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Ventisette anni in Blue: il monolite nerd dei Weezer

Album di esordio dei Weezer. Il lavoro proiettò il gruppo nella scena mainstream, con i suoi 3 milioni di copie vendute e la certificazione del triplo disco di platino.

13:54:43  – 11/05/2021


La rivoluzione anonima dei Weezer

Il movimento grunge, nato a Seattle coi Green River alla fine degli eighties, aveva dato un contributo fondamentale al processo di devastazione dell’iconografia glam. Non che altre tendenze stilistiche coeve non l’avessero fatto, ma la fama del grunge aveva permesso di agire in modo ben più esteso nelle giovani menti di chi cominciava a masticare musica in quegli anni.

Cornell, Cobain, Staley, Gossard e tutti coloro in grado di frantumare gli stereotipi modaioli del decennio precedente, avevano avuto anche il demerito di stabilire nuovi canoni stilistici. Le Vans, la camicia di flanella sbottonata e i jeans rigorosamente strappati erano elementi che stavano fondando un paradigma altrettanto abusato nel tempo. L’America di quegli anni era un territorio altamente eterogeneo, musicalmente parlando, e la California degli anni ’90 era una fucina di grandi band.

Potremmo citare Pavement, Kyuss o, perché no, i Weezer. C’è un video di una esibizione da David Letterman, del 1995, in cui si esibiscono dei ragazzi che non sembrano avere nessuna dimestichezza con le logiche dello starsystem. Non sembrano voler “apparire” in nessun modo particolare. Sono vestiti come quando si esce di casa per portare a spasso il barboncino di mamma.

Si nascondono dietro occhiali imbarazzanti, col look improponibile di chi al college finisce puntualmente fuori da tutte le confraternite. Sembrano essere saliti su quel noto palco al fine di posare per qualche foto, mentre impugnano una chitarra iconica per gioco. È questa la diapositiva utile a comprendere, in prima battuta, Rivers Cuomo e la sua band.

Il tesoro di Ric Ocasek

Nel 1994 i Weezer, a due anni dalla loro nascita, hanno in mano il proprio destino: un contratto con la David Geffen Records, quindici brani pronti per essere registrati al celebre Electric Lady Studios (diventeranno dieci), e una carriera proiettata nel panorama musicale alt-rock. A Los Angeles, in quegli anni, il grunge suonava quasi dappertutto, ma Rivers Cuomo era molto lontano dal voler salire sul carro dei vincitori. Con chi faceva grunge, come i Nirvana, sembrava avere in comune solo la chitarra distorta e la passione per i Pixies.

La Geffen arriva ad accaparrarsi i Weezer nel 1993, dopo aver ascoltato la demo incisa per diventare famosi (The Kitchen Tapes). Un anno dopo, Cuomo e gli altri si sentono così padroni delle proprie sorti, da decidere di autoprodursi il disco d’esordio. Vogliono, in qualche modo, portare una ventata di freschezza ad un genere che si sta lentamente eclissando, travolto dalle dannazioni pubbliche e private dei colleghi di Seattle. La Geffen respinge la richiesta, esortandoli a chiamare un produttore. Per Rivers Cuomo e soci non ci sono dubbi: Ric Ocasek. Col compianto ex leader dei Cars, i Weezer diventano la band destinata ad imporre un inedito modo di intendere e vivere quegli anni ’90.

Out of the Blue

A riascoltare tutti questi anni dopo, il Blue Album, ci si accorge di quanto questo non sia maturato come un “capolavoro”, o niente di simile. E questo va affermato con decisione, al di là di ogni sofismo. Per quanto i Weezer (non) si prendessero sul serio, risulterebbe strano anche solo pensarlo. Il Blue Album è, sì, il migliore album mai realizzato dai Weezer, ma soprattutto è un album senza filler: non è legale skippare tra brani. Ogni singolo episodio è una gemma di enorme vitalità.

Come il fresco blu dello sfondo del disco, racconta innocenti storie malinconiche di ragazzi disagiati e paranoici: problemi sociali, storie d’amore che vivono molto spesso solo nelle fantasie del ragazzo sfigato, vicende familiari di separazioni inverosimili, sessismo, alcolismo. Power-pop al fulmicotone in cui si possono ritrovare le influenze di The Only Ones, Fugazi, Green Day, ma soprattutto Pixies.

Ocasek è per i Weezer quello che Albini fu qualche anno prima per i Pixies: trova la formula giusta per rendere il sound dei californiani luminoso e brillante. Il basso di Matt Sharp e le chitarre si intrecciano per decisione dello stesso Ocasek, suonando come un unico strumento isolato a dieci corde, e aumentando la loro potenza per tre a brano avviato. Il chitarrista fondatore Jason Cropper sarà cacciato da Cuomo durante le registrazioni, a causa di una crisi da burnout dovuta alla gravidanza inaspettata della sua fidanzata.

Cuomo registrerà le parti di Cropper, sostituendolo solo dopo con Bell e cancellando la diffidenza di Ocasek. Ci si ricorda del buon Cropper quando si ascolta la bellissima My Name Is Jonas, brano che apre il Blue Album e nel quale Cropper figura nei credits. Ad oggi le cronache riportano che non ci sia rancore da parte del chitarrista, nei confronti della vecchia band.

Feel Good, Inside

Ci sono elementi di questo album che sono ancora vivi, a corroborare il pensiero che associa spesso il Blue Album a un instant album irripetibile per i Weezer. L’outro in crescendo di Say Ain’t So, con quel “Yeah” ribadito più volte dal più grande nerd della Storia del rock. Il video di Buddy Holly, tra i più sensazionali degli anni ’90. Girato da uno Spike Jonze che non aveva ancora conosciuto Charlie Kaufman, ma che già lasciava intravedere la cristallina bellezza di quello che sarebbe stato il suo Cinema.

Il video ruota intorno ad una surreale notte a Milwaukee, con tutti i personaggi della serie Happy Days riuniti e adoranti, mentre da Arnold si esibiscono i Weezer. Come se il tempo non avesse avuto modo di modificare niente. Non possiamo evitare di menzionare l’anthem che è The World Has Turn and Left Me Here, con un titolo e un chorus che varrebbero, da soli, il prezzo dell’intero disco. Un ultimo pensiero va sicuramente al riff di basso vorticoso che apre da protagonista Only In Dreams, tra i pezzi più seminali di quel periodo, ma anche alla rumorosissima coda strumentale.

Conclusioni

Un album come questo venderà tre milioni di copie nel mondo. I Weezer non scriveranno più un lavoro così intenso, anche se ironicamente collezioneranno self-titled colorati – nemmeno imparentati alla lontana con questo. Molti fisseranno il punto di non ritorno in Pinkerton, seguito rabbioso del Blue Album, la cui declinazione del genere Emo molto particolare si distanzierà in modo sostanziale gruppi come Sunny Day Real Estate.

Successivamente, i nostri saranno fagocitati interamente dal geek rock, fornendo soluzioni stilistiche sempre più parodiche e stravaganti. Torneranno a lavorare con Ocasek nel meno riuscito Green Album (2001), ma anche in quello che si rivelerà il disco della rinascita mancata, lo splendido Everything Will Be Allright In The End (2014). I fan continuano tutt’oggi ad amare il Blue Album incondizionatamente.

Vincenzo Papeo

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