27/05/2024
Illinois (stilizzato nella copertina: Sufjan Stevens Invites You To: Come On Feel the Illinoise a volte scritto Illinoise) è stato pubblicato il 4 luglio 2005 per la propria etichetta Asthmatic Kitty.

Illinois (stilizzato nella copertina: Sufjan Stevens Invites You To: Come On Feel the Illinoise a volte scritto Illinoise) è stato pubblicato il 4 luglio 2005 per la propria etichetta Asthmatic Kitty.

10:54:36  – 04/07/2021


 

L’eccesso non è mai stato un problema vero per Sufjan Stevens: lo abbiamo capito in tutti questi anni di progetti ambiziosi e strampalati, box multipli di sole canzoni di natale, dischi elettronici ispirati allo zodiaco cinese o anche solo pezzi lunghi venticinque minuti. Quando uscì “Come on Feel The Illinoise”, l’eccesso era ancora solo rappresentato dall’idea faraonica di pubblicare un disco per ogni Stato americano. All’epoca la faccenda non era ancora considerata del tutto aleatoria, anche se dopo “Greetings from Michigan” del 2003 il progetto per concludersi avrebbe dovuto impiegare una media di ben… 100 anni.

La passionalità viscerale di Sufjan Stevens

Questo diceva già molto sul personaggio in questione: artista lunatico, mosso da passioni viscerali che lo portano ad immergersi in maniera totalizzante in ogni sua nuova avventura musicale fino a perderne completamente la misura. Qualcosa di simile accadde anche con questo disco: 22 tracce per 74 minuti di musica, un’opera monumentale e ricchissima, che avrebbe forse potuto concludersi dopo la prima metà senza perdere molto della sua bellezza, ma che si compie splendidamente nella sua interezza.

Nessun pezzo di Illinois sfigura rispetto ai gioielli presenti, né potrebbe mancare all’appello senza arrecare danno alla compiutezza dell’opera. Un lavoro ambizioso e coraggioso, quello di tratteggiare la storia dello stato americano attraverso personaggi e fatti spesso inusuali, ma più che altro raccontati attraverso la lente caleidoscopica della sensibilità di Sufjan Stevens.

Raccontare la luce dentro le tenebre

Giusto un anno prima, con “Seven Swans” Sufjan aveva messo in scena la sua spiritualità legata alla religione e non fece mistero di voler raccontare nel resto dei suoi dischi le zone di luce anche quando sono le tenebre a prendere il sopravvento. Così, nella copertina di Illinois oltre ad Al Capone doveva esserci anche Superman – poi eliminato per motivi di copyright. Allo stesso modo, nel disco sono presenti personaggi negativi (come il serial killer di John Wayne Gacy Jr) presentati sotto una luce diversa, per coglierne gli aspetti umani e misurarsi con l’abisso dell’esistenza, muovendo su quel filo sottile che separa la follia dall’ordinarietà.

La policromia di un caleidoscopio emotivo

Cantare di un serial killer su una melodia toccante è solo uno dei tanti esempi di come Sufjan Stevens tocchi corde delicatissime senza scadere mai nella facile retorica, senza paura di affrontare temi pesantissimi con una leggerezza struggente. Lo farà nei dischi a venire, diventando autobiografico, ma lo fa anche qui in pezzi come “Casimir Pulaski Day” festa nazionale del 1 marzo dedicata a un eroe polacco, pretesto per raccontare una vicenda tristissima: la malattia e la morte di una giovane donna.

Le emozioni espresse in musica in questo disco coprono quasi tutto lo spettro dell’umano, svolazzando spesso su sinfonie pop perfette: come non essere conquistati da un pezzo irresistibile come “Chicago” ed entrare in quel furgone a intonare la redenzione del protagonista che ha fatto un mucchio di errori ma che sa benissimo che “all things go”, specie se macini chilometri e ti muovi verso nuove destinazioni.

Un pop sinfonico e celestiale

Celestiale ed orchestrale, con la voce del cantautore americano eterea e quasi sussurrata, accompagnata da cori altrettanto spirituali. Il disco è un insieme perfetto di suoni policromi perfettamente amalgamati. Con al centro della scena pianoforte e banjo, il suono si arricchisce di archi e fiati, che finiscono per comporre una piccola banda di strumenti da camera, rendendo il disco un piccolo gioiello sonoro, dal punto di vista strettamente musicale forse il vero capolavoro dell’artista di Detroit. 

Un atto d’amore verso la sua terra, uscito proprio il 4 Luglio: un album sull’America, i suoi miti e le sue speranze, le frontiere e le conquiste, la sua gente e la sua umanità. Un disco che ancora adesso ci racconta un mondo quasi magico, impalpabile ma cristallizzato nella perfezione sonora di queste perle di sinfonia pop.

Patrizia Cantelmo 

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