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Le migliori uscite discografiche della settimana| 8 ottobre

In questo numero delle uscite discografiche della settimana vi raccontiamo dei nuovi lavori di James Blake, Badbadnotgood, Oh Wonder, Magdalena Bay, Porches, Efterklang e We Are Scientists. 

a cura di Giovanni Aragona e Chiara Luzi

09:58:12  – 08/10/2021



BADBADNOTGOOD – TALK MEMORY
(jazz, funk, electro jazz)

Il quinto disco in studio dei Badbadnotgood si apre con un’incredibile suite di nove minuti, co- prodotta da Floating Points, che ben delinea il paesaggio sonoro di Talk Memory. Improvvisazioni jazz, funk e incursioni elettroniche sono la via scelta dalla band canadese per il loro ritorno in scena dopo cinque anni e senza il tastierista Mattew Tavares. Per questo lavoro strumentale il trio canadese abbandona hip hop e R&B a favore di un ritorno al jazz regalandoci sonorità ruvide e potenti. I brani sono stati composti da improvvisazioni in studio arricchite dai contributi di ospiti come Terrace Martin, Karriem Riggins, Brandee Younger e Arthur Verocai. I ritmi brasiliani di quest’ultimo pervadono quasi tutto il disco, regalando ancora più vitalità a tutto il lavoro d’insieme. Talk Memory è un buonissimo lavoro, ascoltandolo si ha la sensazione di essere seduti in un club di fronte al palco e di questi tempi è davvero una bella cosa.
(C.L)


JAMES BLAKE – FRIENDS THAT BREAK YOUR HEART
(Elettronica, pop, R&B)

L’ultimo disco d’inediti pubblicato da James Blake era stato Assume Forms nel 2019. Questo album non aveva convinto molto, è un lavoro troppo frammentato, sicuramente non il migliore della discografia del musicista inglese, ormai di base a Los Angeles. Il fatto è che al tempo Blake non aveva chiara la direzione da seguire. Oggi, a tre anni di distanza, sembra che le nebbie si siano dipanate e il suo nuovo lavoro, Friends That Break Your Heart ci restituisce un Blake più consapevole. Il disco è ben lontano dalla potenza emotiva e dalla forza sonora dei primi tre lavori, il cui impatto è stato positivamente devastante.

Forse questo è il principale difetto di questo lavoro. La qualità di Friends That Break Your Heart è alta. Blake è un artista fuoriclasse, i brani hanno eleganza e struttura solide, Famous Last Words, Funeral. Ritroviamo moltissime suggestioni che appartengono al suo linguaggio sonoro, If I’m Insecure, I’m So Blessed You’re Mine, e le collaborazioni con SZA, JID & SwaVay, Monica Martin sono ineccepibili. Resta il fatto che questo album, seppur buono, resti piatto. Manca infatti quella ’luccicanza’, quel fattore emozionale capace di rendere ogni brano un piccolo capolavoro emotivo a cui Blake ci aveva abituati.
(C.L)


OH WONDER – 22 BREAK 
(indie-pop)

In attesa del loro ritorno a Milano, gli Oh Wonder pubblicano il loro quarto album in carriera. Il duo inglese con 22 Break‘ fa seguito a ‘No One Else Can Wear Your Crown’ dell’anno scorso, ed è descritto dalla coppia-slash-pop-duo come il loro disco di “rottura”. Siamo sinceri, questo, è il lavoro più inutile della settimana, senza se e senza ma. Undici canzoni al miele, sdolcinate come una colazione a base di pancake, crostate di mirtilli, succhi e frutta di stagione, sinceramente troppo anche per una coppia di freschi innamorati. Un indie pop scontato, una voce troppo delicata e dei leggeri soffi ad una chitarra mai pienamente convinta. Nel mezzo, la band ha ficcato Rollercoaster Baby, un pasticcio di no sense synth pop di disarmante bruttezza.
(G.A) 


PORCHES – ALL DAY GENTLE HOLD! 
(synth-pop)

L’indie-pop ha un grave e latente problema: se crei ciclicamente dischi partoriti in casa con voce eternamente stanca per aggiungere le solite tonalità alte e le mescoli a strambe melodie di sintetizzatore e pattern di drum machine, stanca. Il disco va sicuramente premiato per la genesi e per la passione messa nel raccontare paure e paturnie. All Day Gentle Hold! risulta essere, in breve, un disco molto estenuante, soprattutto per come le idee iniziano a prosciugarsi intorno ai primi brani. Il talento vocale è al solito notevole ma ciò che manca è l’idea di fondo. Un album quasi sufficiente che non brilla da nessuna angolatura, purtroppo.
(G.A)


MAGDALENA BAY – MERCURIAL WORLD 
(dance pop, synth-pop)

Più che un album musicale, questo lavoro firmato Magdalena Bay è una sorta di incubatore digitale: vive all’interno della distesa di 15 pollici dello schermo di un laptop. Il lavoro ripercorre le piste già battute da Madonna 35 anni prima, e nel complesso non è del tutto sgradevole. La loro precedente scorribanda come band prog-rock si avverte nell’onda psichedelica di Mercurial World, e il disco si muove a fasi alterne tra psichedelia, synth pop e pop d’annata. Segnaliamo una canzone, la futurista Halfway, miglior traccia di un disco decisamente troppo lungo (14 canzoni a ritmi danzerecci annoiano). I momenti salienti sono svariati e le idee non mancano, tra il funk sporco di “Secrets (Your Fire)” e il pop-rock di “You Lose!. Un disco da ascoltare al sabato mattina mentre si pulisce casa.
(G.A)


EFTERKLANG – WINDFLOWERS
(chamber pop, art pop)

Molta curiosità attorno al sesto album in carriera dei danesi Efterklang. Windflowers è molto orecchiabile ed è pienamente imperniato sulla scia dei lavori precedenti. Un disco analitico dell’ultimo periodo del gruppo tra suite art pop e canzonette da camera. Ci riserviamo di estrarre un giudizio definitivo su questo lavoro per un semplice motivo: windfolwers è un disco totalmente intelaiato per essere suonato dal vivo, e ciò che seguirà sul palco dovrebbe essere edificante quanto quello che è stato catturato in questo buon lavoro.
(G.A)


WE ARE SCIENTIST – HUFFY
(indie-rock)

Dalla serie: testa bassa, pedalare, suonare e macinare concerti (quando si poteva). Potrebbe essere questo lo slogan ideale per i We Are Scientist, band indie-rock giunta al settimo album in carriera, e spesso troppo sottovalutata dalla critica. Il trio californiano torna in splendida forma consegnando alle stampe un lavoro intellettualmente onesto, valido per produzione e ben suonato. Le canzoni, quelle non mancano e, scegliendo proprio un brano, non possiamo non soffermarci sulla splendida Contact High tra le migliori canzoni realizzate in questa settimana.  Diciamo la verità:  Huffy non è il disco della svolta, e non è neanche così originale,  ma ciò che realizzano i We Are Scientists lo confezionano – al solito – in maniera precisa e senza sbavature. Mezz’ora di sano indie-rock in un periodo di troppi (e spesso bizzarri) esperimenti sonori è quello che serviva. Bene così.
(G.A)


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