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“Mi piace dipingere atmosfere differenti per ogni brano che compongo. ‘Obverse’ nasce così, ma non seguirà nessun tour per promuovere il mio nuovo album.” A tu per tu con Trentemøller

 

L’autunno è alla porte, così il nuovo album di Anders Trentemøller che verrà pubblicato il prossimo 27 settembre. A tre anni da Fixion Trentemøller torna in studio per tirare fuori dieci brani che scorrono come un flusso e giocano con i contrasti di analogico e digitale; un album che a dispetto del titolo – traducibile come “faccia” – entra sottopelle e ti lascia intravedere il risvolto delle cose. Abbiamo fatto una chiacchierata con il musicista danese per entrare nel merito del suo nuovo lavoro e per lasciarci affascinare dalle atmosfere “dreamy” di Obverse.

Obverse si riferisce alla parte frontale di qualcosa, ma credo che il tuo album sia un lavoro particolarmente introspettivo e profondo dove il cantanto è come una guida per una musica che sfiora l’ambient. Il tuo lavoro scava nel profondo per far emergere qualcosa di indicibile e ciò che è difficilmente esprimibile, grazie alla tua musica, può riaffiorare in superficie per un attimo per scomparire di nuovo. Cosa aiuta questo feeling?

Volevo che il mio lavoro fosse qualcosa di esplosivo perché credo che ci sia molta energia nella musica, anche se si avvicina all’ambient in qualche modo e, nel mio caso, conserva i toni dark che celano un’energia soggiacente. Inoltre volevo che fosse un lavoro quasi analogico, così ho scelto come cover il bellissimo lavoro black and white di Jesse Draxler, artista di Los Angeles, che rappresenta perefttamente questo album perché è portatore di un feeling analogico, con il suo contrasto semplice e organico. E la mia musica è basata proprio su un tale continuo contrasto.

Parlando di contrasti, Obverse condivide il mood del precedente album Fixion, ma lo traspone in una maniera più sottile perché ascoltando Obverse è molto stimolante cercare di intuire il feeling esatto di ogni brano. Penso al primo track “Cold Comfrot” il cui titolo è già un ossimoro. Quali espedienti utilizzi a livello di arrangiamento e scrittura musicale per creare i contrasti che ami e che dipingono il sottile equilibrio delle tue canzoni?

In realtà “Cold Comfort” è il primo brano con cui ho cominciato il lavoro dell’album, e all’inizio non immaginavo linee vocali per questa canzone. Era un brano inspirato a David Lynch, molto dark, ma che manteneva sempre il groove che salta fuori nell’ultima parte del brano. Ma poi ho voluto inserire qualcosa che non fosse così scuro e che desse una speranza, così ho immaginato le chitarre oniriche e il brano si è diviso in due “side”: una prima parte che fosse dark e una seconda che fosse più “dreamy”. Ho pensato che questo potesse essere un espediente che poteva funzionare per tutto l’album. E mi è piaciuto dipingere diverse atmosfere e differenti vibrazioni per ogni brano. Credo che sia un po’ noioso quando ascolti un brano per i primi venti secondi e intuisci tutto il resto. Quando ascolto musica mi piace essere sorpreso e non riuscire a immaginare cosa c’è dietro l’angolo.

Ascoltando il disco ho infatti l’impressione di essere all’interno di un flusso…

Mi piace anche che l’intero processo di scrittura sia abbastanza aperto: posso sedermi e pensare di voler scrivere una canzone sulla ragazza che mi manca, sul mio amore per l’autunno o per le camminate sotto la pioggia, ma alla fine ne deriva qualcosa di totalmente differente perché la musica, molto spesso, mi sfida e non è sempre possibile far uscire tutta la musica che ho nella testa. A volte è una difficoltà quasi tecnica – far suonare la musica come risuona nella mia mente – così durante la composizione di Obverse ho avuto una sorta di blocco dello scrittore: non ero pienamente soddisfatto del sound che veniva fuori. Nei primi cinque mesi di scrittura andavo nello studio tutte le mattine e la sera capivo che ciò che avevo prodotto suonava in una maniera che non volevo. Ho iniziato a pensare di perdere del tempo, ma poi quando mi sono rilassato l’ispirazione e il flusso sono tornati e ho scritto quattro canzoni in un paio di settimane. Il fatto è che posso suonare tante cose e stabilire tante regole, e questo mi limita e mi aiuta allo stesso tempo, perché mi sforzo di scrivere la miglior musica possibile pensando che, se non sono soddisfatto della mia musica, non lo sarà nemmeno chi la ascolta.

