24/06/2024
Il nuovo album dei Puscifer è composto da 12 brani e giunge a distanza di 5 anni dall'ultimo lavoro della band di Maynard James Keenan

Il nuovo album dei Puscifer è composto da 12 brani e giunge a distanza di 5 anni dall’ultimo lavoro della band di Maynard James Keenan

12:20:41  – 05/11/2020


 

 

Etichetta: Alchemy Recordings/Puscifer Entertainment/BMG
Genere: Synth Rock, Electro Pop, Post-Industrial
Release: 30 ottobre

Il ritorno dei Puscifer 

Tra i progetti portati avanti nel corso di più di trent’anni da Maynard James Keenan, quello dei Puscifer aveva avuto una ragione d’essere nella sua cripticitá, così come nella sua indeterminatezza. Rispetto a Tool e A Perfect Circle, coi Puscifer avevamo sempre avuto la strana sensazione di provare una esperienza sensoriale difficile da codificare.

Dal punto di vista stilistico eravamo spesso a metà tra scorie industrial rimaneggiate per l’uso e quantità massiccia di metallo melodico, materiale abusato da Maynard con gli A Perfect Circle. A ogni modo, Money Shot, forse il loro migliore album (datato 2016) aveva impressionato positivamente in alcuni episodi – l’eco di The Arsonist probabilmente continuerà a risuonare nella mente di molti – pur non brillando di luce propria. In questo bizzarro Existential Reckoning ritroviamo gli elementi migliori di Money Shot, assieme a gimmick nuove di zecca e ad un concept e una genesi che lo rendono molto simile ad un instant album (sia nel bene, che nel male).

“Sexy Armageddon” 

Coi Tool il buon Maynard, subconscio creativo dei Puscifer, deve aver espiato i propri peccati coi fan derisi e maltrattati. Oppure, per alimentare un’altra versione particolarmente affascinante, potrebbe aver semplicemente aver trovato il modo di preparare il campo a questo solido album. Perché Existential Reckoning riprende prepotentemente tutte le angoscie e le profezie amare di Fear Inoculum, quelle legate a strane tempeste da affrontare e discese da percorrere tumultuosamente.

Non per niente l’album è stato composto in pieno lockdown, e da qui prende piede l’armageddon come vero e proprio metodo di indagine del reale. L’impianto narrativo/visivo è legato a un uomo, Billy D.,  sopravvissuto ad un abduction e sperduto nel deserto con una misteriosa valigetta; tre grotteschi MIB sono sulle sue tracce (gli stessi componenti dei Puscifer), o, meglio, su quelle della preziosa valigetta. Questa storia ninetineggiante è soprattutto utile per alleggerire i toni e inserire i Puscifer in un registro ambivalente a loro congeniale.

Synth Rock Esoterico

Existential Reckoning è una esperienza sonora bellissima, in grado di fondere Failure, X-Files, Depeche Mode e Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo. Non ha i cosiddetti “riempitivi” che trovavamo negli album precedenti, e progredisce di intensità traccia dopo traccia. Se proprio volessimo associare un termine a Existential Reckoning, questo sarebbe senza dubbio “groovy”. Sia nei momenti più ritmati (Apocalyptical, Fake Affront, Bedlamite) , che in quelli dove l’esistenzialismo entra nei sinth senza bussare (Bread and Circus, Personal Prometheus, A Singularity). La polifonia generata delle voci di Maynard e Carina Round è un ingrediente che avevamo cominciato ad amare in Money Shot, e che ricorderemo con grande gioia se sopravviveremo a questo curioso anno.

Forse è il più bel accostamento vocale che abbiamo sentito dai tempi in cui Maynard e Chico Moreno collaborarono per il brano Passenger (White Pony). La chitarra electro-noir di Mat Michell impreziosisce di contorni splendenti i punti in cui la tastiera di Carina non è sufficiente ad illuminare il volo del disco volante; in questo senso è particolarmente a fuoco il riff super sexy in Bullet Train to Iowa. Difficile non rimanere folgorati dalla stratificazione di brani alieni a se stessi come Theorem, figli anche di una produzione impeccabile a cura di Mat Michell. Echi di post-industrial, cari ai Puscifer, accompagnano il trio sicuramente nel tango apocalittico del singolo Apocalyptical. Sono esempi che non fanno la differenza da soli in un lavoro cosi monolitico, pervaso di un synth rock esoterico e tremendamente accattivante.

Conclusioni

Difficile non gradire un album così ispirato, con buona pace dei fan-vegliardi con la maglietta dei Tool antropomorfizzata, o dei numerosi appassionati degli psicologismi di casa A Perfect Circle. Maynard  ha trovato un compromesso per fare volare questo progetto più in alto di quanto abbia fatto con gli altri autorevoli compagni di una vita, nonostante stia bene in seno alla tradizione del synth-rock. La sua uscita coincide con la legittimazione degli UFO da parte della Nasa, prima che con tutti gli altri eventi di quest’anno. 

Vincenzo Papeo 

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