17/07/2024
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Uscite discografiche con gli album di John Grant, JOHN CALE, THE DECEMBERISTS, MOBY, Cola e Isobel Campbell

THE DECEMBERISTS – AS IT EVER WAS, SO IT WILL BE AGAIN
(alt-folk)

Uscite discografiche della settimana con il primo nome: i Decemberists. La band, nel corso della loro ottima carriera, si è sempre alternata tra momenti più aderenti alla forma canzone e altri, invece, liberi da ogni schema e simili a veri e propri flussi di coscienza. Evidentemente, per questo ritorno dopo sei anni di assenza non sapevano cosa scegliere e hanno optato per una via di mezzo, ovvero canzoni che effettivamente hanno strofe, ritornelli e quant’altro ma alle quali manca l’intensità che aveva sempre caratterizzato quei loro momenti in passato, e che sono accompagnate, invece, da un suono più morbido e ragionato tipico, invece, degli episodi “free form”.

Poca anima

Onestamente, questa posizione a metà del guado non fa molto bene alla resa di questo disco. Non si può certo dire che sia brutto, però non c’è niente che sappia colpire per davvero. Le canzoni scorrono via e la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un ascolto formalmente impeccabile ma con poca, pochissima, anima. Dispiace, perché, al di là delle preferenze personali nei confronti di uno dei due lati della loro proposta, i Decemberists hanno sempre mostrato carattere e capacità di non scendere a compromessi, invece questo ritorno è tutto un compromesso e così non va da nessuna parte.
(Stefano Bartolotta)


ISOBEL CAMPBELL – BOW TO LOVE
(songwriting)

Alle soglie dei cinquant’anni, Isobel Campbell è una persona disillusa e concreta, e, per presentare il suo nuovo disco, dice senza mezzi termini che “chiunque ha due occhi e un cervello è in grado di vedere che le persone sono in difficoltà”. Tutti coloro che non hanno nulla da ridire su quest’affermazione (e immagino che siamo in molti) saranno, quindi, curiosi di ascoltare questo lavoro, nel quale la Nostra ci mette tutto ciò che ha caratterizzato il proprio lungo percorso musicale: la dolcezza vocale, le tonalità cupe degli anni con Mark Lanegan e la maturità nel comporre sia le canzoni che gli arrangiamenti per le stesse.

Un disco godibile

Alla prova dell’ascolto, l’album mantiene le promesse, nel senso che si pone come una proposta catartica, da far ascoltare a chi ha bisogno di risollevarsi e può trovare conforto dal fatto che l’artista abbia messo giù le cose come stanno con schiettezza ma anche con la giusta dose di raffinatezza e cura del dettaglio. Si ascolta questa serie di brani capaci di coccolare l’ascoltatore e allo stesso tempo di ritrarre la realtà con grande lucidità e si prende coscienza del fatto che non siamo da soli nelle nostre difficoltà e questo può aiutare a darci lo stimolo per non arrenderci. Un difetto non da poco è che le canzoni si assomigliano un po’ troppo, però nel complesso il disco merita senz’altro attenzione.
(Stefano Bartolotta)


JOHN GRANT – THE ART OF THE LIE
(alternative)

John Grant è un artista che da sempre di muove liberamente nel suo spazio, sperimentando e creando musica interessante e di grande sostanza. Il nuovo lavoro, The Art OF Lie, è una summa di tutte le sfaccettature stilistiche che Grant ha esplorato nel corso della sua carriera, per questo può essere considerato il suo disco più complesso e audace. L’idea di questo album nasce nel 2022, quando il musicista americano incontra Ivor Guest, produttore di Grace Jones, e immediatamente fra i due scoppia la scintilla del genio creativo. The Art Of Lie è un lavoro opulento e grandioso ma estremamente oscuro, costruito sulla dicotomia tra sonorità elettroniche, disegnate da pesanti synth anni ’80 e funk, Meek AF, e momenti eterei e intimi, Mother and Son.

Emotività

Il vocoder è usato con intelligenza, fino a diventare elemento portante di una delle tracce più intense del disco, Father. L’impatto emotivo di questo album è fortissimo, ci vuole più di un ascolto per poter accedere pienamente al cuore di The Art Of Life, ma nel momento in cui questo avviene si rimane completamenti abbagliati da tanta bellezza. Un gradevolissimo lavoro in questa settimana di uscite discografiche.
(Chiara Luzi)


JOHN CALE – POPtical
(art pop, baroque pop, art rock)

John Cale, giunto al suo 18° album in studio intitolato Poptical Illusion, dimostra di saperci ancora fare. Il musicista gallese non si è mai risparmiato negli esperimenti sonori, passando  dal pop da camera, al post-punk fino alle origini dell”R&B. Ognuna delle canzoni di POPtical sembra un caleidoscopio di suono che scorre e rifluisce tra risonanze altamente melodiche e orecchiabili a battiti ossessionamente frenetici. Non ci sono due tracce su questo disco che suonino in egual maniera così come i testi risultano distaccati tra loro.  Poptical Illusion incarna la curiosità, la spinta e il desiderio di esplorare un territorio inesplorato, offrendo al contempo saggezza e maestria di un compositore senza tempo.


MOBY – ALWAYS CENTERED AT NIGHT
(electro pop, ambient)

I fan di Moby riconosceranno immediatamente alcuni dei significanti sonori di una carriera in questo disco: l’elettronica è presente senza sforzare, i toni sono nitidi e le melodie gelide. È un segno della sua ampiezza, tuttavia, che può passare da R&B opaco a doppiare la poesia senza riprendere fiato. Questo nuovo album vede il musicista guardare ancora una volta al futuro, alle prese con nuove idee. Non proprio districandosi dal passato, questo album è un’esperienza gratificante che impiegherà poco a respingere i preconcetti degli appassionati di vecchia data.


COLA – THE GLOSS
(post punk, art punk)

Essere in una band ampiamente influente può rendere difficile per i membri rompere gli schemi nei progetti futuri, con i loro già consolidati e al contempo inestricabili parametri estetici e sonori. Eppure i Cola, lo ricordiamo composti da ex membri di Ought Tim Darcy ed Evan Stidworthy continuano ad affermare la loro attitudine e a spingere in avanti la loro formula di un post punk diverso rispetto al solito. The Gloss è una collezione profondamente autunnale di dieci vignette, nonostante arrivi a ridosso dell’estate. Il disco è opera armoniosa, dinamica e mutevole contraddistinta da linee di basso convincenti, ritmi jazz ed espressionisti e un’atmosfera cinematografica che si avverte dall’inizio alla fine. 

Un’opera brillantemente considerata e concisa, i Cola continuano a percorre la propria strada nonostante una generazione post punk ormai diventata tediante. Poiché la band è all’inizio della loro storia, si ha la sensazione che The Gloss sia davvero solo l’inizio della loro esplorazione sonora e della definitiva consacrazione. 


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