimpianto. Il tempo diventa un luogo da rivisitare con piacere che a volte strappa un sorriso, altre commuove. Non intaccando una serenità che finalmente anche Liam sembra aver trovato. 

Davide Catalano

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