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Le migliori uscite discografiche della settimana| 8 luglio 2022

In questo numero delle uscite discografiche della settimana abbiamo ascolto gli ultimi lavori dei Viagra Boys, dei Metric, il ritorno di Caterina Barbieri, Laura Veirs e James Righton. 

a cura di Giovanni Aragona e Chiara Luzi

12:33:30  –  08/07/2022



VIAGRA BOYS – CAVE WORLD 
(garage-punk)

Già dai primi due dischi, i Viagra Boys si sono guadagnati la reputazione di una delle band più eccentriche del post-punk moderno con le loro eccitanti interpretazioni del genere, proponendo un suono più vibrante e meno ingessato in canovacci stilistici rigidi. La riflessione però, a seguito dei primi lavori, raccontava anche di una mancanza di tessuto connettivo tra l’ensemble della musica proposta. 

Questo terzo album, intitolato Cave World, la band riesce a trovare una quadra e un suono d’ insieme perfetto. Il risultato non è solo soddisfacente ma finalmente i Viagra Boys sono riusciti ad espandersi ancora pur mantenendo il loro appeal punk. Una crescita esponenziale per una band talentuosa, coraggiosa e molto propositiva. Bravi. 
(G.A)


METRIC – FORMENTERA
(synth pop, indie rock)

Formentera è l’ottavo album in studio dei canadesi Metric che, dopo quattro anni di assenza, tornano a far risuonare le casse con synth carichissimi. Come suggerisce il titolo, la band ci porta in viaggio a Formentera, isola spagnola soleggiata e festaiola, rifugio di artisti in cerca di ispirazione, pur non avendoci mai messo piede. L’isola viene scelta come immaginifico luogo di fuga, in cui trovare ristoro e rifugio nel mezzo di una tempesta globale.

Questa fuga viene messa in atto a suon di synth che in una perfetta danza fra ritmi vorticosi e melodie malinconiche rendono questo disco ricco di spessore. L’album rappresenta un perfetto sunto di quelle che sono le sonorità tipiche della band ma riesce a coinvolgere perfettamente l’ascoltatore. Ai potenti e cupi ritmi dell’opener Doomscroller, fa da contraltare le sofisticate aperture di I Will Never Settle. I Metric sono in forma, non concedono grossi scossoni alla loro discografia ma sicuramente ci regalano un gustoso album da ascoltare.
(C.L)


LAURA VEIRS – FOUND LIGHT
(songwriting)

È sofisticato ed ammaliante il dodicesimo album di Laura Veirs, il primo dopo la separazione dal marito e produttore Tucker Martine. L’artista di Portland affronta in Found Light non solo il dolore immediato causato dalla separazione, ma anche tutto ciò che viene dopo. È sul percorso intrapreso per trovare una nuova luce che si focalizza questo lavoro, sulla voglia di tornare a brillare nuovamente. La Veirs riesce a confezionare un disco di qualità altissima in cui chitarre lo-fi si fanno interpreti di una vulnerabilità dolcissima, Sword Songs, mentre sonorità elettroniche disegnano brani assolutamente originali, Eucalyptus. Il dolore è spesso un propulsore, è una spinta al cambiamento, per Laura Veirs è stato senza dubbio una fonte creativa eccellente che l’artista ha saputo usare magnificamente.
(C.L)


CATERINA BARBIERI – SPIRIT EXIT
(ambient, elettronica)

Il disco è stato pensato e partorito a Milano mentre la città viveva, a causa di un virus, il suo periodo più triste della storia recente. Spirit Exit è un lavoro tanto bello tanto complesso realizzato da incroci elettronici di elementi ispirati al minimalismo, tra chitarre classiche e e la poesia di Emily Dickinson. Composizioni intense ed estatiche per cuori deboli e palati sensibili pronti ad immaginare paesaggi sonori intensi a tratti metafisici. Otto tracce avvincenti più affilate rispetto ai lavori passati che raccontano i sottili e delicati cambiamenti nel processo di scrittura di una pensatrice sonora più di una semplice musicista. Spirit Exit è un puzzle sonoro pieno di sorprese che lascerà a tratti in apnea.
(G.A)


JAMES RIGHTON – JIM, I’M STILL HERE 
(art-pop, synth-pop)

Tanto impegno per un risultato discreto ma non eccezionale. James Righton ci presenta questo lavoro infarcito da una grande quantità di synth ispirato ai mosti sacri Prince e Bowie. L’impegno c’è anche se il nostro eroe non diventerà mai nessuno dei due nomi citati. Spavaldo, sfrenato, Jim, I’M Still Here potrebbe suonare benissimo in uno degli aperitivi in riva al mare tra frutta e cocktail di stagione, e non sfigurerebbe assolutamente. Il lavoro è frutto di una ricerca sonora che affonda le sue radici nei meravigliosi ’80: il risultato è godibile anche se gli MGMT hanno praticamente realizzato le stesse cose proposte da Righton almeno dieci anni fa.
(G.A)


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