Le migliori uscite discografiche della settimana| 8 aprile 2022

Le migliori uscite discografiche della settimana con l’atteso ritorno di Jack White, Vince Staples, Father John Misty, Orville Peck, il tex-mex dei Calexico, le Wet Leg, Kae Tempest, gli Health e gli Archive. 

a cura di Giovanni Aragona e Chiara Luzi

11:35:03  – 08/04/2022



JACK WHITE – FEAR OF THE DAWN 
(garage rock, singer)

Jack White dimostra di essere uno dei migliori esponenti della scena indie-rock, e Fear of The Dawn ne è la prova tangibile. Questo disco potrebbe essere il lavoro più consistente in tutta la sua carriera solista pur mantenendo inconfondibile il suo storico sound che ha, nella traccia di apertura Taking Me Back e la successiva title track Fear Of The Dawn le tipiche ottave bagnate di fuzz, riverberi cremosi e  assoli striduli del nostro eroe.

Di questi elementi questo lavoro ne è pieno proprio perchè in pochi hanno la capacità di saper ben dosare questi ingredienti. La durata dell’album è anche piuttosto moderata, in funzione allì album gemello che vedrà la luce il prossimo luglio. Tutto sommato, Fear of the Dawn non è disco “facile” e merita di essere ascoltato più volte. Detto questo, è uno dei migliori lavori di questa ricca settimana di pubblicazioni.
(G.A)


FATHER JOHN MISTY – CHLOË AND THE NEXT 20TH CENTURY 
(indie-folk, baroque-pop)

A quattro anni dall’uscita dell’ultimo album, torna Father John Misty con un disco radicato nella nostalgia. Più che un album musicale, questa opera è una lectio magistralis sull’amore: da quello perduto, a quello appeso a un filo, a quello desiderato, sedotto e abbandonato. Non che sia un male, per carità, ma oltre all’amore c’è anche dell’altro nella vita. Musicalmente è un lavoro pressoché privo di sbavature, così perfetto da rassomigliare ad una colonna sonora di un film di Frank Capra. Questa quinto lavoro dell’artista risulterà probabilmente uno dei dischi più eleganti e ambiziosi dell’anno. Una domanda sorge spontanea: quanta vita potrà avere questo disco?
(G.A)


CALEXICO – EL MIRADOR 
(alt-country, tex-mex) 

Il decimo album dei Calexico offre un’altra visione estremamente efficace della dimensione dei Calexico. La band è diventata una sorta di sinonimo di coerenza, affidabilità ed eccellenza musicale a 360 gradi, e ciascuno dei loro album ha da sempre avuto un’identità immediatamente riconoscibile che ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nella scena alternative. Non sorprende quindi che il loro decimo album, continui su questa tendenza. I fan della primissima ora rimarranno piacevolmente colpiti da questo ritorno in pista totalmente ben centrato e calibrato sotto ogni punto di vista.
(G.A)


ORVILLE PECK – BRONCO 
(alt-country)

A tre anni dal debutto, Orville Peck ha ormai occupato – saldamente – un buon posto nella scena rock e country alternativa, diventando in pochi anni il Roy Orbison del 21° secolo. Il nuovo album continua a consolidare Peck come il nuovo volto (mascherato) dei fuorilegge del country, tanto figlio di Orbison, ma tanto, tantissimo vicino a Johnny Cash.  Con questo secondo album audace, sfacciato e anarchico, Peck diventa il cowboy romantico promiscuo e maledetto che tanto piace al panorama alternativo odierno. Anche se un po’ sdolcinato in alcuni punti e musicalmente deludente in altri, Bronco è nel complesso un altro buon lavoro. Promosso.
(G.A)


ARCHIVE – CALL TO ARMS & ANGELS 
(trip hop, art rock)

Giunge, con piacere, il dodicesimo lavoro degli Archive,  un doppio album di 17 tracce (triplo vinile LP) registrato presso i RAK Studios di Londra. Prodotto dal collaboratore di lunga data Jérome Devoise, è il primo album in studio della band da The False Foundation del 2016. L’ennesima ottima prova di una band che ha sempre preferito il lavoro ai riflettori da palcoscenico. Call to  Arms & Angels è un ottimo sogno cyber-trip hop, deliziosamente suonato da questi ormai veterani del sud di Londra. Un gioiello su tutte le canzoni è We Are The Same, autentico esempio di come dovrebbe essere costruita una canzone pop non commerciale.
(G.A)


