14/06/2024
In questa settimana di uscite discografiche della settimana abbiamo ascoltato gli album di The Lemon Twigs, SBTRKT, SQÜRL, LA Priest, Tom Meighan dei Kasabian e il disco collaborativo di Brian Eno e Fred Again. Due ottime italiani da segnalare: Andrea Poggio e Milo Scaglioni. 

In questa settimana di uscite discografiche della settimana abbiamo ascoltato gli album di The Lemon Twigs, SBTRKT, SQÜRL, LA Priest, Tom Meighan dei Kasabian e il disco collaborativo di Brian Eno e Fred Again. Due ottime italiani da segnalare: Andrea Poggio e Milo Scaglioni. 

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Chiara Luzi e Cristina Previte

12:37:03  – 05/05/2023



SQÜRL – SILVER HAZE 
(experimental rock)

Il progetto Sqürl nasce dalle personali allucinazioni del regista Jim Jarmusch e dal produttore cinematografico e musicista Carter Logan. Il progetto vede la sua genesi nel 2009 in occasione del film The Limits of Control del 2009.  Silver Haze raddoppia su questo lato del loro lavoro, accogliendo una pletora di ospiti in metà delle tracce, tra cui le apparizioni della cantautrice britannica Anika, del chitarrista sperimentale Marc Ribot e di Charlotte Gainsbourg. Oscurità, esperimenti sonori e decostruzione per i vostri week meditativi.
(Giovanni Aragona)


THE LEMON TWIGS – EVERYTHING HARMONY 
(baroque pop, pop rock)

Diciamo la verità, il vintage è ormai di moda e anche in chiave musicale, in tanti hanno voglia di riassaporare i classici. Aggiungiamo anche che, sono pochissime le band capaci di essere in grado di eguagliare l’atmosfera degli anni ’60 e ’70. I  The Lemon Twigs hanno fatto della loro missione per far rivivere i vecchi tempi con un suono eclettico e gustoso. Un disco intrigante senza particolari fronzoli.
(Giovanni Aragona)


SBTRKT – THE RAT ROAD 
(Future Garage, UK Bass, Dubstep)

A sei anni dal suo ultimo disco, torna il progetto (non più misterioso) SBTRKT. The Rat Road è un intricato e giocoso quaderno di schizzi musicali capace, al contempo, di confezionare un lavoro pieno di logicità e ben lavorato.  L’opera suona come un classico nastro beat, anche se con una produzione raffinata e dal suono prestigioso. Se a ciò sommate la Londra notturna e un profondo tasso di emotività, il gioco è fatto. Molti ospiti giunti al capezzale dell’artista in questi 52 gradevolissimi minuti.
(Giovanni Aragona)


LA PRIEST – FASE LUNA
(alternative, funk, psych pop)

Il terzo album solista di Sam Eastgate, aka LA Priest, è letteralmente nato da un imprevisto: mentre si stava dirigendo in Belize il musicista inglese è stato bloccato per diverso tempo a Puerto Morelos. La soluzione più ovvia per Eastgate è stata quella di non combattere il destino avverso ma, al contrario, si è lasciato trasportare dalle atmosfere di questo luogo incantato. Fase Luna è un album singolare che sin dal primo ascolto colpisce per le suggestioni ipnotiche create ad arte.

L’acqua è senza dubbio l’elemento che ha maggiormente ispirato l’LP, ogni brano svanisce nel successivo creando un senso di fluidità e circolarità che rimanda al movimento perpetuo delle onde. Il senso continuo di questo flusso è dato dalle sonorità psych-funk tipiche di LA Priest; chitarre morbide e riverberate sono la struttura dei brani animati dal falsetto di Eastgate.  Le sonorità calde che percorrono il disco sono costruite dalle sinuose linee di basso che prendono il posto dei synth, Misty, usati col contagocce solo quando è strettamente necessario. Proprio per questo motivo Fase Luna risulta più immediato e sincero rispetto ai precedenti lavori. LA Priest ha creato un universo ultraterreno, raffinato e notturno, Ocean, cartina di tornasole della mente eclettica di un artista sempre più in ascesa.
(Chiara Luzi)


ANDREA POGGIO – IL FUTURO 
(indie-pop)

Seconda uscita a proprio nome per l’ex leader dei Green Like July, a ben sei anni dal debutto. Il fatto che sia passato tutto questo tempo non è assolutamente un fattore, nel senso che i due album sono piuttosto simili e certamente si basano sugli stessi concetti. In pratica, ancora una volta, il musicista pavese propone un proprio personalissimo modo di unire tradizione e modernità, facendo interagire tra loro da un lato un timbro vocale ai limiti dell’austero e testi dal linguaggio retrò, dall’altro melodie e sonorità certamente di stampo più attuale, con un’impronta psichedelica che si mescola con una certa freschezza pop.

