27/05/2024
uscite discografiche
Le migliori uscite discografiche della settimana con in cima alle nostre preferenze LA Priest, Muzz, Run the Jewels, Rolling Blackouts ...

Il “periodo oscuro” sembra essere ormai un ricordo e un paese intero finalmente torna a (ri) vivere. Tanti i dubbi. Da una parte la paura generata dal rischio di ammalarsi o di poter esser elemento di contagio, e dall’altra la paura di non ritrovare fuori il mondo che conoscevamo prima e cullarsi nella lentezza e nel benessere della propria sfera privata. Ora interessa solo ripartire. Ecco la nostra consueta selezione di uscite discografiche della settimana pronta per accompagnarvi in questa ripartenza. In questo numero vi parliamo dell’esordio dei Muzz (guidati dal frontman degli Interpol, Paul Banks) dei Run The Jewels, di Sonic Boom (Spaceman 3), dei Rolling Blackouts Coastal FeverLA Priest. A seguire vi suggeriamo l’ascolto del punk rock dei No Age, delle iberiche Hinds, del norvegese Sondre Lerche, dell’hip hop di Flatbush Zombies, l’EP realizzato dal duo The Alien Cormorant & Cecilia Miradoli e infine l’electro pop dei Cat Paradox. 

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Patrizia Cantelmo, Chiara Luzi e Vincenzo Papeo


09:44:00  – 05/06/2020


 MUZZ – MUZZ
(art rock, post-punk)

Esordio per la band formata da Paul Banks (Interpol), Josh Kaufman (Yellowbirds) e Matt Barrick. I tre musicisti, amici di lunghissima data, hanno dato alla luce l’atteso esordio discografico dopo una lavorazione di cinque anni. Questo lavoro omonimo è il passo di allontanamento più pronunciato, per Banks, dai capitoli scritti con gli Interpol. Muzz è un disco molto malinconico, sicuramente toccante in diversi spunti. Il genio di Josh Kaufman suona una miriade di strumenti: le sue composizioni hanno la forza di mesmerizzare l’amico Banks, che sembra intonare senza alcuno sforzo e direttamente dall’inconscio le proprie liriche. Matt Berrick, tutte le volte in cui ne ha l’occasione (Knuckleduster ne è un esempio), dimostra di essere uno dei batteristi più sottovalutati di questo secolo. È un inno all’eterna giovinezza apparente questo disco, concepito per mostrare soprattutto le contraddizioni di chi invecchia senza darlo a vedere. I molti generi coinvolti vedono spiccare l’art rock e il folk, ma chi sa bene dei tre scoverà un po’ di ciò che riguarda le loro precedenti carriere post-punk. Ad ogni modo, il progetto non è affatto semplice da etichettare: questo è innanzitutto un enorme risultato per chi, come Banks, è sempre stato associato a un genere o uno stile con troppa banalità.
(V.P)


SONIC BOOM – ALL THINGS BEING EQUAL
(space-rock, elettronica)

Peter Kember, già co-fondatore degli Spacemen 3 rianima il moniker Sonic Boom dopo 31 anni. Il buon Peter non sembra per niente arrugginito e anzi, in 1 ora e 30 minuti, molti sono gli spunti interessanti. In una intervista Kember sosteneva che il disco era stato fortemente influenzato dalle collaborazioni che lo avevano  tenuto impegnato in questi anni. Il musicista aveva menzionato Panda Bear, Beach House, MGMT e No Joy. Il disco è un concentrato di quei riferimenti ma il risultato finale è poco più che sufficiente.
(G.A)


ROLLING BLACKOUTS COASTAL FEVER – SIDEWAYS TO NEW ITALY
(indie-rock/jangle-pop)

La formula è la stessa dell’esordio: chitarre scintillanti, jangle-pop dalle melodie irresistibili e qualche concessione a quel soft-punk che ogni tanto ingrana una marcia in più per sfrecciare velocissimo. Qui il tiro rallenta decisamente, proprio come si fa quando si torna a casa: intento dichiarato dagli stessi RBCF con il riferimento al piccolo paesino australiano, quel “New Italy” contenuto nel titolo. Un secondo capitolo più riflessivo e dai toni quasi nostalgici ma ancora molto ispirato, da gustare con calma per coglierne la sua essenza, come quella di una foto virata seppia.
(P.C)


NO AGE – GOONS BE GONE
(noise-rock, punk rock)

I No Age ritornano con un nuovo album a due anni dal loro ultimo lavoro in studio e onestamente ancora attendiamo il “disco ad effetto”. Nel complesso questo Goons Be Gone non suona affatto male ma non vi è nulla di così interessante. Tutto è già stato ampiamente suonato in passato e sinceramente ci si aspettava qualcosa di diverso. Se non avete particolari pretese questo disco potrebbe anche soddisfare la vostra voglia di punk rock.
(G.A)


THE ALIEN CORMORANT & CECILIA MIRADOLI
(dream pop, trip hop)

La nostrana Cecilia Miradoli (Pinhdar) unisce le forze con lo scozzese The Alien Cormorant per questo lavoro composto e registrato durante il recente periodo di quarantena. Esce fuori un EP godibile e molto introspettivo tra sonorità sognanti e la solita calda voce della Miradoli. Tutti i proventi saranno devoluti in beneficenza alla Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e alla Dundee Foodbank.
(G.A)


HINDS – THE PRETTIEST CURSE
(indie-pop)

