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Le migliori uscite discografiche della settimana| 24 settembre

In questo ultimo numero di settembre delle uscite discografiche, vi segnaliamo l’ultimo album di Sufjan Stevens in collaborazione con Angelo De Augustine, Poppy, Andy Shauf, i Public Service Broadcasting, l’indie-pop firmato The Ophelias, Brigid Mae Power. A sorpresa sono tornati i Giardini di Mirò e per gli appassionati hip-hop ecco Solem Brigham. 

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Patrizia Cantelmo e Chiara Luzi

12:09:42  – 24/09/2021



SUFJAN STEVENS AND ANGELO DE AUGUSTINE – A BEGINNER’S MIND
(indie folk, indie pop)

Metti insieme Sufjan Stevens e Angelo De Augustine e vedrai cosa esce. Musica sussurrante, ricca di cuore, pathos e immagini eteree. De Augustine ha pubblicato tre album, e Stevens ha un ricco catalogo che include di tutto, dal indie-folk, al lo-fi, agli esperimenti elettronici. In ogni canzone, Stevens e De Augustine fanno molta attenzione a non pestarsi vicendevolmente i piedi ed ognuno apprezza l’incantesimo dell’altro. Il materiale complessivo è di ottima fattura e la coppia Stevens – De Augustine è perfettamente intrecciata nel loro cantico d’amore, sì, perchè di un disco d’amore si tratta.  L’album tiene con il fiato sospeso e il pathos è veramente tanto. Negli ultimi respiri della traccia finale dell’album “Lacrimae”, Stevens e De Augustine si uniscono per chiedersi tranquillamente: “…perché questa vita deve essere così crudele e oscurata nell’oscurità?” La sintesi del tutto in un album confezionato molto bene che risulterà gradevole ai palati fini.
(G.A)


THE OPHELIAS – CROCUS
(Indie Folk)

Delicatissimo e surreale come il ricamo che troneggia in copertina, Crocus è il nuovo tassello nella discografia del quartetto originario di Cincinnati. Il disco possiede una forza molto particolare, ma il fatto che sia stato registrato in una ex loggia massonica a Daytona aggiunge un’ulteriore patina di fascino oscuro all’impianto narrativo. The Ophelias hanno costruito un lavoro corale ma allo stesso tempo intimo e privato, in cui sono presenti riferimenti che vanno dalla Bibbia, Biblical Names, a The Twilight Zone. I violini sono la chiave di volta di melodie dolcissime e struggenti, sorreggono un impianto sonoro arricchito da synth e corni. Crocusracconta di amore, sofferenza e rinascita, attraverso brani che camminano sul confine sottile che divide sogno e realtà. Con questo lavoro The Ophelias compiono un solido balzo in alto, portando avanti un percorso interessante e concreto.
(C.L)


SOLEMN BRIGHAM – SOUTH SINNER STREET
(hip hop)

Ascoltando South Sinner Street vi ritroverete di sicuro a canticchiare improvvisamente Lui e Lei di Piero Umiliani. Campionata per Vantablack, è solo una delle molte chicche contenute nel nuovo lavoro di Solemn Bringham per la sempre grandiosa Mello Music Group. South Sinner Street racconta storie nascoste nei resti di ciò che in un tempo passato era grandioso, ma di cui ora è percepibile solo una flebile memoria. Ed eccolo il passato, campionato alla perfezione in Dirty Whip e arricchito dalle rime di Bringham. La produzione del disco è in mano a numerosi pezzi da novanta fra cui compare L’Orange, ovvero la preziosa metà artistica di Bringham con cui forma i Marlowe, presenti in The Lore. Il disco è vibrante, ricco di ottimi brani, Future Brutha, diverse sonorità unite perfettamente da un’ottima produzione. Buon viaggio fra meravigliosi resti abbandonati a tutti noi.
(C.L)


ANDY SHAUF – WILDS
(pop, songwriting)

