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Pj Harvey e ‘Rid of Me’: il peccato originale lungo 27 anni

Pj Harvey realizza Rid of Me per l’etichetta Island Records nel 1993. Il disco è prodotto da Steve Albini e la copertina è uno scatto dell’amica Maria Mochnacz.

14:28:24  – 04/05/2020


I PJ Harvey, Rid Of Me e Steve Albini 

Nel 1993 Pj Harvey era il nome di una band che comprendeva, oltre a Pollie Jean alla chitarra e alla voce, Steve Vaughan al basso e Rob Ellis alla batteria. Dopo il successo di Dry (al link la nostra ricorrenza) del 1992, PJ volle a tutti i costi lavorare con un gigante come Steve Albini. Nello stesso periodo, più o meno per ragioni analoghe a quelle di PJ, Cobain provava ad uscire dal suo personale vicolo cieco lasciando la produzione di In Utero ad Albini. Tra PJ e Steve sarà una “sveltina” memorabile: PJ rivelò che ci vollero solo tre giorni per completare la maggior parte di questo disco magnifico. In realtà le registrazioni andarono avanti per due settimane.

Rid of Me, destabilizzante scarica erotica 

Non fosse solo la scelta di Albini, PJ dimostra la volontà di mantenere inalterati i difetti che parlavano di lei anche nell’artwork del disco. La foto è scattata da un’amica di PJ, Maria Mochnacz, proprio nel bagno di quest’ultima. L’opposizione della Mochnaz impedì di “correggere” l’immagine dalla casa discografica, ordinando loro di lasciare le gocce d’acqua che grondavano dai capelli di PJ nella foto originale.

Come suggerisce la nota copertina, la nostra beniamina si mette a nudo in tutto in questo capitolo. Rid of Me è una scarica erotica talmente forte da impressionare. PJ scrive di sé, della sua personalità borderline, delle sue pulsioni sessuali più violente e psicotiche, di dipendenze affettive che culminano fantasiosamente nell’omicidio e di quanto sia difficile da soddisfare.

Tutto senza un filtro. Versi colmi di una carnalità che la renderanno iconica senza diventare cliché: Lick My Legs dalla title track ne è l’esempio lampante; altri li definiamo senza problemi “porno”: citiamo la doppia masturbazione cruenta della sadomasochistica Rub ‘til It Bleeds, o la descrizione di un’eiaculazione che Harvey fornisce generosamente in Dry. Parafrasando Bene: PJ è “o-scena” nel senso che va spesso oltre ogni principio. Volontà non rappresentabile. Questo è il suo instabile equilibrio, privato di ogni segreto.

“No Pussy Grunge”

Il lavoro suona proprio come quello di una band, nonostante sia sempre PJ a guidare il ritmo. Rid Of Me è un tripudio punk blues non avaro di ballate acide e sperimentalismi. Il disco viene prodotto dalla Island Records. Vaughan e Ellis entrano inizialmente in sordina per seguire i riff di PJ, e successivamente scoppiano rabbiosi nei ritornelli.

Ci sono brani che fanno eccezione come Missed ma soprattutto Legs, in cui l’incredibile lamento disperato di una ieratica PJ rende il brano qualcosa di molto simile a una performance artistica; in alcuni passaggi è la sperimentazione a regnare: la versione ventriloqua, orrorifica e orchestrale di Man-Size: Man-Size – Sextet, (brano non registrato da Albini) e la cover di Highway 61 Revisited sono degne di nota per la particolarità delle relative strutture ritmiche.

Alcuni brani sono catatterizzati senz’altro da una coralità maggiore: un brano come Dry sembra uscito da una desert session, mentre in Snake si notano influenze hardcore. Il 19 ottobre 1993 uscirà anche 4-Track Demos, altra sexy raccolta di brani in fase embrionale, e tra questi figureranno otto episodi di Rid Of Me. PJ abbandonerà i suoi compagni dopo questo lavoro, diventando lentamente la raffinata cantautrice che abbiamo amato in dischi come Let England Shake (2011). Nel tempo, come aveva promesso, sarebbe stato impossibile per noi liberarci di lei.

Conclusioni

In molti hanno cercato di indirizzare i contenuti di Rid Of Me verso l’ideologia femminista. PJ ha smentito le voci, dicendo che non si è mai avvicinata alle teorie del movimento. Lei si sente molto vicina a tanti uomini con cui ha prodotto musica (uno di questi è Albini). Nonostante questo, Rid Of Me è stato senz’altro fondamentale nell’indicare una direzione ad artiste che si sono affacciate nel panorama indie successivamente, come Karen O ed Allison Mosshart.

Il resto è pura, bellissima natura viva. Concludiamo citando un verso del brano My Curse scritto da Greg Dulli, contenuto nell’album Gentlemen degli Afghan Whigs (il fatto che sia dello stesso anno di Rid Of Me non è casuale), e che può riassumere bene gli intenti di questo lavoro: “Temptation comes not from hell but from above”.

Vincenzo Papeo 

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