14/06/2024
Boxer è il quarto album dei The National, pubblicato da Beggars Banquet Records il 22 Maggio del 2007.

Boxer è il quarto album dei The National, pubblicato da Beggars Banquet Records il 22 Maggio del 2007. Prodotto da Peter Katis.

11:12:21  – 23/05/2022



La genesi del Boxer dei National 

Il nome dei The National ha ormai raggiunto una quasi fastidiosa ubiquità all’interno della scena indipendente mondiale, ma prima di arene e palazzetti sold out, delle vittorie dei grammy, del loro nome a caratteri enormi sulle locandine dei maggiori festival e soprattutto prima dell’uscita di Boxer, anche loro sono stati una band in difficoltà. Nonostante molti degli ingredienti di cui parleremo in questo articolo fossero già presenti nelle tre precedenti release, soltanto Alligator era stato ricevuto con un’accoglienza un po’ più calda da parte critica e pubblico. Tutti i ricavati comunque finirono a coprire il buco di finanze causato da Sad Songs for Dirty Lovers, uscito un paio d’anni prima.

In questo periodo tra Alligator e Boxer i membri del gruppo decidono anche di abbandonare i propri impieghi per concentrarsi sulla stesura del nuovo album: un atto che, compiuto a 35 anni, non può che significare un vero e proprio all-in sulla carriera musicale. Il clima di tensione, ansia, paura, eccitazione e fiducia creato da una situazione del genere, è catturato con surreale precisione nel documentario sulla stesura e registrazione del disco, A Skin, A Night, pubblicato nel 2008 e filmato e diretto da Vincent Moon.

L’album

Il disco si apre con quello che diventerà uno dei brani più celebri della band: Fake Empire. Questa ballata è il confluire di tutte le cose che alla band riescono meglio, una formula sulla quale sono diventati così forti da potersi permettere di ripeterla più volte all’interno dell’album senza però che questa rischi di stancare chi è all’ascolto. Il pianoforte principia il brano con un giro dolce ma non immobile, mano nella mano con il caldissimo timbro baritono di Berninger, il vero e proprio trademark della band.

Quando poi si uniscono anche basso, batteria ed in seguito gli ottoni, la traccia prende vita, si gonfia e si riempie di colore pur senza abbandonare quel tocco malinconico tipico dei testi di Matt Berninger, che qua canta di come scordarsi i problemi del mondo, alludendo anche allo stato di torpore di molti nei confronti della situazione politica americana. L’arrangiamento nel complesso è stupendo e la lunga coda strumentale che chiude il brano è la ciliegina sulla torta: un primo impatto notevole per Boxer. Brainy invece, la terza traccia dell’album, è tra quelle con il minor numero di ascolti su Spotify ed ha una struttura completamente diversa da quella di Fake Empire, ma resta comunque una traccia di cui vale la pena parlare.

Il ritmo qua è sostenuto fin da subito e un arpeggio di chitarra accompagna il cantato, che a questo giro parla di una relazione in cui una delle due parti, quella di chi canta, non si sente all’altezza dell’intelligenza del partner e cerca disperatamente un modo per restare a galla e salvare un rapporto che, proprio per via di questo gap, sembra destinato a fallire. La parte di batteria può risultare un po’ ripetitiva, però la produzione di chitarre e basso è pressoché perfetta: nella seconda metà del brano c’è un punto in cui la linea di basso e la voce di Berninger si mescolano, sostenendosi a vicenda, danzando attorno alle stesse frequenze e lasciando spazio nella parte alta del registro alle linee di chitarra, a cui poi, nella chiusura strumentale si uniranno degli archi. 

La “scaletta intelligente”

Ri-ascoltando il disco, si fatica a trovare un brano da bocciare. Mistaken for Strangers e Squalor Victoria un tempo sarebbero state le “bocciate”, però sono tracce che hanno guadagnato una dimensione live importante. La sezione finale del disco sarebbe stata quella più debole, non fosse che il gruppo ha piazzato furbescamente Gospel nell’ultimo slot, che con i suoi accordi dolci e il suo testo terribilmente enigmatico ci culla dolcemente fino alla fine dell’album.

Il successo

In A Skin, A Night, l’editing di Moon danza tra scene e location diverse, mischiando inquadrature intime ad altre più casuali, con uno stile lo-fi che diventerà poi un caposaldo del genere col suo progetto La Blogoteque. Intrappolati tra un’inquadratura e l’altra, tra un frammento di brano e l’altro, i membri del gruppo faticano a trovare la voce del disco, con uno dei gemelli Dessner che a un certo punto dice che forse, il documentario di Moon parlerà di un disco che non è mai uscito. Subito dopo, prima di un bellissimo finale con un live di About Today che redime alcuni dei difetti del film, su uno schermo nero la data di uscita di Boxer e un conforto dal futuro: l’album sarà un successo. Il primo di una lunga serie, aggiungiamo noi.

Matteo Cioni

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