La breve durata (25 minuti) è, in realtà, un’idea vincente, perché, alla lunga, l’impostazione piuttosto quadrata degli scheletri delle canzoni rischierebbe di far perdere l’attenzione all’ascoltatore, e invece così l’interesse rimane vivo, anche e soprattutto perché la varietà negli arrangiamenti e nel ritmo non manca e c’è, quindi, sempre qualcosa che merita attenzione.

Certo, a voler essere critici si potrebbe dire che, in sei anni, ci sarebbe voluta un po’ di evoluzione, però è, invece, il caso di considerare che, in tutto questo tempo, nessuno ha mai fatto niente di simile e si può riascoltare una proposta così solo ora che è tornato colui che l’ha pensata. Non è poco, e poi, al di là di tutto, le canzoni sono proprio belle.
(Stefano Bartolotta)


TOM MEIGHAN – THE RECKONING
(pop-rock)

Non dimenticherò mai quando, al T In The Park 2004, mi imbattei, come prima band del festival, a mezzogiorno e mezza circa, negli sconosciuti Kasabian, da Leicester, e mi folgorarono come poche altre volte mi successe nella mia vita. Ho volutamente usato il passato remoto, perché, ormai, il passato glorioso della band è, appunto, sempre più remoto, e da quando Pizzorno & co. hanno deciso di escludere il loro frontman per vicende extramusicali che non ci sembra giusto trattare in quest’occasione, la qualità è sempre più un lontano ricordo. Vale anche per questa prima prova solista di Meighan, il cui ascolto può essere giustificabile solo se si è innamorati della sua voce, certamente molto carismatica e qui, ovviamente, in bella mostra.

Purtroppo, però, le canzoni sono decisamente inconsistenti, magari non si può dire che siano brutte nel senso letterale del termine, perché la bruttezza dà comunque una sensazione di repulsione, o comunque smuove un qualche stato d’animo, mentre qui ci si muove sui binari del puro anonimato, e visto che ormai si parla tanto dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in musica, non ci sarebbe da stupirsi se, quantomeno dal punto di vista della scrittura e della produzione musicale, fossimo di fronte a uno di questi esempi.

Questo disco, semplicemente, rappresenta il vuoto cosmico, se non fosse, appunto, per la voce, e mettere queste canzoni in sottofondo, mentre si fa altro, può avere un senso proprio perché un timbro vocale così non lo si incontra certo tutti i giorni. Ci vorrebbero un autore e un produttore con le palle, perché Tom sa ancora cantare ed è un peccato sprecare una voce così.
(Stefano Bartolotta)


FRED AGAIN- BRIAN ENO – SECRET LIFE
(ambient) 

Fred Again ha pubblicato, un album ambient nato da una collaborazione intima con Brian Eno, un titano della musica moderna che gli ha fatto da mentore per anni. Secret Life è un lavoro brillante su un letto sonoro malinconico. Una delle traccia migliore, è “Follow” di 99 secondi, in cui chiacchiere campionate molto distanti evocano amici dall’altra parte di un ampio fiume – o un ricordo sbiadito di loro.

Ci sono alcuni momenti semplicemente adorabili. Chest ha una melodia che ricorda la sequenza di accordi sotto una power ballad degli anni ’80; Cmon si muove con la bellezza di un mormorio, tagliato dolcemente – e di nuovo molto Fred…-ishly – in un ritmo degno di un club. Nonostante alcuni arrangiamenti fantasiosi, queste canzoni arrancano su uno stretto solco emotivo.
(Cristina Previte)


MILO SCAGLIONI – INVINCIBLE SUMMER
(psych rock, songwriting

Il songwriter Milo Scaglioni ritorna dopo sei anni con il suo secondo lavoro “Invincible Summer“, anticipato dal singolo “Locked in a circle“, pubblicato a dicembre. L’album è per metà registrato dal vivo e include tra i musicisti Roberto Dragonetti al basso, Antonio Leta alla batteria e percussioni Valerio Mina al basso su “It’s not over”.

“Invincible Summer“ la title track è emozionante e coinvolgente, aprendo le porte a un album vario di generi e con brani che differiscono l’uno dall’altro. Il titolo è ispirato da una citazione di Albert Camus. Il sound sognante ricorda un pò i Tame Impala soprattutto in “From Paris to Amsterdam“. Ma si sente la contaminazione anche della psichedelia e del prog con Nick Drake e King Crimson. Un album intimo e sincero, un viaggio nel mondo dello smarrimento dei sentimenti di un’animo tormentato, però con una nota positiva: “out of the circle/ made your escape/make it better every day”.
(Cristina Previte)


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