Dopo due dischi strettamente legati a storie ben precise, Andy Shauf torna con una raccolta di canzoni che erano state scritte parallelamente a quelle dell’ultimo “The Neon Skyline”, ma che sono slegate da una storia ben precisa e che, al massimo, traggono ispirazione da una donna chiamata Judy, che infatti dà il titolo alla canzone iniziale. La registrazione è avvenuta direttamente su nastro e si sente parecchio, così l’ascolto è interessante soprattutto perché ci consente di apprezzare lo stile di Shauf in una veste musicale che punta su essenzialità e calore. Il talento di questo autore è sempre emerso molto bene anche nei dischi precedenti, però qui si notano ancora di più il tocco, l’espressività e la naturalezza, e queste canzoni potranno essere la colonna sonora perfetta di serate autunnali o invernali trascorse in casa col brutto tempo fuori ma il conforto delle mura domestiche che ci coccola.
(S.B)

POPPY – FLUX 
(electro rock, post-punk, indie pop)

Sono trascorsi 4 anni dall’esordio di Poppy, interessante artista nata dalla cultura digitale e dotata di spiccato talento verso le canzoni pop luminose. Dopo aver spoilerato una manciata di singoli nei mesi scorsi l’artista è tornata con Flux, nuovo album, maturo e ben suonato. Un bel concentrato di grinta e idee questo disco, tra un ritorno agli anni ’80 e al grunge vecchia scuola tra viaggi spaziali e rimandi a Billy Corgan.  Questo lavoro si colloca all’interno e intorno all’ampia categoria rock e dei suoi derivati, ma ciò che realmente fa è incapsulare il desiderio di Poppy di evolversi attraverso i generi del passato. Camaleontica, a tratti sfacciata, delicata, scorbutica e irriverente, questa artista impressiona positivamente in questo lavoro. Nove brani in mezz’ora di idee e personalità, non avrà inventato nulla di nuovo eh, ma il tutto scorre in maniera piacevole.
(C.L)

PUBLIC SERVICE BROADCASTING – BRIGHT MAGIC
(indietronica, krautrock, progressive rock)

Berlino canta: potrebbe essere questo il manifesto sonoro di questo quarto album in studio dei Public Service Broadcasting. Un disco asimmetrico inghiottito dal vortice kraut progressive e sorretto da tessiture sonore elettroniche e molto da cinema fantascientifico alla Jeodorswki. Un buon disco sorretto da due grandi pezzi su tutte e 11 le tracce: la teutonica “People, Let’s Dance” e la malinconia di “Gib mir das Licht”.  Bright Music ha una grande varietà di suoni, emozioni, colori e tempi da offrire. Un lavoro “da viaggio” che si potrà comprender bene solo quando torneremo alla normalità del tutto: quando ci immoleremo in un volo per Berlino magari.
(G.A)


GIARDINI DI MIRÓ – DEL TUTTO ILLUSORIO 
(elettronica, post-rock)

Sono tornati i Giardini di Mirò con “Del tutto illusorio” una suite di 19 minuti di esperimenti elettronici ed esplosioni sonore. La suite è stata realizzata durante un periodo molto lungo in cui i membri della band non si sono quasi mai ritrovati in studio tutti insieme, costretti a lavorare a distanza. IGenesi complessa visto che, al momento della scrittura alla versione definitiva, il materiale ha subito diverse modifiche che hanno quasi scandito e accompagnato gli eventi che via via si sono succeduti in questo anno e mezzo pandemico. Un percorso intenso ed a tratti ipnotico – da assaporare dall’inizio alla fine, vi lascerà a tratti senza fiato e vi accompagnerà lentamente al momento apogeo: una sorta di caduta negli inferi tra arpeggi di chitarra e piatti metallici. Una suite colma di elementi melodici ben strutturati per un lavoro intenso, capace di accompagnare l’ascoltatore all’interno della galleria della copertina del disco.
(G.A)


BRIGID MAE POWER – BURNING YOUR LIGHT
(alt-folk)

Si tratta solo di un Ep di cover, eppure non smetteremmo mai di ascoltarlo, tanto la voce sublime della cantautrice irlandese riesce a rapirci, come aveva fatto per il suo precedente “Head Above The Water”. In questo caso Brigid Mae Power si confronta con grandi classici americani e irlandesi, spaziando fra folk soul e alt-country fino ai traditional. Se fra tutte le tracce quella in cui la sentiamo più a suo agio è Ain’t It Rain di Jason Molina (Songs: Ohia) è altrettanto stupefacente sentirla cantare Dylan, Aretha e Townes Van Zandt senza temere il confronto, ma anzi imprimendo ai brani il suo marchio di fabbrica – quella voce cristallina piena di colori, estensioni e saliscendi che la rende un’interprete unica nel panorama attuale.
(P.C)


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