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Le migliori uscite discografiche della settimana – 7 febbraio –

17:18:21 – 07/02/2020

Una settimana non indimenticabile in quantità e qualità, ad onore del vero, ma che comunque riesce a farci estrarre un numero considerevole di dischi in uscita. Grandi aspettative intorno agli storici Nada Surf e al loro nono album in carriera. La domanda che in tanti ci siamo fatti in redazione è: riusciranno a ripetere un disco come Let Go prima o poi? Grande attenzione nei confronti di Isobel Campbell, finalmente solista. Un gradino più in basso due dinosauri del rock odierno: da una parte gli Stone Temple Pilots e dall’altra i Green Day. (No, non è il 1994 ma il 2020). Da segnalare  Oh Wonder e La Roux che si contendono lo scettro della migliore pubblicazione electro pop della settimana, e l’ottimo hip hop firmato Boldy James. Menzione speciale per l’EP di Sarah Haras, un anno fa scommettevano su di lei (scommessa vinta). 

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Davide Catalano, Chiara Luzi e Vincenzo Papeo

NADA SURF – NEVER NOT TOGETHER
(alt rock)

Torna la band di Matthew Caws, giunta ormai alla nona pubblicazione. Never Not Together è composto da nove tracce power pop che si lasciano indietro parzialmente la spensieratezza dei lavori migliori e che sembrano rette da una costruzione più calcolata dei brani. Si potrebbero prestare molto facilmente ad un approccio radiofonico di più ampio raggio, con qualche strizzata d’occhio agli U2 (Just Wait), Death Cab for Cutie (Looking for You) e pochi significativi richiami al passato più alternative della band (Something I Should Do, Mathilda). È senz’altro il disco che gioca sul tema della maturità inconsapevolmente raggiunta.
(V.P)

 

ISOBEL CAMBPELL – THERE IS NO OTHER
(indie folk)

Possiamo dirlo che ci eravamo un po’ stufati di leggere il nome di Isobel Campbell sempre accoppiato a quello di qualcun altro? Possiamo dirlo che ci ha dato un gran sospiro di sollievo sapere che sarebbe uscito un disco suo e solo suo, dopo che ciò non succedeva per 14 anni? Beh, noi lo diciamo forte e chiaro, bentornata Isobel! Anche perché questo lavoro, che si dice fosse pronto da anni e abbia dovuto rimanere nel congelatore per colpa di problemi legali e burocratici, è indubbiamente ben riuscito, e ci consegna un’artista che ha ormai la maturità giusta per far tesoro della propria innata delicatezza e metterla al servizio di stili diversi (dalla bossa nova a beat elettronici, dal country al dream-folk), proponendo una corposa manciata di canzoni nelle quali la dolcezza di fondo è ben integrata agli elementi di cui sopra, in modo che nessuno possa tacciare il risultato di eccessiva svenevolezza, nemmeno chi lo faceva ai tempi del progetto Gentle Waves (gente priva di cuore, ovviamente). Se proprio si vuol trovare un difetto al disco, è il suo risultare solido ma senza almeno un picco clamoroso che accenda la fantasia dell’ascoltatore (come poteva essere “Sisterwoman”, sempre per rimanere in tema Gentle Waves), ma, calcolando che si tratta di un nuovo inizio dopo tanti anni, le aspettative sono sicuramente rispettate, e forse anche superate.
(S.B)

 

STONE TEMPLE PILOTS – PERDIDA
(acoustic rock)

Ci tocca, per dovere di cronaca, raccontarvi di questo soporifero disco che racchiude 10 canzoni in 45 minuti. Da dove partiamo? partiamo nel dirvi che gli Stone Temple Pilots non hanno motivo di esistere senza Scott Weiland. Detto questo, vi diciamo subito che Perdida non è un disco ma è un tentativo della band di ridefinirsi. Un acoustic folk che non ci ha minimamente coinvolto e che resterà la pagina più triste scritta dalla band. Una parentesi a parte la merita il povero Jeff Gutt (il nuovo cantante), assoluto corpo estraneo di una band totalmente priva di idee.
(G.A)

 

GREEN DAY – FATHER OF ALL ….
(pop punk)

Una carriera costernata da grandi successi può essere macchiata da un disco così mal riuscito? assolutamente no, e il lavoro dei Green Day rimarrà per sempre nella storia ma qui c’è da raccontarvi di questo disco. Senza fronzoli vi diciamo: il disco dura 26 minuti, il giusto tempo per far ballare i vostri bambini mentre preparate loro una calda minestrina.
(G.A)

 

SARAH HARAS – STORM (EP)
(industrial)

Siamo sempre felici quando scommettiamo su qualche artista sconosciuto. Appena un anno fa ve ne parlavamo qui, e in pochi nel nostro paese conoscevano questa artista. A distanza di così poco tempo, la Haras, ritorna in pista con un EP industrial di 12 minuti da consumare in apnea. Tagliente, coraggioso e spigoloso. Ribadiamo, dopo 1 anno, il nostro paragone: una perfetti sintesi tra Tetsuo di Shin’ya Tsukamoto e David Lynch. Chapeau. 

 

OH WONDER – NO ONE ELSE CAN WEAR YOUCROWN
(electro pop)

Tornano a distanza di 3 anni da Ultralife gli Oh Wonder. No One Else Can Wear Your Crown ci presenta un suono patinato con un electro pop estivo che non ammette turbamenti ma nemmeno profondità. Le canzoni scivolano leggere ma sono destinate solo agli amanti del genere che troveranno conferme sia nelle ballate che nei momenti più ritmati.
(D.C)

 

BOLDY JAMES – THE PRICE OF TEA IN CHINA  
(Hip – Hop)

Boldy James torna a collaborare per questo suo nuovo lavoro con The Alchemist e l’alchimia – perdonate il gioco di parole – che si forma fra i due è incredibile. Il disco è una di quelle rarità in un mare di produzioni hip-hop ormai sempre più spesso simili e piatte. I dodici brani che lo compongono sono costruiti su un rap fluido e vivo, che si combina a sample e sonorità cariche di reminescenze 70’s, ben calibrate a suoni contemporanei. Ovviamente sono immancabili dei features, in questo caso pochi e ben calibrati: Vince Staples, Benny the Butcher, Freddie Gibs, Evidence. Segnaliamo anche l’autrice dell’interessante artwork in copertina: Kei Imazu.
(C.L)

 

LA ROUX – SUPERVISION
(electro pop)

È un ritorno non totalmente convincente quello di La Roux. L’artista inglese ha realizzato un album leggero, dal facile e gradevole ascolto ma manca di spunti interessanti. Le otto tracce che lo compongono non hanno particolare slancio, come detto, sono gradevoli ma sprovviste di consistenza e questo un po’ dispiace visto il talento che Elly Jackson possiede. Sicuramente non è un disco che rimarrà negli annali.
(C.L)

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