HEALTH – DISCO 4 PART II 
(industrial, electro rock)

Da quando si sono formati nel 2005, la carriera di quasi 20 anni degli HEALTH è stata caratterizzata da un costante mutamento del loro sound. Dal rumore frastagliato e fai-da-te dei loro primi lavori all’industrial-dance-punk che è seguito, sono una band che si è sempre sentita come se fossero arrivate da un futuro goth-rave. La loro è un’evoluzione aiutata dalla tendenza a pubblicare album remix accanto agli originali, portando sempre il loro suono in direzioni ancora più surreali. Anche questa nuova scorribanda piacerà moltissimo ai fan e agli amanti dell’oscuro. Il disco ha tanto il sapore di un futuro distopico e suona come se fosse tratto da una profetica colonna sonora di fantascienza degli anni ’80.
(G.A)


VINCE STAPLES – RAMONA PARK BROKE MY HEART
(hip hop)

Ritornare alle origini per poter andare avanti. Questo è il succo concettuale e sonoro del quinto album in studio di Vince Staples. In Ramona Park Broke My Heart il rapper ventottenne ci porta nel suo quartiere, Ramona Park, alla ricerca delle sue radici. Da qui inizia una lunga riflessione sulla vita, sul concetto di perdita e amore.

A livello sonoro il disco abbraccia completamente il mood della gloriosa west coast, c’è tutta la morbidezza dei bassi e dei riverberi, When Sparks Fly, che rimandano alle atmosfere rilassate e soleggiate della golden age, Magic With Mustard. Temporalmente il disco è stato composto assieme al lavoro omonimo uscito lo scorso anno, per questo, come suggerisce Staples stesso, Ramona Park Broke My Heart acquista maggiore significato se ascoltato subito dopo Vince Staples. Nel disco troviamo la presenza di Lil Baby, Ty Dolla $ign, Mustard. È un lavoro da cui è semplice lasciarsi coinvolgere, capace di trasportarci mentalmente nella soleggiata West Coast.
(C.L)


WET LEG – WET LEG
(indie rock)

L’atteso, omonimo, debutto delle Wet Leg è finalmente qui e dopo un primissimo ascolto possiamo affermare di essere di fronte ad un disco interessante. Il duo dell’Isola di Wight è comparso improvvisamente lo scorso giugno rilasciando Chaise Longue, primo estratto dell’album, che già tracciava una linea ben definita della personalità ironica di Rhian Teasdale e Hester Chambers. L’album, composto esattamente un anno fa, è un’esplosione sonora, che fa del divertimento il fil rouge capace di connettere tutti e dodici i brani.

A livello lirico le Wet Leg passano in rassegna tematiche legate alla loro generazione: la rabbia, le ansie e l’alienazione vengono trattate senza mai perdere il ‘sense of humor’. A livello sonoro sono le chitarre a dettare la via: cupe, energetiche, Too Late Now, ma pronte ad aprirsi euforicamente per sorreggere la sciocca leggerezza che scorre in Wet Leg. Teasdale e Chambers sono genuine ed è questa loro schiettezza che le farà apprezzare al pubblico. Noi continueremo a tenere d’occhio la loro carriera appena iniziata.
(C.L)


KAE TEMPEST – THE LINE IS A CURVE
(poet, rap, spoken poetry)

Accettare le molteplici sfaccettature del possibile è la via che Kae Tempest decide di percorrere nel suo quarto lavoro in studio, The Line Is a Curve. In questo album Tempest raggiunge nuove vette poetiche che ne consacrano in maniera definitiva il talento lirico. L’artista si libera definitivamente delle sovrastrutture, questo permette alle parole di fluire libere e condurre l’ascoltatore verso nuovi orizzonti che sulla carta sembrano irraggiungibili. Ecco quindi che con il potere delle rime le linee possono trasformarsi in curve; le parole hanno la capacità di liberare, per questo sono il centro focale di tutto il disco.

Le melodie sono essenziali ma potenti e suggestive, No Prizes, hanno il compito di creare una base solida che permetta ai versi di svilupparsi. Tempest si avvale di collaborazioni importanti, Lianne La Havas, ãssia, Brian Chatten dei Fountains DC, ed è proprio il duetto con Chatten ad creare uno dei brani più essenziali ed intensi, I Saw Light. Tempest ha realizzato l’ennesimo gioiello da ascoltare attentamente e con testi sotto mano.
(C.L)


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