Ascoltando il tuo lavoro ho pensato al come possa essere poi tradotto dal vivo. 

In realtà ho preso una grande decisione, quella di non suonare live questo album. Dato che sono diventato papà un mese fa, ho scelto si non partire in tour. Con Fixion ho portato la mia musica live con la band dopo l’uscita dell’album, ma ciò che sento ora in realtà, è la voglia di stare vicino al mio bambino. E da qui è scaturita la decisione che ho preso nel mezzo della composizione di Obverse. È stato forte per me perché amo suonare live con la band e amo trasformare la musica dell’album sul live stage, ma devo riconoscere che questo mi ha dato una grande libertà in studio, perché in fase di arrangiamento, se volevo, potevo sovrapporre venti chitarre e non sarebbe stato un problema. Questa restrizione – quella di non suonare live Obverse – ha perciò aperto tante possibilità, così, soprattutto nei brani strumentali, ho sperimentato davvero molto, senza la preoccupazione di dover suonare l’album live. Alcuni brani durano fino a nove minuti perché ho sfruttato al massimo le potenzialità dello studio molto più di come faccio normalmente. Di solito mentre scrivo la musica penso parallelamente a come tradurla live e cerco di incorporare elementi e linee strumentali per la band. Ma per quanto riguarda la scrittura di Obverse ho avuto la possibilità di dimenticarmi del live set e mi sono letteralmente sbizzarrito in studio. Una grande sfida per me, anche se un po’ spaventosa almeno all’inizio.

Così non ci sarà un tour per questo nuovo album…

Esatto. Ma questo mi dà la possibilità di muovermi velocemente verso la scrittura del nuovo album – quello che verrà dopo Obverse – e ricomincerò i tour direttamente con questo! Anche se potrebbe risultare una cosa folle per chi conosce il mio modo di lavorare.

E potresti anticiparci qualcosa dal nuovo disco? Quale sarà il suo mood?

Risulterà aperto e vivace rispetto a ciò che ho fatto in precedenza perché sto sperimentando molto anche qui, sia nel sound che nel modo di comporre musica. Le canzoni non avranno la classica struttura che uso di solito con verso, ritornello e bridge. Soprattutto nello strumentale lascerò una struttura ariosa. Quando una canzone comincia con te che sei in un dato luogo e finisce lasciandoti in un posto totalmente diverso, ecco io amo questo viaggio, non solo riguardo a un intero album, ma anche all’interno di ogni canzone. All’inizio l’ho immaginato totalmente strumentale ma sto inserendo delle melodie e delle linee vocali che migliorano i brani. Ma questo è tipicamente mio: mettere tante regole, fare tanti piani e poi scompaginare tutto.

Tornando a Obverse, quali strumenti analogici hai usato nella registrazione?

Chitarre, basso, batteria, sintetizzatori, tanti pedali per le chitarre e registrazioni di nastri vecchi che danno quel suono lo-fi polveroso che amo tanto. Mi piacciono i suoni nostalgici in qualche modo, ma anche futuristici; volevo raggiungere un sound che venisse dal passato ma anche dal futuro, così ho giocato con diversi contrasti nell’album, manipolando i suoni così che il piano non suona come un piano, ma molto piùcome una chitarra, come qualcosa di assolutamente diverso e questa è una cosa che mi piace molto quando processo i suoni: mi piace che tutti gli strumenti abbiano un’aura onirica.

E come lavori invece con la voce? Scrivi tu stesso le linee vocali?

Io scrivo la linea melodica insieme ai vocalist, propongo delle idee, ma i testi li affido ai cantanti perché non vorrei che cantassero qualcosa che non sentono reale. Mi piacciono i testi aperti che suonano un po’ astratti in modo che ognuno possa proiettarvi o vederci proprie immagini. Non amo, invece, i testi tradizionali e narrativi dove un ragazzo e una ragazza si incontrano e viene descritto ciò che accade in seguito. Ma è necessario che i testi vengano scritti da chi canta il brano così che possa venir fuori qualcosa di sentito e vivo.

 

Martina Lolli 

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