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Nine Inch Nails – ‘Ghost V’ / ‘Ghost VI’

Etichetta: The Null Corporation
Genere: Ambient, Dark Ambient, Industrial Ambient
Release: 27 marzo

13:42:57  – 30/03/2020

WE’RE IN THIS TOGETHER NOW”

Il comunicato ufficiale che ha reso accessibili in modalità gratuita il decimo e l’undicesimo album dei Nine Inch Nails non è equivocabile: si tratta di due lavori realizzati per consentire un alto grado di connessione, per aiutare a sentirsi meno soli e per aprire uno spiraglio che possa spiritualmente collegare gli autori e i fan.

L’urgenza espressiva, che ha condotto alla genesi di questi due lavori, riporta i nostri al genere ambient. Lo stesso genere  già approfondito abbondantemente ben dodici anni fa con l’album Ghost I-IV, nonché trasversalmente con le colonne sonore per i lungometraggi di David Fincher  o per la serie Watchmen. L’operazione artistica, quantomeno negli ideali, non riesce a nascondere un “vizio di forma” che rende più evidente l’impresa voluta, cercata da Reznor e Ross. I NIN suonano il genere più adatto ad isolare gli individui per antonomasia, con la speranza che possa anche dare un senso alle giornate di chi sta combattendo da solo contro il Covid-19 . Quindi, attraverso questa premessa arriviamo al punto: come si può restare connessi con questo materiale? Come possiamo realmente considerare lenitivo il doppio album dei NIN? 
La risposta è tanto semplice quanto efficace: con i titoli. Le tracce, così come i due album, hanno un titolo. Un privilegio non indifferente, considerando che la serie precedente non distingueva i pezzi, se non con numeri. I titoli dei brani sono fari diegetici che conducono alla piena comprensione dei brani, dando ampio spago alle fantasie individuali. Allo stesso tempo, riescono a fare in modo che tutti si sentano coinvolti nella stessa situazione, in modalità e stati d’animo, a seconda dei casi, diversi.

IL CONO DI LUCE = GHOST V (TOGETHER)

In un mondo in cui l’isolazionismo ha gradualmente posto le basi per vivere in una condizione di indifferenza,  l’allusione metaforica che si attribuisce di solito alla luce è stata già parzialmente compenetrata dal buio.
Come nella serie di dipinti di Magritte, l’Impero della Luce, ogni componente luminosa convive con il suo elemento contrario; ma easa c’è, e si può scovare in più forme. L’album numero cinque di questa raccolta è un concentrato di speranza, che fa i conti a più riprese con uno sguardo incerto rivolto al futuro.
La sezione ritmica è pressoché assente, se si esclude la ribellione space-industrial in Still Right Here e l’apporto diffuso del piano (elemento, in ogni caso, predominante proprio nell’album successivo).  Fin dalla opener ci sembra di essere fiondati in una zona eterea, simile al giardino di memoria paterna in cui trascorre le giornate il protagonista del film Solaris, prima di partire per l’eponima astronave.
Il legame con fantascienza si avverte anche nelle sonorità spiccatamente ambient; molto di ciò che sentiamo rimanda la mente a soundtrack di film sci-fi degli ultimi anni: da Moon a Interstellar, passando  per Blade Runner 2049 (come si può ascoltare Out in The Open e non pensare ad un colosso come  Hans Zimmer?).
Gli otto brani che compongono Ghost V possono fare viaggiare in qualsiasi luogo mentale e hanno come minimo comune denominatore quello di rendere confortevole il trip.
A volte i piani subiscono delle modifiche: c’è un sentimento di nostalgia che pervade malinconicamente il piccolo capolavoro che è Your Touch, mentre la parte centrale di Hope We Can Again rivela uno stridio centralizzato che non nasconde uno stato di perplessità interiore reiterata. Ghost V: Together è il modo più ottimistico di leggere la situazione e ciò che rimane alla fine dell’ascolto è la piacevole sensazione di aver ritrovato la normalità.

IL CONO D’OMBRA = GHOST VI  (LOCUSTS)

Contrariamente a Ghost V, l’uso massivo del genere dark ambient (ci aggiriamo spesso in territori da isolationism) crea un perenne stato di paranoia e semina pessimi pensieri in tutto Ghost VI.
È ansiogeno il risultato derivato dalle quindici tracce che compongono questo episodio, ritmicamente più strutturato e privo delle atmosfere sospese e rarefatte del precedente lavoro. Per certi aspetti ritroviamo i NIN in zone cupe a loro congeniali, e si ritorna ad assaporare un po’ di (in)sano industrial (Run Like Hell ne è l’esempio più concreto, ma anche in misura minore Turn This Off). Ghost VI è una lettura molto pessimista della situazione attuale, e non è difficile dare un senso logico ai titoli delle tracce. Siamo quotidianamente a contatto con orrendi presagi di morte: fatichiamo a tenere a bada le preoccupazioni, che prosperano indisturbate nella nostra psiche.
Orologi maledetti non tengono più il conto del tempo, mentre in ogni angolo del mondo arriva l’impietoso resoconto dei dati ufficiali e di come si muove il contagio. Tutto, in questo disco ci mette a confronto con quella che è la tremenda natura del problema. La sensazione tangibile è che si amplifichi di tanto il senso di impotenza e frustrazione.
Il tintinnio nefasto di When It Happens resta perennemente impresso, così come  la carpenteriana Your New Normal e il temibile carillon, condito da squilli di trombe, della lunga Around Every Corner non concedono spiragli di luce. C’è un fiore simbolo di speranza anche in questa Guernica ma trovarlo è una impresa molto difficile. Qualcosa migliora, ma solo con il sopraggiungere dell’alba (Almost Dawn). Non sappiamo se l’amara presa di consapevolezza, che si ottiene dopo l’ascolto di questo album, possa condurci verso la fine di tutto, ma è senza dubbio una lettura dei fatti dovuta, inesorabile.

IL RESPONSO

Alla fine di qualche ascolto prendiamo i due dischi per ciò che sono: dei regali graditissimi. Lavori che qualsiasi persona dotata di buon senso dovrebbe consumare in questi giorni di crisi. Si collocano distanti dal passato recente della band americana, ma fanno un passo qualitativo in avanti rispetto a Ghost I-IV (2008).
Sono colmi di un significato che può elevare il loro status a quello di “memoria storica”, essendo i primi lavori artistici che affrontano (perfino in modo duplice!) il tema del Covid-19. Non era facile pubblicare due opere, in grado di fungere sia da soundtrack ideale (Locusts), che da cura terapeutica (Together). Noi, dal nostro canto, ci auguriamo che tutto questo termini il prima possibile, e che Reznor torni a urlare al microfono contro qualsiasi altro essere (visibile senza un microscopio).
Vincenzo Papeo 

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