18/07/2024
Ricca settimana di uscite discografiche: abbiamo ascoltato gli ottimi lavori dei Parcels, Snail Mail, e la riedizione targata Radiohead. A seguire prestate attenzione a Emma Ruth Rundle, l'Ep degli Horrors, al synth pop dei Nation Of Language, ai Brutalligators e l'indie pop targato Hana Vu.

Ricca settimana di uscite discografiche: abbiamo ascoltato gli ottimi lavori dei Parcels, Snail Mail, e la riedizione targata Radiohead. A seguire prestate attenzione a Emma Ruth Rundle, l’Ep degli Horrors, al synth pop dei Nation Of Language, ai Brutalligators, l’indie pop targato Hana Vu e l’EP di Serpentwithfeet.

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Giulia Ferraro e Chiara Luzi 



RADIOHEAD – KID A MNESIA
(alternative, elettronica, sperimentale)

L’invisibile passaggio temporale fra i due millenni, avvenuto soltanto vent’anni fa, è stato per chi l’ha vissuto, un momento potente, segnato da attesa e sgomento per ciò che sarebbe arrivato. I Radiohead si fecero interpreti di questo incalzante clima emotivo, pubblicando a cavallo fra il 2000 e il 2001 due lavori che sarebbero poi diventati il visionario suono del nuovo millennio, Kid A ed Amnesiac. Vent’anni dopo il mondo è profondamente cambiato, ma sgomento e attesa pervadono ancora questo tempo in cui trovano nuovamente un posto questi due dischi, stavolta rilasciati finalmente insieme.

KID A MNESIA è un triplice album composto da Kid A, Amnesiac ed un terzo disco in cui la band ha raccolto B sides, demo, versioni alternative dei brani realizzati in quel periodo. Il lavoro è estremamente interessante, non solo perché finalmente permette di ascoltare questi due dischi cugini insieme, ma anche perché apre un’enorme finestra sul processo creativo della band. I Radiohead hanno spesso condiviso materiale di questo tipo, e anche questa volta hanno saputo selezionare brani suggestivi. L’opener è la versione alternativa di Like Spinning Plates, addolcita negli spigoli da un pianoforte capace di donarle nuova vitalità.

Struggente, perfetta interprete del senso di desolazione epocale, è How to Disappear into Strings dove la voce di Yorke è sostituita da una magistrale orchestra d’archi capace di entrare sotto la pelle dell’ascoltatore. Gli ottimi inediti, fra cui If You Say The Word e Follow Me Around, usciti come singoli, reintroducono le chitarre e una costruzione strutturale più canonica che era stata quasi completamente abbandonata nella genesi di Kid A e Amnesiac.

Non poteva mancare una delle mille versioni di True Love Waits, il brano più travagliato e forse amato dalla band, questa volta mixata con Pulk/Pull Revolving Doors, il risultato è già più simile alla versione finale che compare in A Moon Shaped Pool. Ascoltare questi lavori oggi non è assolutamente un tuffo nel passato, sono ancora la colonna sonora di questo presente.
(C.L)


PARCELS – DAY/NIGHT
(electro – pop)

Dopo tre anni dall’ultima pubblicazione, i Parcels sono tornati con Day/Night, un album di 19 tracce che si divide in due sezioni (9 brani dedicati al giorno e 10 alla notte). L’album affronta tematiche in contrapposizione: identità e anonimia, famiglia ed indipendenza, nostalgia e futuro. Spaziando tra una moltitudine di suoni che vanno dal funk al jazz, fino a sonorità più classiche, la band australiana ha mostrato il suo grande talento confermando la sua posizione nel panorama musicale. 

A giocare un ruolo importante sono gli strumenti: ogni brano infatti sembra voglia esaltarne uno. Da sottolineare anche le armonizzazioni impeccabili, loro segno distintivo, che appaiono quasi sempre verso il finale dei brani. L’ascolto di Day/Night può essere considerato un viaggio musicale di circa un’ora e \mezza ed era proprio quello di cui avevamo bisogno per iniziare il mese di novembre al meglio.
(G.F)


SNAIL MAIL – VALENTINE 
(songwriting)

L’attesissimo ritorno di Lindsey Jordan rispetta pienamente l’hype e si rivela un lavoro di alta qualità e capace di coinvolgere fortemente l’ascoltatore. L’artista di Baltimora amplia notevolmente il proprio ventaglio stilistico e sonoro, proponendo molte più idee rispetto al passato in fase di arrangiamento, e allo stesso tempo mantiene inalterata la forza espressiva che l’aveva portata all’attenzione di moltissimi appassionati. Stiamo davvero assistendo a un percorso di maturazione importante per un nome il cui impatto è già forte ed è destinato a lasciare un segno duraturo.
(S.B)


