In Live Report

Ypsigrock Festival 2019

 

L’edizione numero 23 di Ypsigrock Festival conferma le aspettative, riproponendo l’ottima formula tra esperimenti sonori e il meglio del rock in circolazione. Dall’8 all’11 agosto, un piccolo paesino immerso all’interno dell’affascinante Parco delle Madonie, Castelbuono, è diventato il punto di riferimento europeo della musica.

Un pubblico vario ed eterogeneo ha occupato, dalle prime luci dell’alba di giovedì 8, il consueto welcome party che ha visto protagonisti dell’apertura CanarieI’m Not A Blonde, e l’ormai consueto Dj Set.

 

9 agosto

Il giorno 9 si aprono le danze in una giornata caldissima: il set si sposta nell’incantevole Chiostro, e uno scenario delizioso ci regala tutto d’un fiato il rock barocco a tinte psych degli Boy Azooga, l’ottima performance della bolognese Giungla – diventata un’autentica certezza del panorama indie europeo – e la dance elettronica degli Huntly. L’attesa è tutta rivolta ai National, gruppo headliner della giornata, preceduti da una travolgente esibizione firmata dalle sudafricane Dope Saint Jude – autentica rivelazione del festival – seguite poi dalle fiacchissime Let’s Eat Grandma.


Molta curiosità intorno al duo originario di Norwich. Chi scrive, ha ammirato sin da subito l’ottimo art pop costruito nell’ultimo album I’m All Ears, ma dal vivo hanno ampiamente deluso le aspettative. Puntuali, Matt Berninger e i suoi National salgono sul palco e regaleranno a una piazza stracolma di gente un live di notevole fattura.

 

 

Una scaletta incentrata sull’ultimo lavoro, ma che non ha minimamente lasciato l’amaro in bocca ai fan della primissima ora. Day I DieBaby Geeks e Mr November sono i pezzi che hanno fatto cantare l’intera platea. Un Matt Berninger in ottima forma fisica ci ha regalato, infine, una corsa per tutta la scalinata del concerto seguita dall’ovazione interminabile del calorosissimo pubblico. 

The National – The System Only Dreams in Total Darkness:

Let’s Eat Grandma – It’s Not Just Me:

 

10 agosto 

La giornata del 10 agosto inizia con il tributo a Nick Drake firmato dal duo Rodrigo D’Erasmo e Roberto Angelini seguita delle esibizioni di Alberto Fortis (non entusiasmante), La Rappresentante Di Lista e Mokado (electro dance di ottima fattura). In prima serata ecco il mix di rap e rumba congolese firmato da Baloji seguito poi da Wwwater e dai tedeschi Giant Rooks che hanno proposto un indie pop senza infamia e senza lode. La serata si è conclusa con la dance elettronica leggera e raffinata del tedesco David August

11 agosto 

La giornata di domenica 11 è, senza ombra di dubbio, quella che ha regalato più varietà nei suoni. Segnaliamo il progetto olandese firmato Pip Bloom – chitarra e carisma per questi giovanissimi ragazzi – e un’ampia parentesi vorremmo dedicarla al post punk cupo e decadente dei Whispering Sons, la miglior sorpresa di questa edizione. Il concerto di questi ragazzi ci ha stupito. Se da una parte infradito, birre, caldo e costumi da bagno hanno imperversato nella giornata più calda del festival, dall’altra questa band, fredda e inquieta, ha catturato pienamente la nostra attenzione. Un live strepitoso, energico e al contempo coinvolgente, ci ha regalato una performance costruita sulla sottile linea dell’alienazione, a colpi di punk spinto e memore degli insegnamenti dei Bauhaus e della scuola Punk/Dark Uk.

Whispering Sons – Waste:

 

Nel pomeriggio, da segnalare l’esibizione – all’interno del Chiostro – degli ottimi Whitney. Buone anche le prove dei toscani Handlogic e della polistrumetista Ólöf Arnalds. Il meglio del menu di giornata è senza dubbio il concerto degli Spiritualized, anticipato però dal fragoroso antipasto fatto di post punk delle nuove stelle del movimento: i Fontaines D.C. Eravamo curiosi di sapere se il gruppo irlandese riuscisse a dimostrare dal vivo il valore notevole di uno dei migliori dischi di questo 2019, Dogrel. Prova superata, con annesso infinito pogo da parte di un pubblico estasiato. I Fontaines DC, quest’anno, sono stati molto discussi (positivamente). Tanti i paragoni, ma il live ci ha regalato una certezza: il quintetto irlandese ha una personalità decisa. Il loro live dimostra che il lungo lavoro fatto dietro le quinte da un maestro che prende il nome di Dan Carey, è stato metabolizzato. Il rock vive, e i Fontaines ne sono la dimostrazione.

Fontaines DC – Too Real:

 

A mezzanotte va la ronda del piacere è un film del 1975 interpretato da Monica Vitti, Claudia Cardinale, Vittorio Gasamann e Giancarlo Giannini, ma potrebbe essere il giusto titolo del concerto firmato da Jason Pierce e dai suoi Spiritualized. L’ex Spacemen3 non rivolge praticamente mai la parola al pubblico: le canzoni si susseguono l’una dopo l’altra, senza interruzioni. Le nuances psichedeliche si coniugano con grazia e sono accentuate dalle voci delle coriste che fanno da contrappunto al fraseggio in sottotono del cantante. Ipnotici, sensuali, delicati, scorrono suoni dilatati nel tempo.

In due ore di set, segnaliamo le punti emozionali più intense: A Perfect Miracle, I’m Your Man e Hold On. Perfetti arrangiamenti e un solito crescendo fatto di eteree atmosfere capaci di trascinare il pubblico – composto ma stanco – in paradisi celestiali. Una degna chiusura in un festival ben organizzato che cresce anno dopo anno. Il pacchetto musicale di Ypsigrock è questo, ma c’è una cosa che nessun report può ignorare e su cui tutti siamo d’accordo: la magia di Castelbuono è costantemente rafforzata in ogni momento. Pochi festival hanno la capacità di farti sentire come se stessi passeggiando nel giardino di casa. Ci vediamo il prossimo anno, nel solito giardino di casa.

Foto Spiritualized: Cecilia Gatto

 

G.A, S.D

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