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Le migliori uscite discografiche della settimana – 20 marzo –

14:56:37  – 20/03/2020

Andiamo avanti con forza e coraggio. La diffusione planetaria del coronavirus, repentina e violenta, non ci ha dato il tempo di difenderci e le nostre abitudini, la nostra vita, è cambiata. Come spesso accade, per qualsiasi tipo di fenomeno che tende a racchiudere una massiccia universalità di persone, tutti siamo immersi nel mondo della rete e dei social media.

La rete è il luogo dove tutti ci sentiamo meno soli, e dove tutti riusciamo a condividere le nostre passioni. Il nostro appello è sempre lo stesso, rimanete a casa perchè quello che stiamo combattendo è un nemico invisibile di cui non conosciamo praticamente nulla. Non serve, oggi, creare divisioni, non serve sbeffeggiare decreti. La nostra salute è più importante di una corsa al parco e la nostra vita vale più del fatturato. Guardate un film, leggete un libro o ascoltate musica.

Proprio quei dischi di cui vi raccontiamo puntualmente ogni venerdì. In questa settimana vi suggeriamo in primis The Weeknd, l’ennesima scorribanda solista di Morrissey e il “viaggio” condotto dai fratelli Brian e Roger Eno. A seguire Lapsley, l’ambient di Ian William Craig, Baxter Dury e Rustin Man (progetto dell’ex Talk Talk Paul Webb). Abbiamo anche scelto per voi un  disco che vi catapulterà nel mondo brasiliano e che prende il nome di Ricardo Richaid.

Il nostro paese è in ginocchio ma i nostri artisti, con forza, urlano la propria arte. C’è da ascoltare una ricca e interessante compilation elettronica. Il lavoro, è realizzato dai migliori talenti italiani nella scena tra cui Indian Wells, Clap! Clap!, Khalab e Machweo. Una proposta collettiva volta ad aiutare, mediante una raccolta, la lotta contro l’espansione del COVID-19. L’intero ricavato sarà devoluto all’istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani. Infine, il ritorno di un musicista che a noi piace tantissimo, Colombre

a cura di Giovanni Aragona, Stefano Bartolotta, Patrizia Cantelmo, Chiara Luzi e Vincenzo Papeo


THE WEEKND –  AFTER HOUR
(alternative R&B)

Quarto album in studio per l’autore canadese. La copertina del disco non può che rimandare palesemente al suo cameo nello splendido film dei fratelli Safdie, Uncut Gems. Primo album senza collaborazioni: all’alba dei trent’anni, troviamo un artista ormai maturo, che prova ad approfondire con la propria arte i cambiamenti derivati da una rottura sentimentale. I segmenti più riusciti del disco sono proprio quelli più fragili e “oscuri” del lavoro, come la opener Alone Again, Escape Fron LA, o le tonalità cupe, dominate da un gran flow, del singolo Heartless.
(V.P)


MORRISEY – I’M NOT A DOG ON A CHAIN
(pop)

Definito dal produttore Joe Chiccarelli “l’album più audace e avventuroso” di Morrisey, questo nuovo episodio sorprenderà i fan di vecchia data, abituati a continui e innocui doppi carpiati nel passato. Con questo album Morrisey apre volontariamente al mondo mainstream, in un tentativo di ringiovanimento che non toglie molto all’ironia cruda e spietata del suo songwriting. Molte le sorprese: dal pop solido e incalzante di molti spunti (Jim Jim Fall, Knockabout World), a collaborazioni inaspettate (il duetto con Thelma Houston nel singolo Bobby, Don’t You Think they Know?.
(V.P)


BAXTER DURY – THE NIGHT CHANCERS
(alternative pop)

La notte è il momento in cui si intrecciano le storie più interessanti ma bisogna essere ottimi osservatori per catturarle e raccontarle. Baxter Dury ha un occhio acuto, capace di fermare questi attimi che poi narra in maniera sopraffina nel suo sesto album in studio, The Night Chancers. Impacchettate in un sound scuro e sensuale, segnato da suoni elettronici e dalla voce profonda di Dury, queste storie costruiscono un disco interessante e di estrema eleganza. Da ascoltare a notte fonda.
(C.L)


LÅPSLEY – THROUGH WATER
(art pop)

