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Le migliori uscite discografiche della settimana – 22 novembre –

Siamo agli sgoccioli di questo prolifico 2019. A partire da oggi, rassegniamoci e iniziamo a pensare ai dischi migliori di questa stagione poiché le uscite tenderanno ad assottigliarsi sempre più. Una settimana che ci ha visto impegnati nell’ascolto del (finalmente) ottimo ritorno dei Coldplay, nello struggente album postumo del maestro Leonard Cohen, e nell’ennesimo incidente di percorso vissuto da Beck. Segnaliamo un Billy Corgan (onestamente senza grandi spunti interessanti), l’hip hop targato Action Bronson, l’elettronica di Omar Souleyman, cosi come quella in salsa art pop di Jaakko Eino Kalevi. Infine, prestate attenzione all’indie folk di Maija Sofia, all’indie casereccio delle Girl Ray e all’ottimo rifacimento del primo album dei Subsonica, infarcito da tanti ospiti della nostrana scena musicale attuale. La nostra scommessa della settimana? L’electro pop dei tedeschi Coma, autentico gioiellino. 

(a cura di  Giovanni Aragona, Patrizia Cantelmo, Davide Catalano, Chiara Luzi e Vincenzo Papeo)

 

LEONARD COHEN – THANKS FOR THE DANCE
(spoken word, soft rock)

Struggente, sofferto e magistralmente concepito. Lo scetticismo circa questa opera postuma viene decostruito dopo pochissimi secondi. Nove canzone inedite infarcite dalle collaborazioni di Damien Rice, Leslie Feist, Richard Reed Parry degli Arcade Fire, Bryce Dessner dei National, Dustin O’Halloran, Beck, Javier Mas e Jennifer Warnes. Non opera nostalgia, ma un classico di Cohen da custodire con cura. 

 

COLDPLAY – EVERYDAY LIFE
(pop rock)

Sono passati 4 anni da A Head Full of Dreams, ma ascoltando Everyday Life sembrano molti di più. Lontano dai recenti inni da stadio, i Coldplay ci portano un doppio disco intimo, spirituale e per certi aspetti politico. Un lavoro finalmente maturo e ispirato e sarà interessante osservare la reazione dei fan di vecchia data, se rimarranno interdetti o se seguiranno Chris Martin e soci in questo nuovo, interessante, percorso.

 

BILLY CORGAN – COTILLION
(art rock)

Il ritorno di Bill… Ehm… William Patrick Corgan riprende le cose migliori sentite in Ogilala, e amplia il lotto di brani in Cotillion. La già sperimentata svolta minimal raccoglie frutti meno acerbi del precedente capitolo, facendoci quasi dimenticare dell’indegno ritorno con gli Smashing Pumpkins. Cotillions è il diario di viaggio di un artista che ha tolto di mezzo gli orpelli sonori, e che tenta onestamente di regalare emozioni autentiche.

 

BECK – HYPERSPACE
(art pop)

Beck decide di spingere ancora oltre la fase ultra-pop che in Colors (2017) aveva già visto un importante capitolo. Con Hyperspace si lancia nei territori scivolosi del mainstream di qualità, con l’apporto decisivo di Pharrell Williams. L’appiglio col passato nel blues electro e sghembo deraglia su binari soul-pop in cui la sua identità finisce per risultare troppo annacquata. Il viaggio “back to the future” evocato nella copertina sarà di sola andata? Ci auguriamo sia solo esplorazione, verso – magari – nuovi e più convincenti approdi.

 

COMA – VOYAGE VOYAGE
(electro pop)

Come abbiamo fatto a sopravvivere prima di oggi senza conoscere l’esistenza di questa band? Sono tedeschi, di Colonia, e hanno stoffa da vendere. Sintetizzatori vivaci,  synth pop delizioso e trame sonore accattivanti e mai banali. 48 minuti finali godibili e ben concepiti. Disco perfetto per viaggi a lunga percorrenza, a marce alternate, con brevi soste notturne in deserti Autogrill. 

 

ACTION BRONSON – LAMB OVER RICE
(hip hop)

Torna sulle scene il rapper / cuoco di New York che insieme al suo compare The Alchemist sforna (è proprio il termine giusto in questo caso) il terzo Ep in carriera. Lamb over Rice è un ottimo lavoro dal sound avvolgente, ricco di richiami che arrivano dritti dagli anni ’70 legati dall’alchimia fra i due artisti. È uno dei lavori migliori di Bronson da un po’ di tempo a questa parte.

 

JAKKO EINO KALEVI –  DISSOLUTION
(elettronica, psych pop, art pop)

Chi scrive, reputa questo giovanotto finlandese un talento incredibile. Jaakko Eino Kalevi è il miglior figlio del “Bowie elettronico” in circolazione e ha talento da vendere. Quest’ultimo lavoro è un EP pur contendendo ben 7 canzoni spalmate in mezz’ora. Siamo di parte, e vi diciamo senza fronzoli, che è un lavoro che spacca. Vi piace Gary Numan? beh, vi sembrerà di averlo in cuffia. 

 

OMAR SOULEYMAN – SHLON
(elettronica/Techno – Dabke)

Il quarto album di questo singolare artista è un messaggio di amore per il mondo. Prodotto dalla Mad Decent di Diplo, il disco di Souleyman nasce dall’intreccio di sonorità techno e della musica araba badge e baladi. Vi assicuriamo che ascoltandolo vi troverete inconsapevolmente a muovervi a ritmo, sia che siate seduti in macchina o al lavoro.

 

SUBSONICA – MICROCHIP TEMPORALE
(pop rock, electro rock)

La prova del tempo affidata all’indie attuale per la celebrazione di Microchip Emozionale poteva essere molto rischiosa. Il risultato è, invece, abbastanza misurato, dove a prevalere è la rilettura operata dalla band stessa e in cui si amalgamano i featuring altrui, in equilibrio fra passato e presente. A questo, si affiancano arricchimenti di testi dei nuovi autori fino a vere e proprie cover, in cui prende il sopravvento la personalità dell’ospite. In questo senso, spicca Cosmo che è bravissimo nel far sua una bandiera della band come Disco Labirinto. A sorpresa, un’operazione riuscita.

 

MAIJA SOFIA – BATH TIME 
(indie folk)

Il rito del bagno in alcune culture ha una vera e propria valenza spirituale, Maija Sofia è riuscita a coglierla e a trasformarla in un disco delicato e intenso. L’album, pubblicato da Trapped Animal Record, racconta di storie di donne mal raccontate o bypassate dalla storia. Maija Sofia usa la sua splendida voce e i suoni dilatati e li regala loro per potersi raccontare nuovamente.

GIRL RAY – GIRL
(Indie pop/ Lo fi)

Dopo l’esordio con Earl Grey del 2017, tornano le Girl Ray e lo fanno spiazzando tutti con un disco R&B. Un pop seducente, estivo, dove al posto delle chitarre troviamo i synth a disegnare le ambientazioni sonore. Superato lo stupore iniziale, possiamo tranquillamente dire che si tratta di un lavoro positivo, anche se non ancora del tutto maturo.

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