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Le migliori uscite discografiche della settimana – 25 ottobre –

 

È la pubblicazione più attesa della settimana quella delle Desert Sessions, orfane di tanti storici componenti del passato. Il risultato è gradevole (forse a tratti troppo). Riusciranno i Cigarettes After Sex  dopo lo splendido disco eponimo, a mantenere le attese del loro nuovo disco? Ritorna in pista anche Micheal Gira e le sperimentazioni sonore firmate Swans, così come due pezzi di storia: Nel Young e Ringo Starr. Un ritorno – nostalgico e per i fan – è quello degli Stereophonics. Infine prestate ascolto ai Sunn O))), all’ottimo ritorno in pista del “bristolese” Fink (veramente interessante anche questo suo nuovo lavoro) e all’accattivante cold wave dei Black Marble.

(a cura di Giovanni Aragona, Gaia Carnevale, Davide Catalano e Vincenzo Papeo)

 

DESERT SESSIONS VOL. 11-12
(stoner rock)

Sedici anni dopo l’ultima, gloriosa, desertica reunion, riecco (con un nuovo cast) il collettivo più folle che ci sia. Homme torna a burattinare personaggi musicali, che poco hanno in comune tra loro, per raggiungere un’intesa bizzarra in questi due volumi. La psichedelia cruda e i ritmi desert rock non si fanno di certo pregare, così come la consueta ironia che solitamente accompagna i progetti del musicista californiano. Tra i tanti nuovi volti, a questo giro, da segnalare quelli di Les Claypol, JB Gibbons, Mike Kerr e dell’amico Jake Shears. Quasi nessuna vecchia gloria stoner all’appello, stavolta.

 

SWANS – LEAVING MEANING
(experimental-rock)

La band capitanata da Michael Gira pubblica un album doppio per Young God e Mute. Un lavoro sfaccettato e poliedrico che combina l’intimità di delicati arrangiamenti orchestrali a una cupa eredità post-punk industriale. Da ascoltare con pazienza: molti brani superano i dieci minuti.

 

CIGARETTES AFTER SEX – CRY
(Dream pop)

I Cigarettes After Sex ritornano dopo lo splendido disco eponimo, che li ha visti all’interno dell’occhio del ciclone nei panni di una delle nuove band più discusse del panorama alt-rock. Si ripete pedissequamente la ricetta androgina di ambient+slowcore+shoegaze, ma a tratti ci troviamo alle prese con un romanticismo più convenzionale del predente capitolo. Squadra che vince non si cambia, ma ne siamo proprio sicuri?

 

NEIL YOUNG AND CRAZY HORSE – COLORADO
(rock)

Il leggendario cantautore canadese, supportato dai suoi Crazy Horse, è ormai arrivato alla bellezza di trentanove album in studio. Colorado è la consueta proposta di folk e country rock, che combina la polemica verso l’ipocrisia ideologica statunitense al dolore per la recente perdita della ex moglie Pegi.

 

RINGO STARR – WHAT’S MY NAME
(rock)

Ringo Starr non ha nulla da chiedere al futuro e con What’s My Name abbiamo una celebrazione del passato in pieno stile Ringo. Motivo di interesse principale è Grow Old With Me, brano di Lennon, che vede al basso e ai cori Paul McCartney e la nuova cover di Money che il batterista fece con i Beatles nel 1963. Il rischio di cedere a commemorazioni fin troppo cupe e stucchevoli viene evitato grazie alla leggerezza dei brani che ci portano a fidarci dell’onestà dell’operazione

 

STEREOPHONICS – KIND
(brit rock)

Dopo Scream Above the Sounds del 2017 , tornano gli Stereophonics con Kind, il loro undicesimo disco che fin dai primi ascolti si prefigura a diventare uno dei classici della band Gallese. Un album che farà felici i fan del gruppo ma non ha l’ambizione di spingersi un po’ più in là per conquistarne di nuovi. Uscita insieme alla versione standard, l’edizione deluxe comprende sei brani del disco in versione demo.

 

SUNN O))) – PYROCLASTS
(experimental)

Distorsioni fiume, esperimenti sonori cerebrali (talvolta esagerati e privi di idea) e una conferma: i Sunn O))) ci danno l’impressione di suonare la stessa traccia da quasi 20 anni. Il duo di Seattle ha grande stima anche nel nostro paese e sicuramente questo lavoro piacerà agli affezionati del genere e della band. 

 

BLACK MARBLE – BIGGER THAN LIFE
(Cold wave)

Veri portabandiera del movimento cold wave, questi ragazzi, a colpi di sintetizzatori, e dotati di un’anima gotica e post punk piacciono sempre di più. Un lavoro di 40 minuti dove, se pur a non vincere è l’originalità della proposta (molte canzoni sembrano omaggi alla cold Wave francese degli anni ’80) a soddisfare è la qualità di undici validissime canzoni. 

 

FINK – BLOOM INNOCENT
(singer-songwriter)

Nono album in studio per questo artista che, per chi scrive, è tra i migliori talenti di questa generazione. Il suo songwriter risulta ancora fresco e asciutto e il risultato complessivo è più che positivo. Si va, senza continuità di sosta, dall’oscuro alla luce, sotto il tetto di un “groove” al solito accattivante e ben musicato. 

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