24/06/2024
Serpentine Prison è il debutto solista di Matt Berninger già frontman dei National. Il disco è stato pubblicato il 16 ottobre per Concord Records.

Serpentine Prison è il debutto solista di Matt Berninger già frontman dei National. Il disco è stato pubblicato il 16 ottobre per Concord Records.

12:32:12  – 20/10/2020


 

 

Etichetta: Concord Records
Genere: chamber pop, surf rock
Release: 16 ottobre

Appena una settimana dopo aver registrato l’ottavo disco in studio con i suoi  NationalI Am Easy to Find“nel dicembre 2018, Matt Berninger, frontman della band ha iniziato a scrivere materiale per il suo primo LP da solista. Dopo oltre 20 anni con i National, l’esigenza di un disco solista era quasi necessaria. La prima traccia ad essere scritta dalle sessioni di scrittura sarebbe diventata successivamente il titolo dell’uscita principale di Berninger con il suo stesso titolo di “Serpentine Prison”., Analizzando le sue prime dichiarazioni, che hanno anticipato la pubblicazione, Matt ha deciso che era tempo di trasformare la sua esplorazione lirica verso l’interno, verso l’intimo, scavando a fondo nei meandri della sua psiche.  

Matt Berninger, Serpentine Prison e la tavola montessoriana

Serpentine Prison è un corpo di lavoro messo insieme delicatamente che brilla di cruda e disarmante intimità. Il disco è sostenuto da lampi di country, jazz, chamber pop e surf rock. Berninger ha chiamato a sostegno il produttore Booker T. Jones mentre una vasta gamma di musicisti hanno contribuito a creare i tasselli di questo disco. Sia dal punto di vista sonoro che dei testi, “Serpentine Prison” è pieno zeppo di fragilità emotiva. Le chitarre brillano delicatamente, la batteria è spazzolata o picchiettata delicatamente, mentre il più debole pulsare del basso agisce come un battito cardiaco scandito perfettamente.

L’uso di ottoni e archi provoca una propensione quasi cinematografica, ma il loro utilizzo non è per niente invasivo, anzi risulta essere delicato e moderato per tutta la durata dell’album. Lo stesso si può dire per il solitario trillo dell’armonica, utilizzata in un substrato di consistenza e forza che è capace di creare uno stato di forte desiderio di solitudine. A completare il comparto sonoro  c’è la solita inconfondibile, calda, sensuale voce baritonale di Matt Berninger, capace di essere morbida e ruvida, come i due strati di una tavola sensoriale in chiave montessoriana. Per chi non conoscesse questa “tavola”, vi spieghiamo che lo strumento serve ai bambini per avvicinarsi alla vita pratica e alle abilità quotidiane di ogni giorno. 

L’intimo diario  

La ricerca dell’anima, i temi dell’amore perduto e poi ritrovato, lo sconforto dell’umanità, sono gli elementi testuali e spirituali che sorreggono il disco. Berninger appunta, traccia dopo traccia, le sue parole, costruite a comporre il suo intimo diario capace di vivere in un climax ricco e pieno di pathos. I rintocchi brillano delicatamente, spesso impercettibili ma ponderati, costruiti per arricchire ogni brano dimostrando che nessun dettaglio è stato trascurato.

A livello vocale, Berninger è alla sua prova migliore forse di una carriera intera. Non c’è niente che si avvicini alla furia dei più articolati National, ma se volessimo fare un paragone con le prime canzoni della band dei fratelli Dessner, allora si potrebbe paragonare la morbidezza del disco alla meravigliosa e struggente About Today (traccia apparsa all’interno dell’EP Cherry Tree).

Rassicuriamo i fan della prima ora: questo non è un album dei National, e Matt Berninger è al centro in tutti i 41 minuti che compongono questo lavoro. La sua voce risulta sorprendente nella ballad composta in Silver Springs, duettata magnificamente con Gail Ann Dorsey, e, a nostro parere, la miglior traccia del disco. 

Conclusioni 

Un capitolo a parte andrebbe scritto sul lavoro e sull’abilità di Booker T come organista capace di cesellare al disco calore e profondità. Un secondo capitolo andrebbe poi scritto su One More Second, su cui suona come se stesse alleviando i punti di pressione: le note perfettamente sostenute suonano agili e rilassate, prima che aggiunga un pugno di soul con un assolo così granitico da essere ascritto alle migliori prove compositive di una carriera.

Serpentine Prison è un disco perfetto: dall’artwork dell’album fino all’ordine di esecuzione perfettamente ponderato, niente è fuori posto e niente stona. Matt Berninger non voleva scrivere un disco da solista e probabilmente molte canzoni sarebbero finite nel calderone dei “Nazionali”.  Ma menomale che lo ha fatto. Ascoltare questo disco è come avere accesso al diario privato di Berninger dove ti è permesso vedere i suoi pensieri e segreti più intimi, che in fondo sono quelli di un’intera generazione.

G.A

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1 thought on “Matt Berninger – ‘Serpentine Prison’

  1. Recensione meravigliosa , e quasi del tutto condivisibile, per un disco ancor più meraviglioso. Mi permetto di dissentire un filino solo per quanto scritto su One More Second. Forse vi siete tenuti addirittura un po’ bassi. Secondo me, é ancora di più. Questo brano, nel suo genere, è il non plus ultra. Il limite estremo, assolutamente invalicabile. Ciao, ciao.

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