BRUTALLIGATORS – THIS HOUSE IS TOO BIG, THIS HOUSE IS TOO SMALL 
(emo rock)

Attivissimo da anni nella nicchia più autentica dell’indie londinese, il quartetto capitanato da Luke Murphy arriva finalmente al primo album, consegnando agli ascoltatori un lavoro dal chiaro sapore emo ma che ha tutto per catturare chiunque sia appassionato di cose come le chitarre ruggenti, le melodie limpide, il cantato aggressivo ed espressivo, le canzoni che danno la botta immediata e che fanno venir voglia di essere ascoltate all’infinito. C’è anche una buona varietà in questi 10 brani per 33 minuti e, in definitiva, è il caso di dire, senza doversi addentrare troppo nel tecnico, che questo disco spacca.
(S.B)


SERPENTWITHFEET – DEACON’S GROOVE (EP)
(art pop)

Serpentwithfeet torna in scena oggi con l’EP DEACON’S Groove. Questo lavoro composto da cinque brani è una costola di DEACON, l’ultimo lavoro in studio di Josiah Wise uscito pochi mesi fa. L’Ep contiene due brani presenti nell’album madre Hyacinth, arricchita qui da sontuosi archi, e Amir, due inediti, Shoot Ya Shot e Down Nuh River e un remix, Fellowship. L’atmosfera dei brani ricalca quello del disco principale, è solare e calda, ricca di sonorità intense che Serpentwithfeet cuce solidamente con la voce. Un buon EP  che approfondisce il viaggio sonoro intrapreso da questo  poliedrico artista.
(C.L)


THE HORRORS – AGAINST THE BLADE 
(Post-Punk, Shoegaze, Industrial Rock)

Nuovo EP targato Horrors ennesima dinamite sonora. Against the Blade vede il quintetto spingersi ancora oltre il muro del rumore. Migliore traccia in assoluto la funesta e intensa opener, piena di synth, pop gotico e un ritornello molto intrigante. Il lavoro si chiude con un turbine di emozioni direttamente da uno squattrinato squat anni ’90 berlinese: una cavalcata verso gli inferi lisergici di rumori e allucinogeni. Un grande EP, un grande trip.

(G.A)


EMMA RUTH RUNDLE – ENGINE OF HELL 
(indie-folk, Singer-Songwriter)

Un cambio di registro sonoro rispetto al passato per Emma Ruth Rundle. Un album che ha tanto il sapore di un lungo diario intimo composto da poesie folk. Una Rundle che prende in prestito le lezioni dei maestri del passato (Nick Drake su tutti) creando un’esperienza sonora temporalmente attuale. Engine oh Hell è sicuramente un album complesso costruito da una sottile linea che tra l’isolamento e la distanza. Un lavoro garbato e al contempo delicato, in cui ad emergere è la voce brillante della Rundle. Engine of Hell è un viaggio intimo, capace di offrire un significato nuovo e più profondo ad ogni passo compiuto.
(G.A)


NATION OF LANGUAGE – A WAY FORWARD 
(synth pop)

Lo diciamo senza indugi: questo nuovo lavoro dei Nation Of Language è un gran bel disco. Anche se dal punto di vista sonoro l’album fa eco al loro debutto, c’è qualcosa di più concreto in questa nuova scorribanda. La band ha ormai totalmente preso il controllo delle proprie azioni e, complice una produzione pressoché perfetta,  A Way Forward è un lavoro che mette un buonissimo umore (e di questi tempi ne abbiamo bisogno). Un lavoro pieno di esplosioni sonore e intricatissime trame di basso e batteria.  I Nation Of Language hanno definitivamente spiccato il volo, non ci resta che ammirarli dal vivo.
(G.A)


HANA VU – PUBLIC STORAGE
(indie pop)

A soli 21 anni Hana Vu ha già spiazzato, positivamente, gran fetta di critica. L’artista di sede a Los Angeles ha fatto già importanti tournée a supporto di Soccer Mommy, Wet e Kilo Kish, ed in pochi pensavano ad un suo così repentino successo. Francamente non inventa nulla, e ciclicamente ci capita di ascoltare almeno cinque artisti diversi al mese molto simili, ma il suo pop/rock da camera fai da te è cazzuto: si va da ritmi synth ballabili a delicati arrangiamenti folk strumentali, dove spesso analizza i temi dell’esistenzialismo, del fallimento e della paura di invecchiare. Carattere e personalità da vendere per questa giovane veterana. Public Storage è un Public Storage non è solo pop cupo, ma è un disco ben curato e coraggioso. Bravissima.
(G.A)


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