Il vellutato elettro pop di Låpsley è un gradevole ascolto in cui tuffarsi. L’acqua governa questo secondo disco della giovanissima artista inglese che sa bene come muoversi in questo elemento. Le delicate sonorità vengono modellate dai synth ed aprono la porta al mondo interiore di Låpsley la quale conferma il talento dimostrato al suo debutto.
(C.L)


RUSTIN MAN – CLOCKDUST
(ethereal pop)

Un silenzio di 17 anni da quel progetto assieme a Beth Gibbons e poi un paio dischi nel giro di due anni: a spiegarlo, la circostanza per cui questo Clockdust altro non è che un gemello libero del precedente, aprezzatissimo, Drift Code. Fra evidenti echi canterburiani (impossibile non pensare a Rober Wyatt) il bassista dell’Essex riparte dai silenzi dilatati degli ultimi Talk Talk per tratteggiare un’altra opera in cui a prevalere sono le composizioni ad ampio respiro, le melodie sono solo accennate, pochissimi gli innesti di chitarra. A tenere insieme il tutto, la particolare voce di Paul Webb, reinventatosi in questa nuova veste di interprete sulla falsariga dell’ultimo Bowie. Lavoro musicalmente molto sofisticato; a rendere maggiormente la bellezza di queste elegie pop evocative è proprio laddove il cantato viene oscurato per dar luce alle composizioni, come nello strumentale Rubicon Song.
(P.C)


BRIAN ENO AND ROGER ENO – MIXING COLOURS
(ambient)

Più che ascoltato questo album va guardato attraverso il caleidoscopico gioco di colori, suoni minimalisti e trame che si tramutano in una sorta di stato di fortissimo senso di beatitudine interna. Un disco che racconta la dura antitesi dei tempi duri e accelerati di oggi, in diciotto trame sonore delicate, soffici e di rara bellezza. La colonna sonora di un meraviglioso sogno e di un risveglio, magari da questo incubo chiamato Covid-19.
(G.A)


COLOMBRE – CORALLO 
(indie pop, art pop)

Blatte ha tracciato una via, e questo secondo disco di Giovanni Imparato a nome Colombre è decisamente più simile al singolo sopra citato che non al disco di debutto. Del resto, ci aveva già fatto vedere con i Chewingum quanto gli venisse spontaneo passare dall’indie-pop a una proposta più complessa in termini di armonie e arrangiamenti. Otto canzoni pulitissime e scorrevoli ma dense e molto dinamiche in suoni e parte ritmica e il timbro vocale si adatta a questo cambiamento sonoro. È un lavoro dal fascino suadente, capace di sedurre l’ascoltatore e solleticarne i sensi, con un’attitudine neo soul non visibilissima ma capace di pervadere le continue mutazioni del disco, e il cui charme è particolarmente irresistibile quando si mescola a un’impostazione da cantautorato classico, autentica novità per Imparato ma già in grado di fare la differenza in senso positivo.
(S.B)


RICARDO RICHAID – TRAVESSEIRO FELIZ
(psych-tropicalism)

Il brasiliano Ricardo Richaid, già tecnico e produttore per la RCA studio di Rio de Janeiro, arriva ora al debutto come autore per la londinese Far Out Recordings, in cui a tenere banco c’è un particolarissimo e moderno tropicalismo macchiato di bossanova. Ma non ci sono solo gli echi della sua terra in questo interessantissimo disco. Lui lo definisce “tropicalismo industriale” : un mix di suoni in cui Veloso incontra la psichedelia, il jazz, il rock sperimentale e perfino l’afro-beat. A completare il quadro, testi che parlano di droghe e oscurità, a denuncia di un contesto politico economico e sociale che soffoca ancora il suo Brasile.
(P.C)


DISTANCE WILL NOT DIVIDE US (COMPILATION)
(elettronica)

Un lavoro realizzato in 24 ore dai migliori talenti italiani della scena elettronica tra cui Indian Wells, Clap! Clap!, Khalab, Lorenzo NITW e Machweo. Una proposta collettiva volta ad aiutare, mediante una raccolta, la lotta contro l’espansione del COVID-19. A questo link potete acquistare questo interessante lavoro infarcito da 14 tracce di notevole impatto. Si va senza sosta dall’ambient all’IDM, passando per meravigliose sentieri downtempo. Complimenti a questo gruppo di musicisti.
(G.A)

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