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A 20 anni da The Hour Of Bewilderbeast, gioiello di Badly Drawn Boy

The Hour of Bewilderbeast è il primo album in studio del musicista britannico Badly Drawn Boy, pubblicato il 26 giugno del 2000.

16:50:48  – 26/06/2020


 

A leggere oggi i credits del debutto di Badly Drawn Boy, c’è da rimanere a bocca aperta: i Doves? Andy Votel? Gli Alfie? Ma davvero erano tutti insieme in questo disco? A Damon Gough piaceva vincere facile, si potrebbe pensare, se non fosse che, mentre il disco veniva realizzato, nessuno di questi grandi nomi godeva di alcun tipo di popolarità.

Vale, quindi, la pena dare uno sguardo alla genesi di un album che, fin da subito, è stato acclamatissimo, tanto da vincere il Mercury Prize quell’anno, proprio contro il debutto dei Doves. Tra gli altri, il debutto solista di Richard Ashcroft, quello dei Coldplay e il terzo disco dei Delgados. Un po’ come i Mercury Prize di questi anni, insomma.

La Twisted Nerve e la riuscita scommessa di un pugno di visionari

Torniamo a tre anni prima, ovvero al 1997: Andy Votel e Damon Gough, assieme a David Tyack, fondano un’etichetta con il solo scopo di poter pubblicare la musica realizzata da Damon e David. Come si usava dire in Rete un po’ di tempo fa, la cosa è sfuggita di mano, per fortuna in senso positivo, perché la Twisted Nerve ospiterà anche le produzioni dello stesso Andy e, soprattutto, i primi vagiti di due futuri pesi massimi come Elbow e, appunto, Doves, con gli Alfie che verranno lanciati successivamente ma che erano già al lavoro per creare la propria musica.

E allora, perché non suonare tutti insieme appassionatamente in questo disco? In effetti non c’era alcun ragionevole ostacolo all’idea, che venne infatti realizzata, per la soddisfazione di tutti.

Il disco: eclettismo e unitarietà

Un lavoro di gruppo, quindi, ma chiaramente al servizio di un’unica anima artistica, quella di Damon Gough. 18 tracce per 63 minuti rappresentano un’uscita corposa, e questo è avvenuto non solo per il gran numero di musicisti che vi ha suonato, ma soprattutto perché le idee del leader erano tante e la sua personalità più sfaccettata che mai.  

Damon non si è limitato a fare il direttore d’orchestra, ma ha suonato, tantissimo, in questo disco, e vi ha impresso il proprio marchio, quello di un artista istintivo che conosce tanti modi per coccolare il proprio pubblico. Ugualmente come capita ad ognuno di noi con i nostri affetti più cari. Damon esplora diversi territori musicali, e sperimenta tanti modi di usare le melodie, la voce, la parte ritmica e di riempire o asciugare gli arrangiamenti.

L’ascoltatore non può che aver molto chiaro il fatto che sia sempre lui, così come sappiamo subito chi sta dietro alle forme di affetto o di amore che riceviamo, anche se possono essere molto diverse.

Le canzoni: ispirazione e lucidità di idee per un risultato senza tempo

Una canzone, per essere grande, deve innanzitutto contare su una melodia di qualità, e quella arriva normalmente dall’ispirazione. Si è artisti proprio perché si ha il dono innato di creare un prodotto finito per il quale la stragrande maggioranza delle persone non saprebbe nemmeno da dove cominciare, unicamente grazie a un qualcosa che si trova dentro di sé. In certe occasioni, però, è importante anche come la si veste, la melodia, e questo è un lavoro in cui la razionalità ha un peso maggiore, assieme all’esperienza e, soprattutto, alla capacità di non farsi mai prendere dal panico o dallo sconforto ma di tenere la situazione il più possibile sotto controllo.

Chiunque sia stato in uno studio di registrazione e abbia visto i musicisti al lavoro in questo ambito, anche se si tratta di progetti amatoriali, sa che il momento in cui sembra di essersi infilati in un vicolo cieco o in una spirale infinita arriva sempre, anche più di una volta. Bisogna pulire il più possibile sia il cervello che il cuore e cercare di approcciarsi al problema con mente aperta, polso fermo e tenendo a bada i battiti cardiaci.  Damon Gough e il suo dream team che non sapeva ancora di esserlo hanno fatto tutto questo nel migliore dei modi, e hanno dato alle melodie sgorgate copiosamente dal talento del leader una forma invidiabile per varietà, profondità, filo logico complessivo, in modo che, sia le canzoni singole, che il loro insieme, assumessero una statura destinata a rimanere alta qualunque fosse l’epoca con cui il lavoro debba confrontarsi.

Si parla spesso di dischi invecchiati bene o male, e questo non solo è invecchiato benissimo, e suonerebbe perfettamente attuale anche oggi, ma sarebbe difficile, per l’ascoltatore moderno, dargli una collocazione temporale senza sapere nulla. Questo è indice sia di grande personalità, che di un’abilità molto sopra la media di creare, con le proprie canzoni, un mondo in cui l’ascoltatore sente di vivere quasi fisicamente.

Il meraviglioso debutto di Badly Drawn Boy

Così, quel video apparentemente assurdo di “Disillusion”, con Damon che faceva il taxi umano, ha perfettamente senso proprio per via della canzone in sé. Proprio per melodia, arrangiamento e l’inconfondibile timbro vocale fintamente pigro del leader. Lo stesso si può dire per le altre accoppiate singolo – video, dai due adolescenti che si incastrano mentre si baciano per “Once Around The Block”, alla signora ricca ma solitaria per “Pissing In The Wind”, agli improbabili clown per “Another Pearl”. 

The Hour Of Bewilderbeast è un lavoro impeccabile sotto ogni punto di vista, sia per il contenuto in sé che per il processo che è stato utilizzato per crearlo, ed è un grande piacere celebrarne in vent’anni, proprio nell’anno in cui Badly Drawn Boy ha pubblicato il suo disco più simile sia musicalmente che qualitativamente a questo debutto meraviglioso.

Stefano Bartolotta 

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