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‘Life After Death’: l’immortalità secondo Notorious B.I.G.

Life After Death è il secondo album di Notorious B.I.G pubblicato da Bad Boy Records nel ’97. Si tratta di un doppio disco postumo, concepito e realizzato secondo i voleri del rapper. 

10:20:57  – 25/03/2021


Life After Death, la perla postuma di Notorious B.I.G:

C’è una bellissima foto di Notorious B.I.G. scattata da Micael Lavine per la promozione di Life After Death che coglie magnificamente l’essenza del disco. In questa immagine Biggie, vestito con cappotto e bombetta, sguardo dritto nell’obbiettivo, si staglia monumentale davanti a una schiera di lapidi del cimitero di Cypress Hill.

Questa foto  sembra provenire da un’altra epoca, è pervasa da un senso di eternità che ritroviamo in tutto il disco. Lavine non immaginava all’epoca che quello scatto e l’intero album avrebbero assunto un’aura sinistra, profetizzando il tragico destino che avrebbe stroncato la vita di Wallace la notte del 9 marzo 1997 in una strada di Los Angeles. L’omicidio, irrisolto, è legato alla morte del suo amico-nemico 2Pac, avvenuta allo stesso modo a Las Vegas pochi mesi prima e ugualmente rimasta senza colpevole.

La morte come musa

Life After Death uscì il 25 marzo 1997 e consacrò definitivamente Biggie come uno degli artisti rap più importanti della sua epoca. Il doppio album, prodotto da Puff Daddy, è il naturale seguito di Ready To Die, il clamoroso disco d’esordio pubblicato nel 1994. I due lavori sono legati insieme da un unico filo conduttore: la morte. Wallace infatti è uno che con la morte ha sempre avuto a che fare. La respirava nell’aria pesante del suo quartiere a Brooklyn e la vedeva portarsi via gli amici.

L’unico modo per fregarla era imparare a conviverci. Così Biggie la trasformò in una musa, la rese parte di quelle rime dapprima improvvisate per strada o nei duelli open mic, e in un secondo momento proiettate nella storia del rap. Mentre Ready To Die racconta l’autobiografica saga di uno spacciatore consumato dalla depressione e vinto dalla morte, in Life After Death assistiamo alla sua resurrezione e alle inevitabili conseguenze che ne derivano. Dopo il successo avuto nel 1994 il rapper smette definitivamente di spacciare focalizzandosi solo sulla musica.

Il risultato è un secondo disco grandioso, nel vero e proprio senso della parola. Biggie ha sempre avuto una straordinaria capacità di creare con le parole immagini vivide, talmente vere da confondersi con la vita reale, ma in questo lavoro il flow e lo stile delle rime raggiungono livelli altissimi.

Una storia da raccontare

Nessuno rappava come lui, Wallace aveva uno stile personalissimo. La sua inconfondibile voce baritonale seguiva con naturalezza i ritmi fluidi dell’R&B e affondava le radici in quelli della batteria bebop, lapalissiani in I Got A Story To Tell. Le storie da raccontare sono molte, hanno a che fare con le fastidiose conseguenze del successo, Mo Money Mo Problems brano costruito sul campionamento di I’m Coming Out di Diana Ross.

Si soffermano sull’infinita faida tra East e West Coast con dissing sparsi in tutto il disco. Inevitabili sono i riferimenti al recente omicidio di Tupac in I Love The Dough, in cui duetta con Jay Z & Angela Whinbush su un ritmo quasi disco funk. Lo spettro della morte però è sempre presente, si aggira silenziosa ma ben percepibile come nelle rime di vendetta di Somebody’s Gotta Die. La lista dei featuring è lunghissima, oltre a Puff Daddy che compare spessissimo, troviamo fra gli altri R Kelly, Ma$e e Lil’ Kim.

Gloria eterna

Durante la lavorazione di Life After Death Notorious non ha mai perso di vista il disegno generale della sua opera. Il disco è così ben congegnato che nessuno dei ventiquattro brani scende mai di livello, catturando l’ascoltatore per non mollarlo più fino alla fine. Il lavoro che ci ha lasciato è lucidissimo e ben focalizzato, definito in ogni dettaglio per raccontare la saga di un uomo che ha vinto la morte. Ma Biggie forse nel suo profondo sapeva che, You’re Nobody (Til Somebody Kills You), e infatti la sua musa l’ha preso con sé consegnandolo alla gloria eterna.

Chiara Luzi

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