24/06/2024
'Song For Our Daughter' è il settimo album di Laura Marling. Coprdotto da Ethan Johns, è stato pubblicato da Chrysalis Records e Partisan.

 

 

 

Etichetta: Partisan / Chrysalis 
Genere: indie-folk, folk rock 
Release: 10 
aprile 

15:33:37  – 27/04/2020

Responsabilità di essere donna

A trent’anni tutto è diverso. Diciamo la verità, non si tratta solo di numeri. Il 30 è un contenitore di tante cose: di conquiste, di passi falsi, e di tanti passi avanti, ma anche di consapevolezze e di mezze certezze. Siamo sinceri, in fondo, non sai mai quali siano veramente le tue certezze. Laura Marling ha compiuto 30 anni due mesi fa, ma lei è una predestinata, in fondo. Ad iniziare da metà dei 2000, quando poco più che adolescente, si fece notare da una ristrettissima cerchia indie folk. I suoi brani iniziarono a girare così in fretta – complice un profilo MySpace ben coltivato – che l’etichetta WayOutWest Records le propose un contratto per realizzare un EP.  

Il primo disco arrivò a 18 anni e venne nominato ai Mercury Prize. Due anni dopo quel importante esordio, Laura Marling pubblicò I Speak because I Can, un disco costruito intorno alla “responsabilità dell’essere donna”. Ma chi a 20 anni si pone queste domande in una società depauperata da certi valori? Laura Marling giunge oggi al suo settimo album in studio, a 30 anni tondi tondi. Abbiamo letto più o meno tutti la genesi di questo lavoro, e il perchè questo disco venisse pubblicato in anticipo rispetto alla pianificata tabella di marcia.

Alcune canzoni si sono fatte strada ancor prima delle pubblicazione e già, da un primo impatto, quei testi emozionavano. Laura Marling sbroglia i legami che si intrecciano nella relazione madre e figlia e porta un importante contributo alla comprensione dell’identità femminile. In questi legami ogni figlia cerca i segni della femminilità della propria madre, perché dalla relazione con lei dipenderà in gran parte la sua vita futura di donna e la sua identità femminile.

Un folk-rock delicato 

Una strada percorsa in tutto il disco: la capacità dell’essere donna e di costituirsi come elemento di riferimento per una vita futura che sta per arrivare.  Song For Our Daughter è una lunga lettera che si legge in 36 minuti. E’ una storia di una futura madre che ha bisogno di mettere a fuoco l’origine, e la genesi, delle relazioni che legano vicendevolmente, una madre alla figlia. Una ricerca antropologica, sociologica e psicologica  che attraversa questioni che riguardano la femminilità, e che puntano al primordiale concetto di identità. Una sottile relazione così desiderata, così dolorosa, ma così piena di promesse. Laura Marling mette in campo una raffinatezza unica. Una centrifuga delicatissima di melode, liriche che toccano i cuori come in Blow by Blow e in The End of the Affair.  La raffinatezza del suo cantautorato e, in particolare, i suoi arrangiamenti musicali sono l’elemento essenziale che distingue Laura Marling dalla sua generazione. Eppure, nell’industria musicale, a Laura Marling non è mai stato concesso il tipo di rispetto accumulato da tanti suoi colleghi maschi.  A soli 30 anni, Laura Marling è già una outsider nel panorama musicale odierno. Lei, a colpi di ottimi dischi,  si è sempre tenuta a debita distanza dal business della musica.

Conclusioni

Questo suo settimo disco in carriera, lo conferma. Gli ultimi minuti di Song For Our Daughter sono quelli più delicati. Il potente finale è consegnato al gioiello beatlesiano intitolato For You, che, destino ha voluto, ha realizzato con il suo compagno (udibile nei cori). Quest’ultima canzone chiude un disco senza nessun tipo di sbavature, pressoché perfetto da ogni punto di vista. Sostenuta da un impianto sonoro pressoché crudo e spoglio di qualsiasi orpello sonoro, Laura Marling e la sua chitarra, libera da eccessi di tecnicismo, testimonia una modalità di trasmissione musicale che si avvicina alla psicoanalisi che è propria di una scrittura femminile.

Un disco piacevolmente sospeso nel tempo. Uno stile sobrio e molto vicino al folk ’70 di Joni Mitchell (in quasi tutto l’album) ma anche alle produzioni “campestri” dei Fleetwood Mac (Strange Girl) consegnerà, in definitiva, uno dei migliori dischi indie-folk dell’ultimo decennio.

G.A

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