Terzo album del quartetto tutto al femminile da Madrid che a inizio carriera aveva goduto di un grande hype che le aveva portate a suonare tantissimo in giro per il mondo, nonostante fossero state costrette a cambiare nome per questioni legali (si chiamavano Deers e i Dears hanno minacciato di far loro causa perché il nome poteva creare confusione…). Era il 2016 e di acqua ne è passata sotto i ponti, e la band ora non è così in vista, ma fa piacere trovare le ragazze in una veste musicale diversa, ma piuttosto in forma. Il rock n roll ruvido degli esordi è un lontano ricordo, e ora le Hinds sono una indie-pop band con tutti i crismi, e risultano morbide e rotonde in ogni possibile aspetto, dal suono, alle melodie, al cantato. Il risultato suona bene, anche grazie alla buona varietà e a riuscite escursioni nel mondo musicale della madrepatria. Un cambio di pelle ben riuscito.
(S.B)


LA PRIEST – GENE
(electro-funk)

Una delle anime dei Late Of The Pier si costruisce da solo una drum machine analogica dopo aver svolto una ricerca sulle alternative alla struttura e al rigore delle drum machine standard, mette i suoi schemi ritmici al centro delle canzoni e produce il tutto con l’aiuto di Erol Alkan. Certamente le premesse per un lavoro interessante ci sono tutte, ma almeno il primo ascolto lascia più indecisione nel giudizio che altro. Da un lato, siamo senza dubbio di fronte a un qualcosa di diverso dal solito e, quindi, di estremamente personale e riconoscibile, in cui si cerca di valorizzare il più possibile l’interazione tra le melodie e i suddetti schemi ritmici, spogliando il più possibile il suono e facendo sì che anche il timbro vocale si comporti come se cercasse di non disturbare, dall’altro, però, rimane poco a livello di impatto e di emotività, e rimane il dubbio che si tratti soprattutto di un esercizio di stile. Certamente la voglia di riascoltarlo per inquadrarlo meglio c’è, e già questo è un aspetto positivo.
(S.B)


SONDRE LERCHE – PATIENCE
(art pop)

Probabilmente, molti lettori associano ancora Sondre Lerche al frizzante indie-pop degli esordi, soprattutto al secondo disco “Two Way Monologue” e alla sua title track. Ma stiamo parlando del 2004, e da allora sono stati pubblicati altri sei album, compreso questo. Sondre è cresciuto come artista e come persona, si è trasferito negli Stati Uniti (prima a Brooklyn, ora a Los Angeles), si è sposato e ha divorziato, e musicalmente ha cercato nuove strade, rendendo il proprio stile più cantautorale e lavorando anche a colonne sonore. Per questo disco, dichiara di averci lavorato per sette anni e di averci messo tutto ciò che è essenziale per lui, ed effettivamente, si percepiscono sia la grande cura di tutti i dettagli, che l’intensità emotiva. Si nota un riferimento piuttosto evidente, ovvero Rufus Wainwright e, a voler essere cinici, si potrebbe dire che tanto vale ascoltarsi l’originale, viste le moltissime somiglianze tra questo disco e il repertorio del canadese. Però, sempre belle canzoni sono, e non solo dal punto di vista estetico, ma anche per la capacità di toccare i sentimenti di chi ascolta, quindi perché privarsene solo per l’evidenza del riferimento? Il consiglio, quindi, è di premere play e lasciarsi trasportare.
(S.B)

RUN THE JEWELS – RTJ4
(hip-hop)

“You so numb you watch the cops choke out a man like me/Until my voice goes from a shriek to whisper—‘I can’t breathe’/And you sit there in the house on couch and watch it on TV”. Questo verso di Walking in the snow, uno dei brani di RTJ4, parla di Eric Garner ma descrive perfettamente la drammatica attuale storia di George Floyd. È quindi comprensibile l’urgenza che ha portato EL-P e Killer Mike ad anticipare, seppure di due giorni, l’uscita del loro quarto disco. L’album è, come descritto dal duo, grezzo ed i brani sono delle gemme in cui l’alchimia fra i due è perfetta e incantatrice. Il tutto è arricchito ulteriormente da ospiti eccellenti, fra cui Josh Homme, Mavis Staples, Pharrell Williams e Zack De La Rocha. La potenza sonora e lirica dei brani aderisce perfettamente agli incandescenti fatti che stanno squassando in questi giorni la società Americana. RTJ4 è indubbiamente la colonna sonora di cui la rivolta aveva bisogno.
(C.L)


FLATBUSH ZOMBIES – NOW MORE THAN EVER (EP)
(hip hop)

A distanza di due anni dal loro ultimo disco, Vacation in Hell, il trio Newyorkese torna con un Ep di 6 pezzi anticipato dal singolo I’Am Legend. È un piacere ascoltare questi brani coinvolgenti modellati da un rap fluido in cui è possibile ritrovare anche sonorità psychedeliche. Dirty elevator music e Blessing spiccano per solidità ed eleganza. Il brano di chiusura vede la partecipazione di Sophie Faith ed è un omaggio alla memoria di Mac Miller.
(C.L)


CAT PARADOX – CAT PARADOX
(electro pop)

Esordio per i milanesi Cat Paradox, band composta dall’ex Bluvertigo Livio Magnini, dal polistrumenista Michele Monestiroli e da Elio Marchesini. L’album è stato anticipato da un singolo, un’accattivante cover di The Robots dei Kraftwerk. In un processo di de-umanizzazione inarrestabile, la band si fa portavoce di una cavalcata sonora ironica e malinconica a colpi di drum-machines,  sintetizzatori modulari e vocoder d’annata. Ottimo esordio, ma del resto parliamo di tre musicisti da conservatorio. Segnaliamo la sintetica Beauty and The Bit, già inserita nella nostra personale colonna sonora della ri-nascita.
(G.A)


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